«La Lega riparte dalla piazza con le proprie proposte per rilanciare l’Italia». Questo lo spirito con cui il sottosegretario a Palazzo Chigi Alessandro Morelli si avvicina alla manifestazione di sabato 18 convocata dalla Lega a Milano. «In Italia ci sono tante proteste ma poche proposte. Noi, come siamo abituati a fare, dalla piazza lanceremo o rilanceremo le nostre proposte nell’ambito del governo e in vista della prossima campagna elettorale. Il partito antidemocratico ancora una volta ha calato la maschera cercando di boicottare la manifestazione qui a Milano, ma per fortuna non ci sono riusciti».
Cosa chiedete, sottosegretario?
«La manifestazione ha un titolo: Padroni a casa nostra. E uno degli argomenti cardine è la rivisitazione di questa Europa: o inizia a fare gli interessi nazionali o troveremo il modo per fare da soli e andare incontro alle esigenze delle nostre comunità. L’immigrazione è un tema, non il solo, ma è importante perché ha la capacità di cambiare i nostri modelli sociali. Dall’altra parte c’è il fronte economico con la Lega che propone il tema degli aiuti di Stato e quello della sospensione del patto di stabilità che per noi è una priorità».
In questo senso come avete preso le parole del presidente della Commissione Ursula von der Leyen? Dice che è ancora presto per sospendere il patto di stabilità…
«Von der Leyen vuole accertarsi che il paziente sia in coma per cercare di fare un miracolo. Io eviterei di arrivare al coma dei vari pazienti europei per dare prova a questa Europa che non ha buoni medici evidentemente. Lo ha dimostrato nel corso dei decenni. Per me prevenire è meglio che curare e quindi bisogna permettere gli aiuti di Stato e rivedere il Patto di Stabilità».
Rivedere non abolire?
«Iniziamo a rivederlo intanto, ma è chiaro che con una maggioranza diversa in Europa si potrebbe anche pensare di abolirlo».
Per quanto riguarda gli Ets?
«Una delle tante follie green europee. Bruxelles dimostra di voler proseguire con l’ideologia ambientalista. Ideologia che la Lega con coerenza ha sempre criticato e mi duole constatare che ancora una volta la Lega aveva ragione. Quando dicevamo queste cose dieci o 15 anni fa ci chiamavano negazionisti del clima. Ora sono tutti sul carro del vincitore, una vittoria di Pirro».
Restando sugli esteri, la Lega è stata la prima a condannare l’attacco di Donald Trump al Papa. Come si riallacciano i rapporti?
«Sono gli Stati Uniti a dover riallacciare i rapporti con il Vaticano. Trump ha sbagliato. Noi non possiamo non condannare la dura posizione di un Paese amico e alleato nei confronti di un potere religioso che rappresenta la nostra sensibilità e anche quella del 90% del popolo italiano».
In questo le parole di Vance correggono il tiro?
«Non posso giudicare quale sia il modo migliore per riparare la frattura che si è creata ma mi auguro che nel periodo più breve possibile si prenda coscienza del ruolo del Papa. Non si può pensare che possa approvare alcun tipo di utilizzo delle armi. Sarebbe impensabile».
Sul fronte interno ci si avvicina al voto e tutti i partiti sono in fermento, chi più chi meno. A dar segnale di grande movimento c’è soprattutto Forza Italia con le dimissioni di Maurizio Gasparri da capogruppo in Senato e quelle di Paolo Barelli a Montecitorio. Al posto di quest’ultimo è stato nominato Enrico Costa, da poco entrato nel gruppo. Per alcuni è un segnale di riposizionamento e c’è chi pensa che Marina Berlusconi potrebbe decidere di rivolgersi anche al centro che guarda più a sinistra. Se così fosse l’elettore di centrodestra cosa dovrebbe aspettarsi? Questa maggioranza, fin qui solida, reggerebbe?
«Per noi le tesi liberali all’interno del centrodestra sono sempre un arricchimento, ma se questo dovesse significare aprire alla sinistra significherebbe rivolgersi a chi in 15 anni di governo non ha fatto altro che distruggere il Paese. Hanno portato milioni di immigrati clandestini, hanno devastato sanità e servizi sociali anche grazie all’ingresso di stranieri che hanno usufruito del nostro welfare senza essere “risorse” come le hanno sempre definite. E poi il fronte del gender, che ha l’obiettivo di disintegrare il nucleo fondamentale della nostra società: la famiglia. Le scelte sbagliate nelle politiche industriali e molto altro. Questi sono gli obiettivi della sinistra italiana ed europea».
Quindi se Fi aprisse ai riformisti del Pd sarebbe un errore? Potrebbero ancora essere alleati?
«Per me è impossibile, ma se così fosse non sarebbe centro, sarebbe sinistra. Significherebbe rinnovare quel logorio che appartiene alla sinistra europea che ha l’obiettivo di costruire una nuova popolazione europea».



