Il settore delle telecomunicazioni in Europa è in una fase di profonda trasformazione, un risveglio che segue un lungo periodo di stagnazione. Recentemente, questo comparto si è affermato come uno dei più performanti a livello europeo, registrando un aumento del 20% di rendimenti dall’inizio dell’anno. Il contesto europeo delle telecomunicazioni è caratterizzato da una serie di sfide considerevoli: dall’eccessiva saturazione dei mercati agli alti costi legati agli investimenti in infrastrutture, passando per margini di profitto sempre più ridotti. A complicare ulteriormente il quadro, vi è l’inasprimento delle normative europee, considerato tra i più penalizzanti come evidenziato dal piano Draghi sulla competitività europea.
In questo contesto, emergono forti richiami alla necessità di urgenti cambiamenti strutturali. Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, sostiene pienamente la visione di Mario Draghi che, nel suo Rapporto sulla competitività consegnato alla Commissione europea, sottolinea come il settore delle telecomunicazioni sia «sovraffollato». La presenza di decine di operatori per un mercato di circa 450 milioni di consumatori è, infatti, in netto contrasto con la situazione negli Stati Uniti e in Cina, dove il numero di operatori è decisamente più contenuto. Questa frammentazione comporta conseguenze negative evidenti: in Europa, i ricavi per abbonato e la spesa di capitale per abitante sono meno della metà rispetto a quelli degli Stati Uniti e del Giappone. Questi fattori determinano un calo della redditività nel settore, scenario che rischia di diventare un pericolo per i gruppi industriali europei. In effetti, la crescita del fatturato per anni è stata lenta a causa della saturazione dei mercati.
Allo stesso tempo, gli investimenti ingenti nelle licenze radiofoniche e nelle infrastrutture si traducevano in costi elevati, riducendo quindi i margini di profitto. Tuttavia, la possibilità di unire le forze tra le aziende potrebbe portare a economie di scala significative. Purtroppo, le autorità di regolamentazione dell’Ue hanno rallentato tali fusioni per anni, mantenendo il mercato europeo delle Tlc fortemente frammentato, con ancora un centinaio di concorrenti.
A differenza degli Stati Uniti, dove vi è una concentrazione di pochi grandi operatori nazionali come risultato della fusione tra T-Mobile e Sprint, in Europa le regole mirano all’esistenza di quattro fornitori per Paese, situazione che vede l’Italia come uno dei mercati più frazionati. «Eppure, nonostante le difficoltà, ci sono segnali incoraggianti di potenziali cambiamenti positivi e, nei nostri portafogli consigliati in questi mesi, diverse sono state le azioni consigliate dei colossi del settore, soprattutto tedesco, francese e spagnolo», evidenzia Salvatore Gaziano, direttore investimenti di SoldiExpert Scf. «Si osserva una riduzione degli investimenti e si prospettano fasi di consolidamento, con alcuni movimenti già avviati in Francia e Spagna. Questi sviluppi potrebbero favorire una maggiore competizione e un incremento della redditività per l’intero settore».


