- Mentre il primo cittadino pensa a divieti di fumo all’aperto e strade a 30 all’ora, il capoluogo lombardo primeggia nella classifica dei reati (assieme ad altri centri amministrati dai dem, come Roma e Firenze): 4.170 furti violenti in un anno e più di 600 stupri.
- Polizia Locale di Milano, la preoccupazione del sindacato: «Al concorso in 1.800, una volta si arrivava a 8.000».
Lo speciale contiene due articoli.
Vorrebbe trasformare Milano nella capitale green, tra ecofuribondi divieti e ossessioni ambientaliste. Invece, Beppe Sala dovrà ripiegare su un primato meno glorioso: è il sindaco della città più pericolosa d’Italia. Puntuale come le scadenze fiscali, ieri è stato pubblicato l’indice della criminalità del Sole 24 Ore, che rivela il numero di denunce presentate nel 2023. A primeggiare sono soprattutto le città metropolitane. Sulle quali svetta la già spumeggiante Milano, la nostra Gotham City. Beppe, sfortunatamente, non è Batman, Robin e nemmeno il maggiordomo Alfred. È un ricco ex manager progressista, che tenta di rinverdire le sue ambizioni con la crociata verde. Mentre gongola per il divieto di fumo all’aperto e le strade a trenta all’ora, viene però certificata la vera egemonia: altro che green, Milano è la capitale indiscussa del crimine. La meno sicura. Seguono Roma e Firenze. E poi, nell’ordine: Rimini, Torino e Bologna. Tutte guidate da fieri piddini. Tra l’altro, le denunce sono cresciute per la prima volta dal 2013, con un aumento del 3,8% rispetto all’anno passato. In particolare, bontà loro, nelle città governate da sindaci di centrosinistra.
Il sindaco dai calzini arcobaleno, però, resta ineguagliabile. Sala, per gli stremati milanesi, è ormai Salah: lassista bendisposto verso immigrazione e moschee. A Milano sono state oltre 7.000 le segnalazioni di reati ogni 100.000 abitanti. «Nel capoluogo lombardo, da anni in cima a questa classifica, le denunce sono in crescita del 4,9% rispetto al periodo pre pandemia, con picchi di furti e rapine» scrive il quotidiano confindustriale. La città della Madunina è «terza per violenze sessuali e quinta per reati connessi agli stupefacenti». Ma domina, dall’alto delle sue 124.480 denunce, anche la graduatoria dei furti: con destrezza o strappo, ad auto parcheggiate o nei negozi. Milano, però, va fortissimo anche nelle rapine: 4.170 in appena un anno, con circa 2.700 assalti per strada. Lo straziante bollettino prosegue con le segnalazioni per danneggiamento: 31.090 in dodici mesi. Drammatici pure i numeri sulle violenze sessuali: 607.
Il sindaco edulcora, nega, rilancia. Di fronte agli impietosi resoconti, Salah s’è spesso difeso con l’ormai mitologica scusante: l’insicurezza è soprattutto «percezione». «A Milano non c’è emergenza sicurezza» assicura a maggio 2023. Da cui, l’audace corollario: «C’è un’evidente campagna politico-mediatica contro Milano», aggiunge lo scorso novembre. Eh, sì: quei comunistoni del Sole 24 Ore, noto foglio marxista-leninista, l’hanno preso di mira. Pubblicano i risultati, chiaramente capziosi, della banca dati interforze del Viminale. Rapine, violenze, stupri: è solo una questione di angolature. Scippano la borsetta alla sciura? La colpa è del brutto ceffo: torvo certo, ma in definitiva innocuo. Aggrediscono una coppietta fuori dal ristorante? Merito dei talk show retequattristi, che fanno vedere solo il marcio. Rubano il Rolex al danaroso turista? Capirai, succede ovunque. Del resto, sfuma Beppe, «la sicurezza è un tema comune a tutte le grandi città».
E poi, chiaramente, ci sono gli interessati attacchi degli avversari politici. Ecco: se esiste qualche responsabilità, è chiaramente del governo, svicola Sala. Anche se, come confermano gli ultimi dati del Viminale, i militari impiegati nell’operazione «Strade sicure» a presidio delle grandi città, sono aumentati da 5 a 6.000. A cui vanno aggiunti i 600 in servizio nelle stazioni ferroviarie, a partire da quella meneghina. Così, stavolta a inferire è persino il più mite dei predecessori: Letizia Moratti, europarlamentare di Forza Italia ed ex sindaco del capoluogo lombardo. Di fronte all’ultimo stillicidio, commenta: «Fa davvero male constatare che su Milano si accendano i riflettori per quantità di reati commessi e per il poco invidiabile primato di essere la città maggiormente colpita in Italia dalla criminalità». La metropoli fu sfavillante. Adesso è tetra come mai. «Alla luce di questo report, il sindaco Sala può e deve fare di più» infierisce Moratti. «E se non ci riesce non deve aver vergogna a domandare aiuto, ad esempio richiedendo la presenza dell’esercito».
Già, il reiterato podio dovrebbe allarmare il sindaco. Anche nella classifica dell’anno scorso, Milano era la città più pericolosa del Paese. Con l’indiscussa supremazia nei reati predatori, i furti con destrezza e strappo, oltre che le rapine per strada. E gli immigrati, secondo i dati ufficiali, sono responsabili proprio dell’80% di furti e rapine. Per Salah, già allora, è «percezione». Salvo poi prendere implicitamente atto dello sfacelo nominando Franco Gabrielli, ex capo della Polizia, proprio «delegato alla sicurezza». Scelta strombazzatissima: a Gotham arriva il superpoliziotto, felloni in guardia. Eppure, due anni dopo, nulla è cambiato. Anzi, i numeri sono sempre più impietosi. Milano, ancora una volta, è la capitale del crimine. Percepito, s’intende. Per quello reale, ovviamente, la colpa resta del governo cinico e baro.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >