Nella capitale dal 2019 non esiste più una struttura che si occupi dell'accoglienza dei migranti minorenni non accompagnati. Al momento, censiti, ce ne sono tre. Tutti, ad oggi, in attesa di nuova sistemazione, dormono in due differenti stazioni della Polizia locale.
Si sono presentati in commissariato qualche giorno prima di Natale, essendo ben consapevoli che una volta entrati sarebbe stato impossibile per i poliziotti respingerli. Due minori non accompagnati, di origine egiziana, dallo scorso 21 dicembre - per una settimana esatta - hanno alloggiato presso la struttura della Polizia locale di via Goito, a Roma; un terzo, invece, si è recato qualche giorno più tardi nella sede del gruppo Tiburtino.
Dopo la problematica gestione dei rifiuti e l’eterna emergenza abitativa, nella Capitale è scoppiata l’ennesima grana: quella, appunto, dei minori stranieri che sfruttano le maglie larghe della legislazione italiana per accasarsi negli uffici della Polizia municipale.
Una situazione paradossale emersa grazie alla denuncia del segretario romano del Sulpl (Sindacato unitario lavoratori polizia locale), Marco Milani: «Il fenomeno dei minori non accompagnati carica ulteriormente il nostro corpo, già privo delle risorse necessarie (mancano circa 3.000 unità, ndr), di responsabilità che non ci competono. Per esempio, nei giorni scorsi, proprio la pattuglia notturna di via Goito è stata distolta dal suo operato per prendersi cura dei ragazzi stranieri». Dunque al posto del servizio stradale ai membri della municipale viene affidato il compito di tutoraggio. Invece per quanto riguarda il vitto dei migranti? «Ultimamente ci è venuta incontro la Protezione Civile che porta qualche pasto. Ma è chiaro», spiega Milani, «che laddove ci sono una brandina, delle coperte, dei vestiti di ricambio, ciò è consequenziale al buon cuore degli agenti». Infine ci sono i costi per lo spostamento dei clandestini. «Le strutture che, in un secondo momento, si fanno carico dei minorenni sono sparse in tutta Italia. Ad alcuni colleghi, per esempio, è capitato di accompagnare dei giovani da Roma a Udine, a Napoli».
Nel ginepraio dei minori non accompagnati c’è una data spartiacque. È il 2019 quando proprio a seguito di un'indagine della Polizia locale dalla quale emersero malversazioni nella gestione assegnata, con affidamento diretto, a una cooperativa sociale, venne chiuso l’unico centro di primissima accoglienza romano di via Annibale Maria Francia. Da allora la situazione si è fatta sempre più incontrollabile. Per essere ancora più chiari: solo nello scorso mese di settembre a Roma sono stati dislocati nelle strutture esistenti (come detto, nessuna di queste si occupa esclusivamente di minorenni) 250 minori migranti non accompagnati. Un numero che, già così, crea problemi al Campidoglio. Una situazione precaria trasformatasi in insostenibile con lo scoppio della guerra in Ucraina.
Oltre al danno c’è pure la beffa, dato che recentemente il Comune di Roma ha pubblicato un bando per l’assegnazione di una struttura ad hoc da 24 posti letto. Alla gara, però, non si è presentato nessuno. Intanto dal Campidoglio assicurano che la soluzione al problema è vicina: infatti il 15 gennaio arriverà a conclusione la procedura per un partenariato tra Comune e Prefettura. Il progetto è stato chiamato «Safe Space» e mira proprio a creare spazi idonei dove accogliere i minori nella prima fase, quella in cui sono sottoposti a identificazione e cure. Nel frattempo, però, gli stranieri continueranno a «citofonare» in commissariato.



