- Il governo snellisce le operazioni per la manodopera straniera. Tra i settori bisognosi edilizia, agricolo-alimentare e turismo.
- Lampedusa potrebbe ospitare 350 persone, ce ne sono 1.500: nelle ultime ore è stata presa d’assalto. Registrati decine di casi di scabbia.
Lo speciale contiene due articoli.
L’Italia sta diventando il Paese delle contraddizioni. Da una parte si discute sulla questione del salario minimo, che la Ue costringerà ad applicare anche nel nostro Paese, e dall’altra si continua a incentivare l’arrivo (anche) di extracomunitari, che hanno stipendi molto più bassi, per cercare di colmare il gap di manodopera presente in diverse imprese, soprattutto nei settori dell’agricoltura e dell’accoglienza turistica.
Mercoledì sera il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo pacchetto di misure volte alla semplificazione delle procedure d’ingresso dei lavoratori stranieri allo scopo «di favorire, anche in relazione agli investimenti e agli obiettivi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’immissione di manodopera nei settori produttivi che hanno espresso maggiore fabbisogno», si legge nella comunicazione pubblicata dal governo.
Il tutto mentre in Ue non si muove una foglia sul lato immigrazione o, meglio, come precisa la segretaria europea per gli Affari interni, YIva Johansson: tutti gli Stati membri sono d’accordo per introdurre una solidarietà obbligatoria ma non si è deciso cosa «debba includere questa solidarietà obbligatoria». In pratica, mentre in Ue sono campioni di parole, l’Italia si porta avanti aprendo le porte a sempre più stranieri, anche con l’ultimo decreto flussi, per cercare di aiutare le imprese con carenza di manodopera.
Tra i settori in cui mancano lavoratori ci sono il mondo edilizio (per i cantieri da Superbonus) quello alimentare, l’assistenza alla persona, il lavoro domestico, meccanico e metalmeccanico. Carenze anche tra le imprese che impiegano lavoratori stagionali: il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, aveva sottolineato come per questa stagione mancano almeno «350.000 lavoratori». Tutto questo, ovviamente, ha delle ripercussioni sulle strutture, che sono costrette a chiudere, a ridurre i servizi offerti o a non riuscire a far fronte a tutte le richieste dei clienti. Una carenza di manodopera che era nota già da tempo ma che, con la pandemia prima e la crisi adesso, ha mostrato tutta la sua forza rendendo sempre più difficile la ripresa economica e l’attuazione del Pnrr.
C’è un aspetto tecnico aggiuntivo: per sveltire i permessi temporanei per lavoro, il cdm ha stabilito che il visto d’ingresso debba essere rilasciato entro 20 giorni dalla presentazione della domanda. Ottenuto il «nulla osta», lo Sportello unico per l’immigrazione dovrà convocare il datore di lavoro e lo straniero per la sottoscrizione del contratto di soggiorno. Questi due dettagli dovrebbero permettere di saltare il percorso a ostacoli che finora impantanava il sistema (problemi tecnici permettendo, visto che, come svelato dalla Verità, la piattaforma del Viminale è rimasta bloccata per qualche mese, impedendo di caricare i dati). Nel 2022 sono stati 220.000 gli imprenditori che hanno fatto richiesta per procedere all’assunzione di nuovo personale, a cui si aggiungono le pratiche inevase degli anni precedenti, e solo in pochi, come denunciano le associazioni degli agricoltori, degli imprenditori del turismo e delle piccole e medie imprese, a oggi, hanno ricevuto risposta. A fronte di 207.000 domande di emersione presentate dalle imprese, sono stati solo 105.000 i permessi di soggiorno rilasciati dal 2020. In media, a livello nazionale, solo la metà delle pratiche è stata portata a termine, con percentuali di lavorazione inferiori al 20% se si tiene in considerazione la media delle principali città metropolitane.
«Le procedure previste dal Decreto flussi rappresentano un vero e proprio labirinto burocratico, sia per il lavoratore che per il datore di lavoro. La tortuosità e la lentezza del meccanismo, infatti, non sono in grado di offrire una risposta concreta al grave problema della carenza di manodopera», ha commentato Roberto Capobianco, presidente di Conflavoro Pmi. Che la carenza di lavoratori, specialmente in alcuni settori, sia un problema è innegabile. Che la soluzione sia, invece, di dar vita a norme scollegate dal contesto economico e sociale del Paese è un’altra cosa. Non ci si può, infatti, dimenticare come la settimana scorsa abbia tenuto banco il tema del salario minimo. In Unione europea si è raggiunto un accordo definitivo sul tema, e la direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro due anni. Un tema molto dibattuto che divide l’attuale maggioranza e che risulta essere particolarmente delicato anche per la struttura economica italiana: pochi Stati all’interno dell’Ue hanno, infatti, le stesse differenze economiche e sociali che esistono nel nostro Paese.
Introdurre un salario minimo senza considerare queste variabili regionali, e i problemi di mancanza di manodopera in alcuni settori del Belpaese, provocherebbe più distorsioni che soluzioni, proprio come è accaduto con i correttivi per reclutare i lavoratori stagionali e con le indicazioni sul salario minimo. Il risultato finale è stato un contesto normativo più complicato e meno incisivo nella realtà.
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