«Non mi piace e non lo vedo»: ci viene in mente il titolo dell’articolo scritto da Umberto Galimberti nel 2002 e pubblicato sul sito di Feltrinelli editore, mentre cerchiamo in tutti i modi di capire come sia possibile che la sinistra politica, mediatica e twittarola abbia, con sprezzo del ridicolo, etichettato come razziste le parole del presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulle statistiche relative ai reati di natura sessuale commessi in Italia.
In una intervista a Donna Moderna in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la Meloni ha dichiarato: «Adesso verrò definita razzista ma c’è una incidenza maggiore, purtroppo, nei casi di violenza sessuale da parte di persone immigrate, soprattutto illegalmente». Apriti cielo: la sinistra si è scatenata. Una valanga di dichiarazioni all’insegna dell’accusa di razzismo ha inondato le email dei giornalisti, i social, le trasmissioni tv. Ma un assist involontario alla Meloni è arrivato dalla eurodeputata dem Alessandra Moretti: «Cara Meloni», ha tuonato, «la violenza sulle donne è già sopratutto dentro le nostre case. Continuare a fare della propaganda sulla pelle delle donne trasferendo sempre il problema sullo straniero non aiuta a salvare le donne. Lo dicono le statistiche».
La Moretti pronuncia la parolina magica: statistiche. Bene, leggiamo quelle ufficiali, fornite dal ministero dell’Interno, ricordando che gli immigrati sono il 9% della popolazione italiana. Per quel che riguarda gli atti persecutori contro le donne, nel primo semestre del 2024 gli autori sono stati per l’82% italiani e per il 18% stranieri (81% e 19% nel primo semestre 2023); per il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi con vittime donne, la percentuale degli autori italiani è del 71% contro il 29% di stranieri nel primo semestre 2024 (72% contro 28% nel 2023); per quanto concerne il reato di violenza sessuale, nel primo semestre 2024 i colpevoli italiani sono stati il 56% contro il 44% di stranieri (54% e 46% nel 2023). I reati spia con donne come vittime sono stati commessi per il 14% da rumeni, per il 13% da marocchini, per il 9% da albanesi e per il 6% da tunisini. Come è evidente, la sproporzione tra la popolazione straniera , il 9% del totale, e la percentuale di immigrati colpevoli di reati di carattere sessuale è clamorosa. Un fatto, un dato. Numeri, cifre. Che però, la sinistra nega, accusando di razzismo chi si limita a snocciolarli asetticamente. In maniera scientifica. La sinistra italiana, politica e intellettuale (o sedicente tale) diventa quindi, a tutti gli effetti, negazionista. Dopo averci scartavetrato immancabilmente i timpani col gridolino «dovete seguire la scienza!» sbattuto in faccia a chiunque dubiti che mettere in moto un’auto diesel faccia surriscaldare il pianeta, o a chi ha l’ardire di sospettare che forse i vaccini anti Covid non erano poi così sicuri, ora la sinistra diventa antiscientifica, nega la realtà dei dati, si terrapiattizza. Sinistra negazionista: potrebbe essere un buon nome per un partito alleato del Pd. Anzi peggio: dinieghista, e torniamo a Galimberti. «Non mi piace e non lo vedo» è il motto del professionista del diniego: un vizio, scrive il filosofo, «che consiste nel negare, nelle forme più svariate e ipocrite, l’esistenza di ciò che esiste e per giunta si conosce». Mentre il negazionista nega l’evidenza dei dati ma almeno crede in quel che sostiene, il dinieghista nega ciò che sa essere vero, mente sapendo di mentire. Come fa la sinistra terrapiattista con le statistiche, i dati, i numeri, che a seconda della convenienza propagandistica qualche volta si tengono in considerazione, e qualche volta proprio no.


