All’indomani della visita in Algeria, il premier Giorgia Meloni torna a fare i conti con le urgenze dell’economia. I prezzi dei carburanti sono tornati al livello precedente il taglio delle accise che scade il 7 aprile. Negli ultimi giorni gli spiragli di un’intesa sulla riapertura dello stretto di Hormuz e, più in generale, di una fine a breve del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno spinto il prezzo del greggio verso il basso, sotto i 100 dollari al barile. Va però ricordato che le quotazioni non si ripercuotono nell’immediato sul prezzo applicato per i rifornimenti. I distributori devono prima smaltire le scorte di greggio già acquistate con le tariffe più elevate. Alla scadenza del taglio delle accise quindi bisognerà mettere in conto un aumento dei prezzi alla pompa di 25 centesimi. Ipotizzando un costo stabile della materia prima, senza lo sconto sulle accise la benzina schizzerebbe a 1,980 euro, mentre il gasolio a 2,265 euro. Un pieno da 50 litri di diesel costerebbe 12,20 euro in più di oggi. Eventuali oscillazioni del petrolio potrebbero amplificare l'impatto degli aumenti.
La sfida sarebbe di prorogare il taglio delle accise, magari rendendolo più sostanzioso ma c’è il problema della copertura e la congiuntura economica non concede margini di manovra. Il nuovo aggiornamento dell’Ocse è una doccia gelata per il governo. Il Pil italiano è rivisto al +0,4% nel 2026, in calo rispetto al +0,6% indicato a dicembre, e al +0,6% previsto per il 2027. Inoltre torna a salire l’inflazione, attesa quest’anno al 2,4%. L’aumento dei prezzi era già in atto prima delle tensioni geopolitiche recenti, ma il contesto internazionale ha contribuito a rafforzare il trend.
Previsioni con le quali il ministero dell’Economia è costretto a fare i conti. Ad aprile sarà il Documento di finanza pubblica a mettere nero su bianco questo fragile scenario con crescita più debole, energia più cara e meno soldi da spendere.
Tant’è che il governo, nonostante la sarabanda di accuse dell’opposizione in fibrillazione dopo il successo referendario, si muove con cautela. Alla vigilia del consiglio dei ministri, previsto per oggi, mentre si susseguono gli interrogativi se il governo prenderà misure per raffreddare l’inflazione a cominciare dal caro carburanti, il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, frena: «Stiamo valutando ma non penso» risponde tranciante a chi cerca di stanarlo sul tema della accise. Ma ad annunciare un possibile nuovo intervento è stato il vicepremier, nonché ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Se la guerra non finisce saremo costretti a rinnovare la scelta di ridurre le accise».
Il collega del Made in Italy, Adolfo Urso, lascia intendere nuove misure in arrivo per sostenere famiglie e imprese. «Lavoreremo anche con successivi provvedimenti qualora il consiglio dei ministri decidesse di farlo già nella prossima seduta» ha detto ma sottolineando anche che «il prezzo dei carburanti è cresciuto in Italia molto meno che negli altri Paesi europei». Quanto all’inflazione sottolinea che «l’Italia ha oggi le carte in regola».
Ma non c’è solo il tema del taglio delle accise. Il decreto carburanti attende il decreto attuativo per definire le modalità operative, i criteri di accesso e le procedure di fruizione del beneficio. C’è poi il decreto bollette; oltre 5 miliardi per contenere i costi di elettricità e gas nel periodo 2026-2028. Un pannicolo caldo, secondo Confcommercio.
Intanto altri Paesi si muovono. In Germania il Bundestag ha varato un provvedimento che vieta l’aumento del prezzo di benzina e gasolio più di una volta al giorno, alle 12 in punto. Per le violazione sono previste sanzioni fino a 100.000 euro. In vista c’è l’incremento delle deduzioni per i pendolari.
Anche l’Austria ha approvato un taglio temporaneo a una serie di imposte sui carburanti per arrivare a un risparmio di circa 10 centesimi al litro. La Polonia porta l’Iva dal 23 all’8% e le accise al minimo previsto dall’Ue, ossia 29 centesimi di zloty per la benzina (0,066 centesimi di euro) e 28 centesimi di zloty (0,068 centesimi di euro) per il diesel. «I prezzi al litro dovrebbero scendere di circa 1,20 zloty (circa 28 centesimi di euro)» ha annunciato il premier, Donald Tusk.
Intanto Palazzo Chigi lavora sul decreto fiscale che dovrebbe prevedere il rinvio della tassa da 2 euro sui piccoli pacchi, correzioni sull’iperammortamento escludendo il requisito di investimenti made in Europe previsto dalla manovra. Potrebbe entrare nel provvedimento anche una riapertura dei termini della rottamazione quater, per coloro che non hanno versato la rata di novembre. È attesa sul tavolo del consiglio dei ministri anche la riforma del Testo unico della finanza (Tuf), con una serie di modifiche per le società quotate.



