Il verdetto del giudice inglese Lord Jonathan Sumption sul Daily Telegraph: lockdown disastrosi. In Italia ancora oggi vengono portati a esempio di gestione intelligente della crisi, quando invece furono una follia.
Il Daily Telegraph è probabilmente il giornale politico più venduto della Gran Bretagna. Per numero di copie in Europa, viene dopo la tedesca Bild e l’inglese Sunday Times, ma prima della bavarese Suddeutsche Zeitung. In altre parole, tra i cosiddetti quotidiani seri, cioè non popolari, è tra quelli europei uno dei più autorevoli, e oltre a vantare una scuderia di importanti opinionisti, nel passato ha ospitato gli articoli anche di alcuni leader politici, l’ultimo dei quali risponde al nome di Boris Johnson, il quale al Telegraph ha cominciato facendo il giornalista. Tutto ciò per dire che la testata diretta da Ian MacGregor non ha simpatie per la sinistra, ma non strizza l’occhio neppure a derive populiste: semmai è, più del Times, il giornale della classe media di tendenza conservatrice in Inghilterra.
La premessa era indispensabile prima di raccontarvi che cosa ha pubblicato nei giorni scorsi il quotidiano londinese. A firma di Lord Jonathan Sumption, poco conosciuto in Italia ma ex giudice della Corte suprema del Regno Unito, il Telegraph ha ospitato un intervento che già nel titolo diceva tutto: «Paghiamo ora il terribile prezzo del lockdown». In pratica, Sumption commentava le ultime notizie in materia di finanza pubblica inglese, spiegando che quella nazionale era «in condizioni peggiori che in qualsiasi altro momento dalla seconda guerra mondiale in poi». Difficile dargli torto. Del resto, nei giorni scorsi è stato lo stesso cancelliere dello scacchiere, cioè il ministro delle finanze di sua maestà, a sostenere che la situazione è grave.
Ma come si è arrivati a tutto ciò? Secondo Jeremy Hunt, le cause sono da ricercare nella pandemia, nella crisi ucraina e nella crescita dei tassi d’interesse. Niente di più falso, spiega Lord Sumption: la colpa è solo dei lockdown decisi scelleratamente dalla classe politica. «La spesa pubblica associata alla pandemia è stata di gran lunga il più grande contributo all’attuale deficit». Il bilancio delle misure prese per contenere la diffusione del virus, spiega, assomma a 376 miliardi di sterline. Cifra enorme, che però non è stata spesa effettivamente per curare i malati di Covid, ma per sostenere la decisione del governo di chiudere in casa i cittadini. «Meno di un quarto della cifra rappresenta il costo dell’assistenza sanitaria», scrive sul Telegraph: tutto il resto è rappresentato da ciò che si è speso per sostenere le persone a cui si è impedito di lavorare e le imprese che sono state costrette a chiudere. «Al culmine della pandemia», scrive Sumption, «il governo stava spendendo circa il doppio di quello che costa il servizio sanitario nazionale per pagare le persone costrette a rimanere a casa senza fare nulla».
Già questo fa capire la follia dei lockdown, che ancora oggi in Italia vengono portati a esempio di gestione intelligente della crisi, quando invece furono una follia, dettata da una banda di incompetenti guidata da Giuseppe Conte e Roberto Speranza. Lord Sumption fa anche il confronto con la Svezia, unico Paese occidentale che non si fece prendere dal panico. La comparazione con le modeste conseguenze finanziarie registrate da Stoccolma è impietosa. La Svezia ha gestito l’emergenza senza bloccare le imprese e senza limitare la circolazione, adottando misure su base volontaria. Risultato: meno morti rispetto ad altri Paesi, ma soprattutto meno deficit. Le misure legate alla pandemia sono costate 60 miliardi di corone, all’incirca un decimo di ciò che ha pagato il Regno Unito, stendendo un velo sul costo sopportato dall’Italia.
Conclude l’editorialista: ciò che vediamo ora, ovvero la crisi, gli alti tassi e la disoccupazione, è il prezzo che siamo chiamati a pagare per il panico, il populismo di certe decisioni e un processo decisionale che non ha tenuto in alcun conto le conseguenze di alcuni provvedimenti come il lockdown. Chi critica le misure prese durante l’ondata di Covid del 2020 viene tacciato di populismo, irresponsabilità e incompetenza. In realtà è vero il contrario, perché a decidere senza valutare le conseguenze sono stati i governi. «Il vero costo di questo terribile esperimento sociale», scrive Lord Sumption, «lo stiamo scoprendo ora». E non si tratta solo di conseguenze economiche, di disoccupazione, alti tassi e decrescita infelice. C’è dell’altro: «Gli operatori sanitari si sono accorti che il lockdown ha avuto un grave impatto sulla salute mentale e sulle diagnosi. I decessi sono attualmente circa il 10% sopra i tassi storici e il Covid non c’entra nulla». Nell’articolo si parla di demenza, di malattie croniche delle persone anziane, ma anche di impatti sull’istruzione, sulla socialità, guai che si faranno sentire negli anni a venire anche sul sistema delle relazioni. Secondo Sumption, si tratta di un grave fallimento dei governi, che dovrebbe far riflettere quando si prendono decisioni radicali che riguardano ogni cittadino senza osservare il quadro d’insieme.
La riflessione dell’ex giudice della Corte suprema inglese mi sembra straordinaria. Anche perché ho la sensazione che mai nessun giudice in Italia avrà il coraggio di scrivere cose simili e di ammettere che, non solo nel 2020 si è sbagliato e si sono rinchiusi in casa gli italiani inutilmente, ma ancora oggi, discriminando i medici che non si sono vaccinati, si continua a sbagliare. Una seria riflessione comporterebbe una revisione di due anni di emergenza e anche l’assunzione di responsabilità da parte di una classe politica che ha chiuso gli occhi sulle violazioni costituzionali, permettendo che non si rispettassero i diritti delle persone.
A qualcuno potrà sembrare una storia passata ma a me, che sono preoccupato per ciò che potrebbe accadere in futuro sull’onda di altre emergenze, non pare affatto un pericolo passato. Il lockdown è stato un errore e così pure il green pass, metodo surrettizio per imporre l’obbligo vaccinale. Prima lo ammetteremo e prima eviteremo non solo i costi economici e sociali, ma anche altre gravi violazioni della Costituzione.



