Nel suo libro Gian Piero Joime smonta il Green deal e propone formule per la bonifica e la riconversione industriale per promuovere lo sviluppo e l'autonomia strategica.
Il Green deal finalmente ha smesso di essere un assioma ormai praticamente per tutti. Anche i più oltranzisti ormai lo mettono in discussione. Lo hanno fatto anche i più radicali ideologi del green a causa del grande primo schiaffone preso dall'Europa: la crisi dell'automotive. Per il professore di economia dell'ambiente e Consigliere di Palazzo Chigi, Gian Piero Joime, «la questione industriale è certamente determinante per la soluzione del problema ambientale ed economico ma la direzione strategica non può che dipendere da una scelta forte di politica industriale, per una rinascita economica italiana ed europea ed un posizionamento indipendente nello scenario industriale mondiale». Nel suo libro: «Innovazione ecologica. Per una via italiana» edito da Eclettica edizioni nel 2024 (168 pp), bisogna disegnare un percorso che conduca alla sovranità energetica senza prescindere dallo sviluppo del comparto industriale. Joime scrive: «mentre a Bruxelles si discuteva delle tonalità del verde, nel mondo, e soprattutto in Cina, si conquistavano risultati industriali impressionanti e dominanti tanto per le energie rinnovabili quanto per la mobilità elettrica». E aggiunge: «mentre in Europa si passava da un tavolo tecnico a un altro, sempre alla ricerca del compromesso tra interessi divergenti, negli Stati Uniti si adottava con rapidità l’IRA (Inflaction reduction act), una legge a forti tinte protezionistiche, per tutelare l’industria e il lavoro nazionale; a investire nella conquista di miniere di terre rare e cobalto, nella riconquista industriale e nella protezione della supply chain nazionale, e nella costante produzione di eco-innovazioni. L’Europa del sogno Green deal si trova quindi tra l’incudine americana dell’Ira e il martello cinese del Made in China, soprattutto, a mio parere, per il progressivo declino dello spirito industriale».
Per l'autore la via italiana si disegna con reti di comunità sostenibili basate su ambientalismo sociale per lo sviluppo del Made in Italy. Una via che dovrà essere guidata dagli enti locali sul modello del successo italiano per quanto riguarda il comparto dell'economia circolare.
Infine Joime spiega che la via italiana per lo sviluppo sostenibile italiano si potrebbe poi basare, anche simbolicamente, sulla lotta contro il dissesto idrogeologico e sulla bonifica e riconversione industriale dei tanti siti dismessi di interesse nazionale, e delle aree contaminate e abbandonate presenti nel nostro paese. Bonifica e riconversione industriale che potrebbero costituire un importante e concreto pilastro per la via italiana alla sostenibilità e per la transizione ecologica, ben oltre il mainstream delle ridondanti chiacchiere green: la bonifica è un dovere per la messa in sicurezza ambientale del territorio e, allo stesso tempo, la riconversione dei siti industriali dismessi e dei tanti cadaveri di archeologia industriale sparsi nelle nostre provincie, è una grande opportunità per il rilancio degli investimenti, dell’occupazione e dunque per la rinascita industriale italiana



