«Abbiamo a che fare con una giustizia che di fronte a determinati fenomeni è severa e in altri campi concede benefici e sconti di pena. Le amnistie non si possono fare e l’ultimo indulto risale a una quindicina di anni fa, quindi l’unico modo per ridurre la permanenza in carcere e dare una risposta al sovraffollamento, è di concedere benefici come arresti domiciliari, attività fuori dal carcere, seguendo un percorso di recupero che prevede il pentimento». L’avvocato Gabriele Magno è presidente dell’Associazione Articolo 643 che si occupa dei casi di malagiustizia, ovvero degli errori giudiziari.
Ci indica alcuni casi recenti di errori giudiziari?
«Un caso paradossale è quello di Antonio Rasero, condannato per infanticidio a 26 anni. Abbiamo dimostrato che è innocente e che invece la colpevole è la madre del bimbo ucciso, abbiamo fornito prove documentali e testimoni ma la magistratura non ha voluto concedere la revisione del processo».
Per quale motivo?
«La madre era stata considerata innocente da subito e non si può processare una persona due volte per lo stesso reato. Scagionando il marito, si arriverebbe alla conclusione che non c’è alcun responsabile dell’omicidio del bambino. Con le indagini siamo arrivati a dimostrare che la donna era presente in casa lo stesso momento del decesso del piccolo mentre inizialmente questo sincronismo non era stato rilevato. Tutte le nuove prove prodotte in revisione convergono sulla responsabilità della madre. C’è il caso poi di Sonia Bracciale accusata di aver commissionato l’omicidio del marito dal quale si stava separando e che sta scontando 21 anni di carcere. Dopo la scoperta di nuove prove è stato avviato il riesame. Al centro dell’errore giudiziario c’è anche un’errata interpretazione delle intercettazioni ambientali eseguite durante la permanenza della donna, per l’interrogatorio, nella caserma dei carabinieri. La successione cronologica dei virgolettati rivista da alcuni tecnici ha dimostrato che l’imputata, il giorno successivo all’omicidio, non era a conoscenza della morte del marito e quindi non poteva essere la mandante dell’omicidio».
Gli errori giudiziari riguardano anche le violenze sessuali?
«La violenza sessuale è l’unico reato in cui non è richiesta l’onere della prova. Questo significa che per la condanna, sono sufficienti le dichiarazioni della persona offesa, mentre per altri reati sono necessari precisi riscontri. Una donna in malafede può mandare in carcere il marito. Abbiamo avuto numerosi casi di denunce da parte di mogli o compagne di violenze che poi si sono dimostrate inesistenti. L’uomo dovrebbe dimostrare che non ha usato violenza sessuale ma è praticamente impossibile quando si vive in coppia dentro la stessa casa. Nel caso di minori sono previsti esami scientifici ma per una coppia è difficile dimostrare che un rapporto sessuale è avvenuto in modo non consenziente. Per tutti i reati l’onere della prova spetta allo Stato che deve dimostrare la responsabilità penale ma nello stupro si inverte l’onere della prova».
Può indicarci un esempio?
«C’è stato il caso di due ragazzi sardi che avevo conosciuto fuori da una discoteca una ragazza. Le telecamere li riprendono mentre parlano, scherzano e entrano nel locale. Ci sono anche le riprese di quando escono tutti e tre sotto braccio dalla discoteca, si assentano per qualche minuto e poi sempre abbracciati rientrano nel locale. Il giorno dopo la ragazza li accusa di violenza sessuale. Ma se fosse stato vero, come mai la ragazza è rientrata in discoteca in loro compagnia, in atteggiamento sereno, abbracciata a entrambi, come dimostrano le riprese delle telecamere? I due ragazzi si sono fatti 8 anni di carcere. E chi finisce dietro le sbarre per stupro non se la passa bene».
In che senso?
«I condannati per reati sessuali vengono messi in un braccio speciale del carcere, lontano da quanti scontano la pena per altri reati, per evitare che subiscano violenze. Spesso per farli stare tranquilli vengono sedati, riempiti di psicofarmaci. Possono avere un ammorbidimento della pena solo se si pentono. Ma se sono innocenti come fanno a pentirsi? Significherebbe ammettere la colpevolezza».
Sono frequenti queste denunce di stupri non commessi?
«Più di quanto si possa immaginare. Si è creata una grande disparità di trattamento tra uomini e donne. Per avvantaggiare la donna è sorto uno squilibrio nella giustizia. La violenza sessuale è trattata peggio dell’omicidio».



