- Lo scoop di «Fuori dal coro»: l’Agenzia aveva l’obbligo di controllare gli esami dei deceduti post Astrazeneca. Il direttore, però, fermò le richieste alle Procure. Intanto, il colosso spingeva per non far ritirare i lotti sospetti.
- In Germania le azioni legali delle vittime di effetti avversi sono dirette ai quattro principali produttori di vaccini. I primi alla sbarra, a luglio, saranno i responsabili di Biontech.
Lo speciale contiene due articoli.
Quante morti causate dal vaccino si potevano evitare? La risposta a questa domanda non sappiamo se arriverà mai, ma quello che sappiamo è che in quello che è stato sbandierato come il perfetto sistema della campagna vaccinale qualcosa, in realtà, è andato storto. E a un certo punto Nicola Magrini, l’allora direttore generale della nostra Agenzia del farmaco, uomo di fiducia dell’ex ministro Speranza, ha persino bloccato le indagini sulle autopsie di cinque persone morte dopo il vaccino Astrazeneca.
La prova è stata mostrata ieri sera durante la trasmissione Fuori dal coro, condotta da Mario Giordano su Rete 4. Il primo documento esclusivo è datato 18 marzo 2021. All’Aifa vengono preparati cinque documenti: sono richieste urgenti da inviare alle procure di competenza per chiedere gli esiti delle autopsie relative a cinque decessi avvenuti pochi giorni dopo la somministrazione del vaccino Astrazeneca. Ma nonostante l’elevata importanza e l’urgenza, queste lettere non saranno spedite.
«Ragazzi ricordo male o le richieste alle Procure non sono mai state inviate perché il Direttore Generale (Magrini, ndr) non ha voluto?». Questa domanda è contenuta in un altro documento interno all’Aifa, datato 12 agosto 2021: a un dirigente viene un dubbio, proprio su quelle richieste urgenti che sarebbero dovute partire cinque mesi prima. Poco dopo arriva la risposta: «Ricordi bene. XXX aveva preparato tutte le lettere ma poi sono state bloccate».
Adesso il dubbio viene a noi: perché il direttore generale Nicola Magrini, fedelissimo di Speranza, ha bloccato le richieste alle Procure? Eppure l’Aifa è obbligata per legge a richiedere ed esaminare quei dati. È infatti la stessa Agenzia a sottolinearlo nelle lettere mai inviate: «Tra i tanti compiti attribuiti all’Aifa dalle legge, la scrivente amministrazione svolge anche quello relativo alla farmacovigilanza» e infatti proprio per questo gli esiti delle autopsie «risultano indispensabili ai fini di una corretta valutazione del nesso di causalità tra la reazione avversa segnalata ed il vaccino sopra indicato».
A questo punto è davvero difficile trovare una ragione valida che abbia potuto spingere il direttore generale a non spedire le richieste, ma soprattutto a rinunciare a dati indispensabili per la «corretta valutazione» delle reazioni avverse. Se fosse andata diversamente, forse, si sarebbero potute salvare delle vite, come quella di Stefano Paternò, militare della Marina di Augusta, in provincia di Siracusa, morto il 9 marzo 2021, il giorno dopo il vaccino. Il collegamento tra la sua morte e la puntura è stato certificato in Tribunale dopo le perizie mediche. Nicola Magrini ha bloccato anche la richiesta dell’esito della sua autopsia.
Ma non finisce qui. Ieri sera, durante la diretta di Fuori Dal Coro, è stato mostrato in esclusiva un altro documento interno dell’Agenzia del farmaco. Un mese prima che venga vaccinato Stefano Paternò, l’Aifa sa già che il vaccino può essere pericoloso, e ha molti dubbi sulla sua efficacia, tanto che un esperto scrive, riferendosi ad Astrazeneca: «Una schifezza, si vaccina per nulla. Oltre il danno, la beffa».
Allora perché le somministrazioni continuano? Se all’Agenzia hanno tutti questi dubbi, perché non prendono provvedimenti? Dai documenti interni emergono forti pressioni di Astrazeneca. Il 9 marzo la casa farmaceutica invia all’Aifa una comunicazione classificata come «confidenziale». In quei giorni in Austria le autorità avevano sospeso un lotto di vaccino per una morte sospetta dopo la somministrazione, e un altro lotto era finito sotto osservazione per gravi reazioni avverse. L’azienda farmaceutica, facendo riferimento a questi due lotti, scrive: «Astrazeneca propone che questi lotti continuino a essere distribuiti e somministrati». In pratica, spinge affinché il suo vaccino non venga bloccato, nonostante le notizie nel panorama internazionale di morti e di gravi effetti avversi. Non solo, questa lettera «confidenziale» viene inviata proprio il 9 marzo, il giorno in cui il militare Stefano Paternò muore in Sicilia a causa del vaccino. Ma l’Aifa non ritira il lotto somministrato a Paternò, anzi aspetta persino che sia la Procura a ordinarne il sequestro. E nel frattempo continua a minimizzare, cercando di pubblicizzare all’esterno una versione rassicurante: quella del perfetto sistema della campagna vaccinale. Peccato però che sia la stessa Agenzia ad avere dei dubbi al riguardo, come si legge in un altro documento esclusivo: «L’idea è di dire che lotti di farmaci vengono ritirati spesso e che non è così allarmante. Ma è vero? Possiamo dire qualcosa a riguardo?».
E così, alla luce di tutti questi documenti, i dubbi vengono anche a noi: è stato fatto davvero tutto il possibile? Se Aifa fosse intervenuta subito, se non avesse nascosto informazioni e se non avesse bloccato le richieste degli esiti delle autopsie, quante vite si sarebbero potute salvare?
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