Altro che convivere col virus: la Regione ora impone test molecolari ogni cinque giorni al personale. Così si moltiplicheranno dottori e infermieri da isolare. Nemmeno in Cina.
L’addio all’obbligo di esami nelle unità d’emergenza non impedirà ai vertici sanitari di stringere le maglie. Né di fare screening a raffica nei reparti per coprirsi le spalle.
Dagli infettivologi friulani a Matteo Bassetti al primario del Niguarda, tutti d’accordo: i test a tappeto fanno grossi danni. «I pazienti arrivano per altre patologie, poi li scopriamo positivi e la gestione diventa un problema. Senza contare i colleghi costretti a rimanere a casa».
Il prof Massimo Crapis: «Per separare gli infetti, non riusciamo a ricoverare pazienti con Tbc».
Dopo la campagna per screditare i test, l’esecutivo ha costretto gli italiani a mettersi in coda per sapere se possono visitare i parenti. Ma ormai il sistema era fuori uso.
Pochissime prime dosi. In compenso file chilometriche per farsi i test, tanto che si è costretti ad allungare gli orari delle farmacie. E cresce chi si dà malato al lavoro. Rabbia e disagi ovunque: insistere è un errore.