Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco su larga scala contro il Venezuela. Il segretario di Stato Marco Rubio: «Nicolás Maduro sarà processato per accuse penali negli Usa». Dura la reazione delle cancellerie di Russia e Colombia.
Alle 2 del mattino ora locale (erano le 7 di questa mattina in Italia) gli Stati Uniti hanno colpito il Venezuela con un «attacco su larga scala» e hanno dichiarato che il presidente Nicolás Maduro è stato catturato e portato fuori dal Paese dopo mesi di pressioni crescenti da parte di Washington - una «straordinaria operazione notturna» annunciata dal presidente Donald Trump sui social media poche ore dopo l’attacco.
Numerose esplosioni hanno risuonato e aerei a bassa quota hanno sorvolato Caracas, la capitale, mentre il governo di Maduro ha immediatamente accusato gli Stati Uniti di aver attaccato installazioni civili e militari. Il governo venezuelano ha definito l’azione un «attacco imperialista» e ha invitato i cittadini a scendere in piazza.
Trump ha annunciato gli sviluppi su Truth poco dopo le 4.30 del mattino (ora della costa orientale degli Usa) e ha detto che terrà una conferenza stampa alle 11. Questi gli ultimi aggiornamenti:
Il senatore Mike Lee, repubblicano dello Utah, ha scritto su X di aver parlato con il segretario di Stato Marco Rubio, che lo ha informato sull’attacco. Rubio ha detto a Lee che Maduro «è stato arrestato da personale statunitense per essere processato per accuse penali negli Stati Uniti».
La Casa Bianca non ha risposto immediatamente alle richieste su dove Maduro e sua moglie siano stati trasferiti. Maduro era stato incriminato nel marzo 2020 per cospirazione di «narco-terrorismo» presso il Distretto Sud di New York.
Il presidente della Colombia Gustavo Petro, uno dei più accesi critici di Trump, ha dichiarato che il governo colombiano ha convocato una riunione di sicurezza nazionale prima dell’alba di sabato e ha inviato forze di sicurezza al confine in preparazione a un possibile «massiccio afflusso di rifugiati» dal vicino Venezuela. Ha riferito che chiederà anche al Consiglio di sicurezza dell’Onu di esaminare «l’aggressione contro la sovranità del Venezuela e dell’America Latina». «Senza sovranità, non c’è nazione», ha scritto Petro sui social media.
Il ministero degli Esteri russo Sergej Lavrov ha condannato quella che ha definito un’«azione di aggressione armata» degli Stati Uniti contro il Venezuela in una dichiarazione pubblicata sabato sul proprio canale Telegram. «Al Venezuela deve essere garantito il diritto di determinare il proprio destino senza alcuna interferenza esterna distruttiva, tantomeno militare», afferma la nota. Il ministero ha chiesto il dialogo per prevenire un’ulteriore escalation e ha ribadito la propria «solidarietà» con il popolo e il governo venezuelani, aggiungendo che la Russia sostiene le richieste di una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Il dipartimento di Stato ha diramato all’alba di sabato un nuovo avviso di viaggio, avvertendo gli americani in Venezuela di «restare al riparo» a causa della situazione. «L’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotá è a conoscenza di notizie di esplosioni a Caracas e nei dintorni, in Venezuela», si legge senza ulteriori dettagli. «L’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotá, in Colombia, avverte i cittadini statunitensi di non viaggiare in Venezuela. I cittadini statunitensi in Venezuela dovrebbero restare al riparo». L’ambasciata a Bogotá è chiusa dal marzo 2019 ma opera da remoto.
Il vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha dichiarato: «Non conosciamo l’ubicazione del presidente Maduro e della first lady Cilia Flores». E ha aggiunto: «Esigiamo una prova di vita».
Le esplosioni a Caracas, capitale del Venezuela, nelle prime ore del terzo giorno del 2026 - almeno sette detonazioni - hanno spinto le persone a riversarsi in strada, mentre altri hanno riferito sui social media di aver udito e visto le deflagrazioni. Non era immediatamente chiaro se ci fossero vittime. L’attacco apparente è durato meno di 30 minuti, ma non è chiaro se siano previste ulteriori azioni, anche se Trump ha scritto nel suo post che i raid sono stati condotti «con successo».



