Élite e potentati vogliono distruggerli. Ma nonostante tutto gli italiani esistono
Quando il Paese ha provato a pensare e ad agire in grande è stato umiliato. Ma ha sempre avuto la forza di risorgere.
Quando il Paese ha provato a pensare e ad agire in grande è stato umiliato. Ma ha sempre avuto la forza di risorgere.
Tra i fondatori del nazionalismo italiano, lo studioso fu uno dei più originali (e controversi) studiosi della Divina Commedia, al cui interno credette di vedere un linguaggio segreto.
Esce per le edizioni Mediterranee un volume con lettere, interviste, documenti, testimonianze e inediti del pensatore tradizionalista, di cui quest’anno ricorre il mezzo secolo dalla morte.
Ripubblicati alcuni saggi del pensatore scomparso nel 2020 dedicati all’autore tedesco: dal suo rapporto con il linguaggio alla figura del ribelle che «passa al bosco».
Nel libro V13, il francese fa un viaggio nell’orrore degli attentati del 2015. Proprio lui che, polemizzando con l’amico scrittore, difese le buone ragioni della «convivenza».
In Italia, il divorzio tra Paese profondo ed élite culturali ha una storia vecchia di almeno cento anni. Non comprendendo quel conflitto, i socialisti si isolarono dalla nazione. E i loro eredi oggi la scontano.
Makao, che ha lavorato per il leader di En Marche insieme con Benalla, compare in un video accanto alla mente degli attacchi del 13 novembre 2015.
A 220 anni dalla nascita, il solitario di Recanati resta ignorato nei suoi aspetti più anticonformisti e politicamente scorretti. Come la critica delle utopie umanitarie e dei miti progressisti.
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