Steve Bannon, ex consigliere per la Sicurezza nazionale di Donald Trump, lavora per preparare il prossimo capitolo dell'avventura del tycoon. Con 42 milioni di visualizzazioni il suo talk politico è tra i più influenti d'America.
Che fine ha fatto Trump?
«È il leader del nostro movimento, è il capo del Partito repubblicano ed è la forza politica più dinamica in questo Paese. Continua a esercitare la sua leadership sul movimento populista conservatore e sul Partito repubblicano. È un personaggio cruciale del nostro tempo».
Qual è la sua prossima mossa?
«Si sta concentrando nel combattere l'agenda estremista radicale dell'amministrazione Biden e sulle elezioni di medio termine della 2022. Trump vuole combattere il Partito comunista cinese per costruire un'economia davvero inclusiva, vuole mantenere il controllo del confine col Messico e creare un'economia concentrata sui lavoratori, come è riuscito a fare fino al gennaio 2020: prima che il virus del partito popolare cinese colpisse noi e la nostra economia».
Quindi non giocherà a golf...
«Giocherà anche a golf, ma Trump è una forza politica più importante di prima. Stiamo ripulendo il Partito repubblicano dai globalisti, dai dinosauri, dai finti repubblicani e da tutti coloro che appartenevano al partito di Davos. Sotto la guida di Trump sarà un partito repubblicano diverso».
Pensa di sbancare al Mid Term?
«Ci opporremo alle politiche di Biden. La manovra da 1,9 trilioni di dollari avrebbe dovuto alleviare le sofferenze del Covid, ma è stata creata dai democratici per salvare i Blue states governati in maniera scellerata. Metteremo in risalto la debolezza di Biden nei confronti della Cina. Per non parlare del disastro al confine col Messico: situazione che sta esplodendo, simile a quanto avvenne nel 2015 in Europa e che ha innescato il movimento populista in Italia e, in un certo senso, la Brexit. Sarà l'agenda globalista di Biden ad aiutare il nostro movimento, che ha vinto nel 2016 e nel 2020, quando la vittoria ci è stata rubata dal cambiamento delle regole e dalle attività di Facebook».
Quindi state lavorando a un'altra rivoluzione politica?
«Abbiamo il potenziale per fare come il Tea Party, precursore del movimento di Trump. Se saremo in grado di mettere in atto il nostro piano potremmo vincere 35, 40, forse 45 seggi nel 2022».
Trump si candiderà nel 2024?
«Il nostro primo obiettivo è riprenderci la Camera. Poi eleggeremo Trump come speaker. Non bisogna essere membro della Camera per diventare portavoce. Ma lo sarà per poco: tempo di procedere con l'impeachment a Biden e scalzare Nancy Pelosi».
Impeachment a Biden?
«Non significa che Biden verrà rimosso dalla presidenza: sarà difficile avere i voti per deporlo. Ma una volta partita l'accusa, Trump annuncerà la sua candidatura e potrà correre contro Biden o Kamala Harris o chiunque scelgano. Diventerà presidente. Ha una vita politica lunga davanti a sé».
Ma questo è quello che vuole Trump o quello che sogna lei?
«Trump sarà in prima linea nelle elezioni del 2022 ed è evidente voglia correre nel 2024. È entusiasta di questo progetto: pensa a chi non lo ha sostenuto durante il suo impeachment e guarda ai candidati. Sta cominciando a dare il suo appoggio ai potenziali candidati alla Camera e ai possibili governatori».
Parliamo del 6 gennaio. Molti sono convinti che sia stato lei a portare Trump a incitare alla violenza.
«Da giugno dell'anno scorso abbiamo cominciato a parlare di quello che la sinistra stava facendo per rubarci le elezioni. Abbiamo detto che la sinistra avrebbe agito attraverso il voto postale e senza alcuna regola di custodia del voto».
Ancora con le macchine per il voto truccate?
«Ma no, niente a che vedere con le voting machines! Ho sempre detto che le elezioni si potevano rubare con il sistema tradizionale, facendo votare gli illegali, chi non aveva l'età. Facendo sparire le schede e non mettendole in sicurezza. Avevo ragione. Biden non è un presidente legittimo».
Tutti i tribunali le danno torto.
«La battaglia sta continuando, anche se non si è arrivati alla Corte suprema perché non sono mai state analizzate veramente le prove. Dove le prove sono state considerate, ci hanno ascoltato».
Ma lei è orgoglioso di quello che è successo il 6 gennaio?
«C'era un milione di persone a Washington e ora c'è un'indagine dell'Fbi: 180 persone sono state accusate. Cinque persone sono state arrestate e incriminate. Chi è entrato al Campidoglio deve essere perseguito dalla legge: nessuno avrebbe mai dovuto fare una cosa del genere».
Washington è ancora blindata.
«Infatti: 70 giorni di occupazione da parte della Guardia nazionale e ancora non ci hanno spiegato quale sia la minaccia alla città. Se la minaccia del terrorismo interno è così grave, non dovrebbero tenere all'oscuro la gente».
Chi è responsabile dell'insurrezione del 6 gennaio, Trump?
«Assolutamente no. Quella mattina Trump ha dettato un documento legale. Erano le indicazioni a Pence per quello che avrebbe dovuto fare al Congresso: procedere Stato per Stato. Chiedevamo di avere una revisione del voto in tutti gli Stati, il che avrebbe preso tempo e non è mai avvenuto. Trump ha solo detto alla gente di protestare pacificamente. Quello che abbiamo visto dopo è opera di agitatori».
Biden è alla Casa Bianca. Cosa pensa di lui a cominciare dalle sue affermazioni su Putin?
«Tipico globalista, membro della élite di Davos. È contro la Russia. Ma non è la Russia il problema: è la Cina. La Russia è un diversivo. I russi non sono amici nostri, Putin è un brutto personaggio, la Russia è una cleptocrazia ma la loro economia è come quella dello stato di New York. Se non fosse per i nostri alleati come la Germania, la Russia non sarebbe in grado di sopravvivere. I tedeschi continuano a fare affari con la Russia, ma sono i cinesi la minaccia esistenziale al contesto giudeo cristiano occidentale».
Lei lo dice da sempre.
«Quando sono stato in Europa e in Italia ho tenuto una serie di conferenze contro il Partito comunista cinese e ho detto anche a che sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbe cominciato ad avere un grande impatto sulla vita e nella gente. Spero che in Italia capiate che il motivo per cui rimanete in lockdown da più di un anno, il motivo per cui la vostra economia è distrutta, la vostra cultura è distrutta e la gente emotivamente è distrutta è perché il Partito comunista cinese è responsabile del virus».
Ma secondo lei da dove arriva questo virus?
«Dal laboratorio di Wuhan: è parte di un programma di armi biologiche. Penso che sia sfuggito dal laboratorio, non credo che abbiano cercato di farne un'arma».
Torniamo a Biden.
«È un incapace a capo di un un regime di estrema sinistra, e non lo ascolta nessuno. La stampa lo tratta con i guanti bianchi. A questo punto, nella sua presidenza, Trump aveva già aveva tenuto cinque conferenze stampa. Biden ne farà una il 25 marzo. Avrebbe dovuto fare un discorso al Congresso, ma non lo farà perché non ce la fa a stare in piedi per 40 minuti a leggere un discorso. Le sue capacità mentali sono al 50%».
Putin gli ha augurato buona salute per questo?
«Biden ha un principio di demenza senile. È una marionetta in una Casa Bianca governata dalla Harris, da Susan Rice, John Kerry e Tony Blinken».
Ci sono state interferenze sulle elezioni Americane?
«I russi hanno provato a interferire sulle elezioni americane, certo, ma a interferire veramente è stato il Partito comunista cinese. Ha fatto perdere le elezioni a Trump perché gli Stati Uniti grazie alle sue politiche economiche avevano raggiunto traguardi mai visti prima. Disoccupazione ai minimi storici, aumenti aumento del salario minimo: e parlo di afroamericani, di ispanici, delle classi più povere».
Biden riuscirà a sedare le divisioni americane?
«Impossibile. Se avesse voluto farlo, avrebbe chiesto di andare in fondo alla questione del voto, e non l'ha fatto. Nessuno in America pensa che Biden abbia ricevuto 12 milioni di voti più di Barack Obama».
La Harris sarà presidente?
«Non lo è già? Ha un ruolo più importante di qualsiasi altro vice. Siede nel briefing quotidiano con Biden e assiste a quasi tutti gli incontri del presidente: non è mai successo, neanche all'epoca di Dick Cheney. La Harris è già alla Casa Bianca. Non risiede neanche al Naval Observatory, come spetta ai vice presidenti».
Eppure Biden piace.
«Se Biden fosse veramente al 60 o al 65% di approvazione come dicono, andrebbe per il Paese a vendere la sua manovra economica?».
Una manovra che in Italia fa impressione.
«L'Italia è messa male. L'unica cosa che la salverà è il risparmio accumulato dalle generazioni passate, ma credo che vorranno mettere le mani anche su questo. Siete vittime di una classe politica incompetente e corrotta che vi ha svenduto. E dopo un governo di incapaci ora c'è un altro tecnocrate».
Pensa questo di Mario Draghi?
«Sì, un tecnocrate competente: risponde ai grandi interessi».
Però Salvini lo sostiene.
«Credo che i politici debbano prendere decisioni importanti e anche di compromesso se vogliono aiutare il proprio Paese».
Dopo tante battaglie, il Consiglio di stato ha deciso di levarle l'Abbazia di Trisulti...
«Trisulti è stata abbandonata dallo Stato. Abbiamo l'opportunità di creare un'accademia per lo studio della tradizione giudaico-cristiana, vogliamo riempirla di studenti e far rifiorire l'abbazia. Opportunità del genere nel resto del mondo vengono applaudite; in Italia no. Ma una volta sconfitto il virus del Partito comunista cinese non vedo l'ora di tornare».
Che Paese troverà?
«Ci vorranno due generazioni per rinascere. I leader fanno finta di niente, ma devono affrontare il Partito comunista cinese. I cinesi ora compreranno l'Italia a prezzi stracciati, grazie al lockdown».
Steve Bannon: «Ecco come i democratici cercheranno di rubare la vittoria a Donald Trump»
Contestato, combattuto, incarcerato, Steve Bannon resta un protagonista della vita politica statunitense. È stato lo stratega di Donald Trump alla Casa Bianca. Alla Verità ha concesso la prima intervista dopo l'arresto e la scarcerazione nell'inchiesta sull'uso dei fondi raccolti per costruire il muro anti migranti tra Stati Uniti e Messico.
Come sta il presidente Trump?
«Bene. Ma ero preoccupato per lui quando ha preso il Covid-19, il virus cinese, come mi preoccupo ogni volta che qualcuno si ammala di questa infezione. Sono preoccupato per l'Italia e per il mondo. È stato provato dalla dottoressa Li-Meng Yan che questo virus è stato creato in laboratorio. Non si tratta di un virus naturale. Fa parte di un programma di armi biologiche, oppure è sfuggito dal laboratorio. Comunque sia, ora ha infettato il mondo e l'Italia è uno dei Paesi che ha sofferto di più. Il governo cinese ha limitato il movimento dei suoi cittadini all'interno della nazione, ma ha permesso ai suoi abitanti di andare in Italia e negli Stati Uniti prima di essere fermati. Il partito comunista cinese è responsabile di tutto questo. E la cosa continua a essere molto seria».
Lei è stato uno dei primi a parlarne.
«Sì, sono stato molto chiaro fin dal primo giorno. Ci sono due modi per vedere la questione: il primo è che si tratti di un programma di armi biologiche che i cinesi hanno appositamente rilasciato, ma non ne sono ancora convinto. Il secondo è che si tratti di un esperimento uscito dal laboratorio. Quello che sappiamo è che i cinesi hanno mentito: sapevano già dell'esistenza del virus dal 2019. Ecco perché si chiama Covid-19. Se tra i Paesi più colpiti al mondo c'è l'Italia, particolarmente il Nord, è tutta colpa del Partito comunista cinese. Mentre il mondo si infetta, i cinesi accumulavano materiale protettivo per loro stessi. Io considero questo un attacco agli Stati Uniti. Sono convinto che questo sia l'equivalente di un atto di guerra contro gli Usa e contro il nostro presidente».
Non si rammarica del fatto che l'amministrazione Trump non abbia preso la pandemia sul serio?
«Molti nell'amministrazione Trump mi hanno preso sul serio: ecco perché, 8 giorni dopo aver denunciato quello che stava succedendo, Trump per la prima volta in 50 anni ha chiuso il traffico aereo e messo in quarantena gli americani che provenivano dalla Cina. Ma nell'amministrazione ci sono sempre stati alcuni elementi legati a Wall Street e al mercato finanziario che non hanno mai voluto guardare in faccia la realtà. Ho avuto ragione su molte cose, su quello che avveniva in Europa, sulla Brexit, sul populismo, sulla vittoria di Trump, sull'ascesa della Cina come nemica del mondo libero e sulla strategia per affrontare il pericolo che comporta per l'Occidente. Sono stato in Europa diverse volte a parlare del pericolo cinese e la gente mi guardava come se avessi due teste. Quando ho tenuto la conferenza a Roma alla Biblioteca Angelica nel 2019, ho messo in guardia tutti contro la Cina. Ma gli intellettuali erano solo interessati a Bruxelles».
Quindi non è deluso dall'operato della Casa Bianca?
«Sono deluso da tutti quelli che non si rendono conto di quanto seria sia la situazione. L'intero apparato americano, per esempio. Dobbiamo pretendere che la Cina venga ritenuta responsabile di quello che ha fatto. Lo devono fare gli Stati Uniti, lo devono fare l'Europa, l'Asia e l'India. L'Italia è uno dei Paesi che ha il più alto tasso di penetrazione da parte del Partito comunista cinese. La Cina eserciterà nel vostro Paese il potere di una potenza coloniale e voi diventerete una colonia della Cina. Voglio fare di tutto perché questo non accada. Amo l'Italia, che è la culla della tradizione giudeo cristiana, e non possiamo perderla. Ma in Italia esiste una combinazione letale: una miscela di politici e imprenditori corrotti che stanno cercando la partnership con il Partito comunista cinese».
È questo il motivo per cui pochi giorni fa è venuto in Italia il segretario di Stato Mike Pompeo?
«È certamente una delle ragioni per le quali Pompeo è giunto in Europa e in Italia».
Il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha detto a Pompeo che l'Italia deve poter fare affari con la Cina.
«Il ministro Di Maio ha tutta la sofisticata finezza politica del cameriere che era».
Che impressione le ha fatto Donald Trump nel primo e forse unico dibattito faccia a faccia di questa tornata elettorale contro Joe Biden?
«Avrei voluto che fosse stato più aggressivo. Trump ha interrotto troppo Biden e non lo ha fatto finire. Ma più Biden parla, più si perde. Interrompendolo, Trump lo ha aiutato. Ho studiato Biden a lungo in questi mesi, abbiamo guardato e riguardato le sue performance: si perde alla terza o alla quarta frase. Il moderatore gli ha dovuto ricordare che doveva rispondere alla domanda sulle tasse, per esempio, e questo perché Biden ha un principio di demenza senile. È un film che ho visto con diversi amici di mio padre, che ha 99 anni e fortunatamente è lucido. Ma alcuni dei suoi amici si comportano proprio come Biden. La notte del dibattito, i democratici erano molto agitati per le condizioni del loro candidato: eravamo insieme per commentare il faccia a faccia e ho visto che si mandavano messaggi con grande nervosismo. Ma Trump ha sbagliato interrompendo il suo avversario, una lezione che imparerà per le prossime volte».
E dal punto di vista dei contenuti?
«Le risposte di Trump erano molto più articolate di quelle di Biden e molto più ancorate alla realtà. Non si può chiudere l'economia per sempre. Biden vuole continuare con la chiusura e questo non è possibile. Dopo nove mesi di pandemia sappiamo che possiamo fare chiusure mirate e intervenire per proteggere i più deboli, dagli anziani a coloro che soffrono di cattive condizioni di salute preesistenti. Con le terapie disponibili e con il tracciamento dei contagi possiamo far ripartire l'economia. Ma questo non sta succedendo. Lo vede anche lei: ci troviamo a New York, la città più meravigliosa al mondo che è diventata una città fantasma, con gli uffici che non riaprono e 10.000 appartamenti invenduti. Non c'è vita, non c'è alcuna attività. Per Biden va bene così, ma la città non sopravvivrà».
Parla di New York o della nazione?
«Così la città non resiste. Ci sarà un'implosione finanziaria, i ricchi se ne andranno, e così anche la classe media. Ci sarà anarchia per le strade, disordine e caos. Ma neanche la nazione sopravvive se non riapriamo. Bisogna fare dei compromessi se vogliamo andare avanti».
Pensa ci sarà un altro dibattito diretto fra Trump e Biden?
«I democratici e i media non vogliono altri dibattiti. Non vogliono vedere sul palco il presidente in piena forma contro Biden, ma è essenziale che gli americani assistano al confronto fra Biden che vuole chiudere il Paese e Trump che invece capisce il rischio, cerca di limitare il danno, ma vuole ripartire».
Il presidente Trump ha fatto della mascherina uno strumento politico: se ne pente, secondo lei?
«Il presidente mette la mascherina quando l'occasione lo richiede, ma si muove in continuazione dentro e fuori la Casa Bianca. Con il senno di poi avrebbe dovuto essere più disciplinato, ma è certo che quello che gli è successo sarà un campanello d'allarme per lui e anche per la sua base».
Alla luce di quanto sta succedendo, Trump vincerà ancora a novembre?
«Questa non è un'elezione di persuasione, questa è un'elezione di mobilitazione. È fondamentale recarsi a votare. Se guardiamo i sondaggi riferiti a chi si recherà a votare il 3 novembre, Trump è in vantaggio del 21-25%. I media liberal, come Cnn e Msnbc, hanno talmente traumatizzato la base del partito democratico con i loro allarmi che gli elettori democratici non vogliono andare a votare, o meglio vogliono votare da casa. Così Trump vincerà nel voto del 3 novembre ai seggi e poi comincerà la guerra per il conteggio dei voti postali. Sarà una guerra durissima. A giugno, per esempio, nella primaria democratica a Brooklyn il 30% di tutte le schede non è risultato certificato. A Manhattan le schede non certificate erano il 20%. Sono due luoghi tra i più importanti del Paese: pensi che cosa può succedere nel resto degli Stati Uniti. In questa elezione, dai 60 agli 80 milioni di voti dovranno essere contati a partire dal 3 novembre e ci sono già 200 cause in corso. I democratici vogliono rubare la presidenza a Trump con camion di voti anche falsi che arriveranno a partire dalla notte elettorale. Sarà una guerra, una lotta a coltello nei seggi e nelle sale dove si contano i voti e una guerra in tutto il Paese. Trump è in vantaggio negli Stati in bilico. I repubblicani hanno messo in atto una operazione massiccia per mandare la gente a votare e i democratici hanno paura. Bloomberg ha donato 100 milioni di dollari solo in Florida per mandare la gente al voto contro Trump. Questa sarà l'elezione più intensa e contestata nella storia americana».
Quando avremo un risultato?
«Tutti i voti vanno certificati entro il 6 dicembre. Se entro quella data il collegio elettorale non sarà ancora in grado di scegliere un successore, la Costituzione prevede che a votare sarà la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, assegnando un voto a ciascuna delegazione di ciascuno Stato. Il Congresso voterà per il presidente e il Senato per il vicepresidente, quindi si può arrivare alla situazione paradossale nella quale Trump diventi presidente e Kamala Harris venga eletta come sua vice. Tutto deve essere risolto entro l'alba del 20 gennaio 2021. Se Trump non giura entro quella data, a diventare presidente degli Stati Uniti sarà Nancy Pelosi, speaker della Camera».
A meno che, però, il 3 novembre non vinca Joe Biden con una valanga di voti. È lui, al momento, in vantaggio nei sondaggi.
«È vero, ma ci vorrà un miracolo perché i democratici escano dalle loro caverne per andare a votare. Ecco perché Biden vuole arrivare ai tribunali attraverso la mobilitazione per le strade, con Antifa e naturalmente usando i media che hanno una importanza fondamentale e i quali hanno già detto che non dichiareranno chi sarà il vincitore il 3 novembre. L'amministrazione Trump pagherà un prezzo molto alto per aver voluto compiacere gli oligarchi della tecnologia che lo odiano e per aver strizzato l'occhio alla Silicon Valley. Ho più volte consigliato all'amministrazione di levare ai social media l'enorme potere che hanno e farli diventare come un servizio pubblico perché sono troppo potenti. Ormai l'ultima parola è la loro: Facebook, Twitter, Google. Sarà brutale».
Ma il presidente può contare sulla Fox.
«La Fox non è più dalla parte di Trump. Al di là di qualche commentatore, sono tutti contro il presidente. Quindi assisteremo a un'atmosfera da guerra civile, con i democratici che vogliono conquistare con l'aiuto dei tribunali quello che non riusciranno a ottenere nei seggi».
E quindi?
«Sarà l'elezione più contesa della storia, un processo che comincerà il 3 novembre. Trump dichiarerà vittoria, i social media gli faranno la guerra, i media non si pronunceranno e i democratici lotteranno per rubare a Trump la vittoria. Il New York Times riporta che i democratici hanno già pronta una War room [una “stanza di guerra", ndr] con 800 avvocati. A meno che non ci siano cambiamenti sostanziali, Trump è sulla buona strada per vincere il giorno delle elezioni, poi comincerà la battaglia».
Lei ha fatto vincere Trump nel 2016: perché ora non è al suo fianco?
«Quando a giugno la campagna di Trump ha avuto difficoltà, alcuni grossi finanziatori di Trump mi hanno avvicinato e ho detto loro che non volevo ritornare in campagna elettorale ma che mi sarei occupato di questo sforzo da fuori, perché già da allora era chiaro che sarebbe stato ben più importante di quello che avviene all'interno della campagna elettorale. Non possiamo permettere che la vittoria venga portata via a Trump e io sto facendo questo».
Che cosa pensa di Amy Coney Barrett, appena nominata alla Corte suprema?
«Se Ruth Bader Ginsburg era conosciuta come “la famosa Rbg", Amy Coney Barrett deve essere conosciuta come “la gloriosa Acb". Discepola di Scalia, un intelletto pregiato, una cattolica devota, un vero esempio di potere femminile. È una scelta obbligata che per certi versi ci hanno imposto i progressisti, i quali sanno bene che l'unica maniera per vincere è attraverso i tribunali. Hanno già innescato 200 cause in tutto il Paese e molte di queste finiranno alla Corte suprema obbligando quindi a nominare un altro giudice perché non si decide niente con otto giudici, ci vuole il nono».
Quindi è una scelta elettorale machiavellica?
«I democratici se la sono voluta, come al solito forzano la mano e perdono. Così come hanno fatto con la pandemia, terrorizzando tutti e gettando gli americani nel panico. Pensavano che Hillary Clinton avrebbe vinto contro Trump e che avrebbe nominato due giudici super liberal nel primo anno del mandato. Ma Hillary ha perso e i giudici li ha nominati Trump. Non ho nessuna pietà per loro. Amy Coney Barrett deve essere confermata e subito, stiamo già perdendo troppo tempo».
Mike Pompeo non è stato ricevuto dal Papa durante la sua recente visita in Italia.
«Sono rimasto scioccato e non credo che la gente abbia capito quanto drammatico sia stato questo gesto, così come la gente non si rende conto del danno inferto da papa Francesco alla Chiesa cattolica. La sua arroganza nel non incontrare il segretario di Stato americano è pazzesca. Pompeo è cristiano, per lui mettere nero su bianco che la Chiesa sta perdendo la sua autorità morale firmando un accordo segreto con una dittatura come quella cinese, atea e materialista, il cui unico scopo è quello di distruggere tutte le forme di credo religioso e particolarmente quella cristiana e cattolica non ha precedenti. Il Papa sottovaluta Pompeo, non ha capito che dovrà continuare ad avere a che fare con lui».
Pompeo è uno dei leader più importanti degli Stati Uniti, in pole position per le elezioni del 2024.
«In una delle mie trasmissioni, un mio ospite ha denunciato il Vaticano per aver preso miliardi di dollari in cambio di questo accordo segreto e il Vaticano non ha mai risposto alle accuse. L'accordo è trapelato nell'ottobre 2018 alla Conferenza sulla pedofilia a Roma alla quale ho voluto assistere, e che fra l'altro è stata una grande presa in giro perché il Vaticano non si è mai impegnato in un programma di tolleranza zero contro la pedofilia. Le mie fonti mi dicono che il Partito comunista cinese era coinvolto nello scandalo della pedofilia del Vaticano e il Vaticano non lo ha mai pubblicamente negato».
Le sue accuse sono gravissime.
«Certo che sono gravi. Sono gravi e sono vere, come è gravissimo l'accordo segreto tra la Cina e il Vaticano che ha conseguenze geopolitiche importantissime: con questo accordo il Vaticano legittima il Partito comunista invece di condannare la sua dirigenza come un manipolo di gangster quali sono, che oltretutto mira a distruggere la Chiesa cattolica. Questo accordo sacrifica i cattolici cinesi considerando Taiwan come una provincia cinese. E umilia lo sforzo del cardinale Zen di Hong Kong».
Anche Zen è volato a Roma senza essere ricevuto da papa Francesco.
«Il cardinale Zen è colui che ha tenuto in piedi la Chiesa cattolica a Hong Kong, dove c'è stata una persecuzione di cattolici pari a quella del primo secolo a Roma. Ha 88 anni ed era andato a Roma per incontrare papa Francesco. Il Pontefice ha rifiutato di vederlo e questo la dice lunga su che tipo di persona sia Bergoglio. Un Papa che passerà alla storia per essere venuto a patti con un governo satanico come quello cinese. Non posso giudicare il Papa dal punto di vista teologico. Papa Francesco è infallibile quando parla dal trono di Pietro sulle questioni teologiche, ma io mi occupo di questioni geopolitiche. Data la mia esperienza sulla questione cinese sono convinto che la Cina sia una minaccia esistenziale per l'India, l'Australia, gli Stati Uniti, il Canada, e non posso pensare che papa Francesco abbia mandato i suoi fedeli al martirio per soldi. Perché è così: lo ha fatto per soldi. Chiedetelo al cardinale Zen che ha dedicato la sua vita alla Chiesa».
Perché Pompeo è andato a Roma?
«Non per incontrare il Papa, ma per dimostrare al mondo che quello che sta facendo in questo momento il Vaticano non è sostenibile. Il suo gesto è stato dimostrativo e al tempo stesso eroico e in futuro la gente si ricorderà che Pompeo sa esattamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, e che se la Chiesa procede con questo accordo perderà ogni autorità morale».
Secondo lei i rapporti fra Stati Uniti e Italia sono a rischio?
«Se l'Italia continua su questa strada, quella di voler diventare una colonia del Partito comunista cinese, non sarà più un alleato degli Stati Uniti. Su questo, qui negli Usa siamo tutti d'accordo. Il 90% degli americani ritiene che il Partito comunista cinese sia un problema e questa pandemia peggiorerà solo le cose, perché il disastro economico negli Stati Uniti dovuto al virus durerà dai 10 ai 20 anni. Anche in Italia i suoi effetti si sentiranno per anni e anni e questo lo dobbiamo al Partito comunista cinese: non al popolo, ma al partito comunista che comanda. I politici italiani devono capire che se si alleano con il Partito comunista cinese diventeranno automaticamente nemici degli Stati Uniti».
Lei è stato arrestato alla fine di agosto. Teme le conseguenze dell'arresto?
«Non ho paura affatto. Si tratta di una caccia alle streghe che coinvolge tutti gli alleati del presidente e tutti quelli che lo sostengono e che lavorano per lui. Dimostrerò la mia innocenza in tribunale davanti agli occhi del mondo».
Con una mano scorre il Blackberry, con l'altra ci invita a sederci di fronte. Sul tavolo tutti i principali quotidiani americani e inglesi. Abbiamo incontrato nella sua War room Steve Bannon, ex capo della campagna elettorale di Donald Trump ed ex membro del Consiglio per la sicurezza nazionale del presidente americano.
Il processo di impeachment contro Donald Trump si sta concludento. È quello che si aspettava?
«Questo processo di impeachment fa parte di un progetto architettato per anullare la presidenza Trump. Un processo che è cominciato nel momento in cui il presidente è stato eletto. L'ho previsto nel 2018, quando i democratici hanno cominciato a combattere per riconquistare la camera dei deputati. Una volta che l'hanno vinta ho detto subito che Nancy Pelosi avrebbe dato vita a un movimento per sostenere l'impeachment di Trump. Questo processo è solo la continuazione di quanto i democratici hanno cominciato allora».
Sì, ma cosa ne pensa del processo?
«L'accusa dei democratici è ben fatta, i video, i messaggi in Power point, i grafici, le curve, si tratta di uno spettacolo ben congegnato che è durato tre giorni. Secondo loro hanno istruito un ottimo caso. Ma c'è solo un piccolo particolare. Sono proprio le argomentazioni dei democratici che hanno dato a Trump l'opportunità di affrontare l'arena globale e di ribaltare la narrativa dell'accusa. Si è visto subito dal primo giorno della difesa repubblicana. Il presidente ha ribattezzato il processo di impeachment “il crimine del secolo", il colpo di Stato per mano dell'establishment di quel deep State che sta cercando di rimuoverlo».
Cosa ci possiamo aspettare dalla difesa repubblicana?
«Saranno giornate movimentate e intense, sono sicuro che l'opinione pubblica, dopo aver ascoltato la difesa, tornerà dalla parte del presidente».
Ma anche se la difesa non fosse eccellente, il presidente Trump sarà comunque assolto, no?
«Non solo il presidente sarà assolto perché il Senato non ha i numeri per rimuoverlo - ci vogliono due terzi del Senato per condannare Trump - ma al presidente verrà risparmiato anche l'imbarazzo di un voto di 50 contro 51. Io credo che il presidente in questo processo non verrà solo assolto ma verrà addirittura esonerato. I repubblicani stanno mettendo in atto quella che chiamiamo “difesa affermativa". Un contrattacco feroce contro il Partito democratico e l'intero colpo di Stato architettato per destituito. La giuria non è il Senato, ma sono gli americani e il mondo sta guardando Trump. Gli occhi del mondo sono puntati su di lui. Ecco perché il presidente deve essere esonerato».
Cosa significa l'impeachment per la presidenza Trump?
«L'establishment politico sta cercando di spezzare le frecce dall'arco del movimento di Trump. Annullare i risultati della sua presidenza: l'eliminazione dell'Isis, i successi in campo economico, i progressi fatti al confine con il Messico, i trattati commerciali con Canada, Messico e Cina, l'eliminazione di Abu Bakr Al Baghdadi e Qassem Soleymaini. Trump non è un presidente tradizionale e i suoi nemici vogliono annullarlo. I democratici saranno incessanti. L'impeachment di Trump non finirà con questo processo ma continuerà anche nel suo secondo mandato. L'establishment vuole distruggere Trump come strumento della una rivolta populista americana. L'establishment non teme i politici in sé ma in quanto capaci di rivoluzionare lo status quo».
Ma allora Trump verrà rieletto?
«Trump verrà rieletto ma poi subirà un secondo impeachment. Fra i due schieramenti politici la lotta sarà continua e prolungata. Anche dopo il voto di assoluzione di Trump, giovedì e venerdì prossimi al Senato. La battaglia continuerà come per Jair Bolsonaro in Brasile o per Matteo Salvini in Italia, per Nigel Farage prima e poi per Boris Johnson nel Regno Unito. Ovunque ci sia un leader populista l'establishment fa di tutto per eliminarlo. Vincere le elezioni, così come fecero Salvini e i 5 stelle nel 2018, non cambia le cose. Il messaggio l'avevo già dato anche nel 2017, un anno dopo l'elezione di Trump. Se si pensa che vincere le elezioni cambi le cose ci si sbaglia grosso. Nessuno ti consegna le chiavi di un sistema e ti dice “porta il Paese dove vuoi". Ogni giorno ci si deve confrontare. È lotta politica a livello più alto. L'establishment ha a sua disposizione un sistema economico e un sistema politico che conferisce benefici. Chi appartiene all'establishment non è disposto a darti una pacca sulle spalle e a farti i complimenti perché hai avuto un'idea diversa dalla loro. Quello che apprezzo della sinistra è che sono impegnati, sono motivati ad andare fino in fondo. Basta pensare che sono riusciti a portare Trump all'impeachment sulla vicenda dell'Ucraina, che è una questione ridicola».
Trump ripete esattamente le cose che dice lei: sembra che non siate mai stati così d'accordo.
«La ragione per cui io e Trump abbiamo avuto un rapporto di lavoro così buono è che la pensiamo allo stesso modo. Faccio questo mestiere da 12 anni e Trump è un nazionalista e populista, condividiamo tante idee anche se non andiamo d'accordo su tutto. Il motivo per cui ho cominciato la War room è proprio questo: perché dopo le elezioni, tutti hanno pensato che la partita fosse vinta, ma non è così. Bisogna lavorare e combattere ogni giorno come facciamo qui».
Lei è uno dei più feroci critici della Cina. Cosa ne pensa di questa prima fase dell'accordo con gli Usa?
«Credo prima di tutto che la politica dei dazi di Trump funzioni. Penso che la Cina sia in una guerra commerciale con gli Stati Uniti da 20 anni e questo sia solo un armistizio, che ha funzionato grazie all'uso dei dazi di Trump, peraltro ridicolizzato dal mondo intero. Ma è solo la prima fase, quella più importante è la seconda. La Cina non è una democrazia dove un anno governano i democratici e l'alto i repubblicani la sua leadership è composta da un manipolo di persone che hanno la mentalità da gangster, il cui unico scopo è quello di mantenere il potere. Hanno fatto un patto faustiano con la popolazione cinese. Hanno dato crescita economica togliendo libertà politica. Il problema per il governo è che ora i cinesi sono stanchi di essere intrappolati. Sono stanchi di essere soppressi».
Dopo la Cina, Trump si è concentrato sui dazi all'Europa. Che cosa succederà?
«Il presidente parla di reciprocità. Vuole uno scambio equo che funzioni per le due parti. Sono convinto che si arriverà presto a un accordo così come si arriverà a un accordo con il Regno Unito e non credo che i dazi ne faranno parte. L'accordo con l'Europa avrà la stessa importanza dell'accordo con i cinesi. Prima di Trump gli accordi commerciali erano dimenticati. Dal primo giorno di amministrazione abbiamo detto che gli accordi commerciali sarebbero stati al centro della ripresa economica americana. Gli accordi si faranno rapidamente, in primavera».
Perché la partecipazione di Trump alla marcia della vita è così straordianaria?
«Trump ha bisogno della base degli evangelici e questa sarà un'elezione nella quale ogni voto è importante, sopratutto il voto della base. Quello che Trump ha fatto è straordinario. Nonostante i presidenti prima come Gergoe W. Bush, che dipendendeva dalla base evangelica perché èun evangelico, mentre Trump non lo è, non hanno mai partecipato alla marcia, lui ha fatto un discorso davanti a 250.000 persone. Ha dimostrato coraggio politico, ma ha rafforzato e riunificato il sostegno di questo movimento composto sopratutto di giovani».
Elezioni americane: il battibecco fra Bernie Sanders ed Elizabet Warren chi ha beneficato dei democratici? Joe Biden?
«Le primarie democratiche mi ricordano la lotte con i cuscini, qualcosa a metà fra La notte dei morti viventi e Pleasantville. Nessuno vuole veramente andare contro l'altro anche se c'e' una differenza enorme fra un candidato come Sanders e uno come Biden, che è un uomo corrotto. Sanders ha le nostre stesse informazioni contro Biden eppure sceglie di non utilizzarle. Così come fece con Hillary Clinton nelle scorse primarie. Bernie Sanders è un vecchio musone che non ha le palle per affondare il coltello. Se sei un poilitico moderno devi avere certi attributi, come li ha per esempio Hillary Clinton. Biden è un ipocrita, un globalista che ha tradito gli interessi dei lavoratori spingendo l'agenda economica globalista».
E Hillary? Lei continua a dire che Hillary si rimetterà in gioco.
«Certo! Hillary non si arrenderà mai. Sta aspettando che Michael Bloomberg scompagini le primarie del Super tuesday di marzo con tutti i soldi che sta spendendo. Sono oltre 100 milioni di dollari, con cui sta comprando spot pubblicitari negli Stati come la California e altri grandi Stati dove sta avanzando nei sondaggi. Hillary sta solo aspettando il momento giusto, perché tutti i giorni pensa a come può fare la sua mossa salvare il Partito democratico. Non credo che per Hillary sia finita perché lei detesta Trump, che ritiene le abbia rubato la presidenza. Non aspetta altro che di salvare il partito da Bloomberg in una convention democratica spaccata».
E chi vincerà questa volta?
«Sarà una grande battaglia, un rematch come quello fra Muhammad Ali e Joe Frazier».





