Se si vota alla transizione forzata la Chiesa si farà del male da sola
Papa Francesco (Ansa)
  • Il Papa chiede che le decisioni degli organismi mondiali diventino «vincolanti», a prescindere dalla volontà dei cittadini. Ma se lo sono sull’agenda verde, possono esserlo anche sull’ideologia gender o sull’aborto.
  • Cataclismi causati da mezzo grado in più di temperatura, confusione sulle emissioni pro capite, equivoci sulla scienza fatta a maggioranza: il testo della «Laudate Deum» è tecnicamente inesatto.

Lo speciale contiene due articoli.

C’è un passaggio insidioso, nell’esortazione apostolica Laudate Deum. Avalla una logica che potrebbe finire per ritorcersi contro la Chiesa stessa. Apre, con il pretesto della conversione ecologica, una breccia dalla quale, poi, rischiano di passare la teoria gender, l’ideologia antinatalista, la legittimazione dell’aborto.

Ci troviamo al capitolo 3, punto 35, del documento. Francesco ha appena ribadito l’importanza degli accordi multilaterali per azzerare le emissioni di CO2. E aggiunge: le organizzazioni mondiali «devono essere dotate di una reale autorità per “assicurare” la realizzazione di alcuni obiettivi irrinunciabili. Così si darebbe vita a un multilateralismo che non dipende dalle mutevoli circostanze politiche o dagli interessi di pochi e che abbia un’efficacia stabile». Dove voglia andare a parare, il Pontefice lo esplicita al capitolo 5, dedicato all’imminente Cop28 di Dubai. Egli invoca «una decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente». Pretende, cioè, che l’abbandono dei combustibili fossili sia propiziato da «forme vincolanti di transizione energetica».

Jorge Mario Bergoglio tenta di mitigare tale netta presa di posizione aggrappandosi al principio di sussidiarietà, da applicare «anche al rapporto globale-locale», o proponendo una «maggiore “democratizzazione” nella sfera globale». La conclusione delle sue considerazioni, tuttavia, può essere una soltanto: l’agenda green va imposta a prescindere dal consenso dei cittadini dei singoli Paesi. Ovvero, a prescindere dall’unica modalità di deliberazione democratica che, più o meno, funzioni. Cos’altro sono le «mutevoli circostanze politiche», se non il legittimo alternarsi delle maggioranze e la conseguente rimodulazione degli scopi del governo?

Attenzione: non è questione di difendere i vituperati sovranismi, rifiutando il nobile afflato alla cooperazione internazionale. Vivessimo in una società ancora cristiana, constateremmo che il successore di Pietro ha aggiunto, al tradizionale insieme dei valori non negoziabili, pure quello del cosiddetto «net zero». Discutibile, sì. Però sostanzialmente innocuo. Il fatto è che, in un’epoca in cui il nichilismo ha sorpassato persino l’ormai scontata secolarizzazione, la conseguenza più probabile del metodo suggerito dal Papa è un’altra: spalancare la porta alle derive antiumane della postmodernità.

Sì, perché come possono forzarci a guidare l’auto elettrica, a installare le pompe di calore e a non salire più su un aereo che brucia quintali di cherosene, le istituzioni multilaterali potrebbero parimenti scavalcare gli argini democratici a livello nazionale e imporci matrimoni «egualitari», adozioni gay, riconoscimento dei figli nati da maternità surrogata, controllo delle nascite, interruzioni di gravidanza come metodo contraccettivo, transessualità infantile e limitazioni della libertà d’espressione, stile «misgendering» canadese oppure legge Zan. È paranoia? Be’, sappiate che, nell’agenda 2030 dell’Onu per lo «sviluppo sostenibile», è compreso il diritto universale ai «servizi sanitari sessuali e riproduttivi, inclusi quelli destinati alla pianificazione familiare». Più precisamente, viene prescritta «l’integrazione della salute riproduttiva nei programmi e nelle strategie nazionali». Che ne direbbe, Bergoglio, se in virtù del principio degli «obiettivi irrinunciabili e vincolanti», le Nazioni Unite, o chi per loro, obbligassero gli Stati ad approvare leggi abortiste, oppure a liberalizzare il mercato dei bambini? A quei fini, non bastano già la Corte di giustizia Ue e la Corte europea dei diritti umani? La giurisprudenza creativa dei singoli tribunali? Mettiamo in pericolo la sacralità della vita, l’intangibilità dell’unione matrimoniale, l’unicità della famiglia, per avere in cambio pale eoliche e pannelli solari?

Qui non stiamo ragionando in termini astratti. Gli esiti del multilateralismo autoritario promosso dal Pontefice sarebbero tangibili e copiosi. Cari volontari cattolici, volete partecipare a un programma per la prevenzione dell’Aids in Africa? Benvenuti: ma niente prediche sui costumi sessuali ordinati, men che meno sulla castità. Altrove s’è deciso che bisogna distribuire preservativi. Spettabili organizzazioni antiabortiste, intendete piazzarvi fuori una clinica di Planned Parenthood e provare a convincere le ragazze a tenere il loro bambino? Scordatevelo: l’agenda 2030 proclama il diritto alla salute riproduttiva. Dottori, vi opponete alla somministrazione di bloccanti della pubertà a un baby trans? Vedetevela con l’Onu, la Cedu, o chicchessia. Pensate di aprire una scuola privata cattolica? Prego, l’iniziativa economica è libera; purché siate sempre «inclusivi». Non bandirete per caso i testi in cui si invitano i ragazzini a masturbarsi?

Dal Vangelo abbiamo imparato che esiste uno zelo santo: tipo quello di Cristo quando rovescia, indignato, i banchetti dei mercanti nel tempio. Ma è proprio Gesù a darci un suggerimento: «Siate prudenti come i serpenti». Soprattutto dinanzi al nuovo credo ambientalista. Quella lastricata di buone intenzioni non è mica la strada per il paradiso…

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