C’è chi li chiama «candidati civetta», chi «acchiappavoti» o in altri modi, ma la sostanza non cambia: in Italia, ogni volta che c’è un’elezione, difficilmente i partiti politici resistono alla tentazione di piazzare nelle proprie liste il vip di turno o una personalità che faccia presa sull’elettorato per questioni che poco hanno a che fare col programma politico o con la specificità della tornata elettorale. Lo si vede sempre più spesso alle elezioni politiche, lo si vede non di rado alle regionali o alle amministrative, ma in questo schema le Europee mantengono una loro primazia, retaggio del fatto che fino a qualche anno fa, a dispetto del ricco stipendio, l’elezione a Strasburgo veniva ritenuta una diminutio rispetto a quella al Parlamento nazionale. Le liste venivano quindi rimpolpate o con vecchie glorie del Transatlantico fatte «scivolare» a fine carriere nell’Europarlamento, o appunto a personaggi noti al grande pubblico per motivazioni non attinenti all’impegno nelle istituzioni o nella società civile. L’importanza che ormai tutti accordano alla consultazione continentale ha in parte cambiato lo scenario, come testimoniano le candidature dei leader di partito (dopo gli annunci di Elly Schlein e Antonio Tajani, si attende domenica prossima quello di Giorgia Meloni) ma l’effetto Isola dei Famosi, come lo ha ribattezzato la dem Pina Picierno in polemica con la sua segretaria, appare duro a morire.
Chi è recidivo, a dispetto degli infortuni degli ultimi anni, è certamente la sinistra rossoverde di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: non paghi del capolavoro di superficialità a avventatezza che ha portato a Montecitorio Aboubakar Soumahoro, prima elevato agli altari e poi gettato nella polvere dopo l’emersione di una serie di inchieste riguardanti presunte malversazioni dei familiari più stretti, ora sono ripartiti alla carica con Ilaria Salis, detenuta in attesa di giudizio in Ungheria, corteggiata nelle settimane scorse anche nel Pd.
Salis, sotto processo per una presunta aggressione ad esponenti dell’estrema destra, potrebbe non trarre giovamento da questa mossa di Avs, nel quadro delle iniziative diplomatiche che il nostro governo sta mettendo in atto per ottenere i domiciliari dopo un primo rifiuto o chiedere che sconti la pena nel nostro Paese in caso di condanna. Sempre nelle liste di Avs si possono trovare due vecchie conoscenze della sinistra che non ne vogliono sapere di andare in pensione: uno è l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’altro l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino.
In casa M5s, assodato che Giuseppe Conte non sarà della partita, una parte delle candidature sono ancora in corso di definizione a causa delle «parlamentarie», la consultazione online degli iscritti che deve fare il suo corso. Tra quelle certe, però, spiccano i nomi dell’ex calciatrice e commentatrice televisiva Carolina Morace, oltre che al «grande elargitore di reddito di cittadinanza» Pasquale Tridico, ex numero uno Inps. Spostandoci un po’ di più verso il centro, arriviamo alla lista «Stati Uniti d’Europa», animata da Iv, Più Europa e dai Radicali, con Matteo Renzi che si guarda bene dal confrontarsi con le preferenze e lascia di buon grado l’onere di cimentarsi a Emma Bonino, qui, ad onor del vero, di personaggi eccentrici alla politica ce ne sono pochi. Per rifarsi basta andare a curiosare nelle liste di «Libertà», la formazione messa in piedi dal leader di «Nord chiama Sud» e sindaco di Taormina Cateno De Luca, che ha raccolto ben 19 sigle (tutte nel simbolo) si è messo assieme all’ex sottosegretaria grillina Laura Castelli in testa alle liste, e ha candidato - tra gli altri - il Capitano Ultimo, l’animalista Enrico Rizzi, la no vax ex grillina Sara Cunial e via dicendo. Un Carlo Calenda un po’ dimesso va alla battaglia solitaria con Azione (ribattezzata «Siamo europei») avvalendosi dell’arrivo da +Europa dell’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti e di quello last minute della giornalista ucraina Nataliya Kudryk. A completare il quadro, personaggi come Michele Santoro e Marco Rizzo e le rispettive «one man list».



