La pandemia è finita, l’incubo invece no
Tedros Ghebreyesus (Ansa)
  • Con grottesco ritardo l’Oms sta per mettere il bollino sulla realtà. Ma quel che ci aspetta nel futuro è scritto nei piani della medesima agenzia, dell’Ue e dei nostri «esperti»: faremo le stesse porcherie.
  • L’annuncio del termine della crisi mondiale è frenato dal direttore dell’agenzia Onu, intenzionato a mantenere l ’allerta perenne. Così come è già scritto nei piani della stessa organizzazione, dell’Ue e dei nostri «esperti».

Lo speciale contiene due articoli.

Con grottesco ritardo l’Organizzazione mondiale della sanità, e di conseguenza i giornali, si baloccano con l’idea della «fine della pandemia», senza nemmeno rendersi conto di quanto sia patetica la pretesa di lasciarsi tutto alle spalle grazie ai timbri e alla burocrazia sanitaria. Persino in questo umiliante spettacolino, tuttavia, si potrebbero trovare note positive: mettere la parola fine a un delirio politico durato tre anni potrebbe condurre finalmente a una rielaborazione seria – e scientifica, una buona volta – dell’accaduto e magari (vogliamo essere inutilmente ottimisti) al rischiaramento di qualche luogo oscuro del marchingegno medico in cui siamo stati infilati a forza.

Certo, ciò potrebbe accadere se solo i cosiddetti esperti, la classe medica e, appunto, l’orripilante burocrazia sanitaria non fossero del tutto incuranti della realtà, e non procedessero secondo logiche al limite del diabolico che trascurano prima di tutto il metodo scientifico.

Un radioso esempio di tale meccanica ottusità ce lo forniscono il Technical Report dell’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, e soprattutto coloro che lo hanno recepito. Si tratta di un breve documento il cui pensiero conduttore sarebbe il seguente: «Prima di tutto imparare dagli errori e dalle esperienze fatti con il Covid».

Fantastico, bellissimo principio e ancor più bella idea. Ma quali sarebbero allora questi errori commessi durante la gestione del virus? Forse i lockdown inutili o peggio dannosi? Forse la caterva di balle che i politici di ogni ordine e grado ci hanno riversato addosso? Forse la violenta discriminazione con cui è stata martoriata la popolazione italiana? Macché.

Quali siano le preoccupazioni dell’Ecdc lo ha spiegato ieri La Stampa in un editoriale di Eugenia Tognotti, o forse di Chiara Saraceno (in prima pagina appariva una firma, all’interno un’altra: quando si parla di Covid sono confusi persino sull’identità dei loro collaboratori).

Leggiamo: «Il Centro ha individuato nove aree tematiche e quattro grandi aree che rimandano ciascuna a punti di criticità nella risposta a una minaccia per la salute: gli investimenti nella forza lavoro della sanità pubblica; la preparazione alla prossima crisi di salute pubblica; la comunicazione del rischio e il coinvolgimento della comunità; la raccolta e l’analisi di dati e prove». Capito? Il problema è la prossima crisi di salute pubblica. Non hanno nemmeno finito questa e già pensano a quella ventura, nemmeno fossero dei piccoli Bill Gates. Del resto ci pensa pure l’immunologo in odore di Nobel Alberto Mantovani, che – intervistato sempre dalla Stampa – si lamenta delle carenze del sistema sanitario e della mancanza di potente sostegno alla ricerca (come se il problema, fin dall’inizio, non fosse stato quello della assenza di risorse per la tutela della salute).

Nell’editoriale, Eugenia Tognotti (o forse Chiara Saraceno, chi lo sa) insiste proprio sul nodo economico. A suo dire servono «più risorse, più personale, più formazione, per usare tre parole chiave. Da noi, in Italia», prosegue la firma misteriosa, «non si stanno neanche disponendo i primi mattoni per creare queste condizioni, data la realtà che è sotto i nostri occhi: un’emergenza che sopravvive al Covid, la crisi di sistema della sanità pubblica, la mancanza di risorse, l’ostinato rifiuto del Mes sanitario che avrebbe consentito investimenti a tassi favorevoli».

Semplicemente meraviglioso: si accorgono che i soldi mancano quando governa la destra, e arrivano a invocare il Mes giusto per darci il colpo di grazia.

Ecco, questo è il tenore delle analisi che si sentono dalle nostre parti. Questa è la profonda elaborazione sugli errori commessi durante il Covid. E aspettate che non è finita: il meglio arriva quando la Tognotti (o la Saraceno?) parla del rapporto fra cittadini e istituzioni. «Un altro punto debole», scrive, «è l’attività di comunicazione del rischio e il coinvolgimento delle comunità, «fondamentali durante la risposta alle epidemie e nella maggior parte dei piani di preparazione», per riprendere le parole del Rapporto. La fiducia nel governo e nelle istituzioni è indicata come un fattore importante nell’influenzare. E le sue basi, chiarisce il rapporto, devono essere gettate in tempo di pace, prima della risposta alla pandemia».

Già, il coinvolgimento delle comunità: ci ricordiamo bene come siano state coinvolte: tramite multe e sospensioni. Secondo La Stampa, tuttavia, il vero danno alla relazione fra cittadini e istituzioni ha un’altra origine: «Non si può dire che il clima del Belpaese sia quello propizio a mettere in campo e rafforzare la preparazione e la risposta a potenziali future pandemie. La delegittimazione della task force e di singole personalità impegnate nella lotta al virus, insieme ai veleni dell’inchiesta della Procura di Bergamo, hanno ingenerato sfiducia nelle istituzioni e nella stessa comunità scientifica».

Se non fosse atroce ci sarebbe da sghignazzare fino allo sfinimento. A fare perdere fiducia nella comunità scientifica sarebbe stata la delegittimazione degli esperti? Ma di che esperti stiamo parlando? Del cacciatore di somari che insultava le ragazze online? Dei mentitori seriali che poi sono scesi in politica? Della starlette che tira in ballo i no vax persino quando ci sono di mezzo omicidi? O del ministro che si è censurato da solo il libro? O dell’alto dirigente sanitario che da quel ministro prendeva ordini via chat? O della Agenzia del farmaco dove modificavano i grafici e nascondevano i dati sulle segnalazioni di reazioni avverse? O per esperto intendiamo il Supremo Presidente del «tivaccinitiammalimuori»?

Questa gente, dal primo all’ultimo, si è screditata da sola. E purtroppo ha screditato la scienza, ha trascinato nel fango le istituzioni, ha umiliato la logica e il buonsenso, ha violato la dignità umana. Quale fiducia dovremmo avere in un sistema che li ha coccolati e protetti e ancora oggi lavora secondo le loro logiche? Quale rispetto dovrebbe avere la popolazione per chi l’ha insultata e presa in giro per anni?

La pandemia è finita? Sia pure. Ma i residui del marcio che costoro hanno sparso in giro sono ancora ben visibili. E nessun ridicolo decreto li può cancellare.


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