- Sarà sufficiente un’autocertificazione. La nuova normativa entro pochi mesi sarà adottata dal governo e andrà alle Camere.
- Trentino-Alto Adige: Una nuova legge, approvata entro l’estate, vieterà tutte le iniziative «fluide» in classe.
Lo speciale contiene due articoli.
Chi crede che le priorità politiche europee ora siano la guerra in Ucraina, la crisi energetica o i rincari alle stelle, è fuori strada. I partiti hanno altro in mente. In particolare, l’agenda progressista è orientata altrove, come provano sia l’enfasi con cui da noi il segretario Pd, Enrico Letta, ha rilanciato il tema dello ius scholae, sia l’attivismo del governo tedesco, che in questi giorni ha fatto sapere d’essere al lavoro per facilitare il «cambio di sesso».
Proprio così: giovedì l’esecutivo di Olaf Scholz ha annunciato una proposta per agevolare l’iter di riassegnazione sessuale prevedendo, per i giovani di 14 anni o più, la facoltà d’avviarlo anche senza il permesso dei genitori. Si potrà, cioè, cambiare sesso e nome sulla base di una semplice autocertificazione, registrando agli uffici competenti la nuova identità. Viceversa, la normativa vigente, che risale al 1981, prevede almeno due passaggi, quali l’incontro con due esperti in materia di transessualismo nonché la decisione di un tribunale, che validi il cambio di genere sui documenti ufficiali.
La legge in vigore, ha spiegato ai giornalisti il ministro della Famiglia tedesco, la verde Lisa Paus, «respira lo spirito degli anni Settanta», quando «lo Stato voleva aiutare persone che considerava malate psicologicamente e poneva dinnanzi a loro ostacoli elevati». Per questo furono fissati dei requisiti alla riassegnazione sessuale, ha aggiunto Paus, «profondamente umilianti, ma soprattutto completamente superflui».
Ora, però, la Germania volta pagina e, nelle intenzioni governative, c’è pure un non meglio specificato risarcimento per le persone transgender e intersessuali che siano state «colpite da lesioni fisiche o divorzi forzati ai sensi della legislazione precedente». Rispetto a questo, come sottolineato da Associated Press, c’è da dire che negli anni la Corte suprema tedesca ha già parzialmente smantellato la legge, in particolare annullando le disposizioni che richiedevano alle persone transgender di divorziare e sterilizzarsi.
Tuttavia, i paletti generali della norma del 1981 sono rimasti in piedi e la volontà è di farli a pezzi, come ha fatto capire il ministro della Giustizia di Berlino, il liberaldemocratico Marco Buschmann, aggiungendo che manca poco, al massimo qualche mese, perché la nuova norma possa passare in Consiglio dei ministri e quindi alle camere, dove la coalizione che sostiene Scholz è numericamente blindata. A onore del vero va detto che, in effetti, la compagine di governo aveva promesso di riformare la legge sulla riassegnazione del genere già quand’era salita al potere, nel dicembre 2021.
Inoltre, le associazioni Lgbt chiedono da tempo una norma più aggiornata, denunciando anche il problema dei costi che comporta l’iter chirurgico e ormonale senza cui il «cambio di sesso» non è possibile. A richiamare l’attenzione sul tema economico, alcuni mesi fa, era in particolare stata Felicia Rolletschke, attivista transgender, che aveva denunciato come solamente per avviar il processo di riassegnazione sessuale le fossero stati chiesti 1.600 euro. Troppi, specie per chi ha poco più di vent’anni e non ha ancora risparmi da parte.
Poi c’è la questione del doppio parere positivo, che i militanti arcobaleno assicurano essere del tutto inutile. «Il 99% delle opinioni degli esperti alla fine arriva alla stessa conclusione di ciò che la persona trans di sé», ha sottolineato Kalle Hümpfner di Bundesverband Trans*, realtà che dal 2015 chiede apertamente il cambio della normativa tedesca; e proprio nella direzione che ora il governo tedesco intende seguire. A prescindere che a Berlino facciano sul serio, come pare, o meno, c’è comunque già chi critica questo progetto di legge. Su National Review l’avvocato ed intellettuale conservatore Wesley J. Smith ha scritto che «consentire il cambio di sesso e del nome con lo schiocco delle dita non garantisce la serietà del desiderio di cambiare. Semmai è il contrario».
Senza dimenticare, poi, quello che è il vero nocciolo della legge che il governo tedesco intende mettere in pista: l’estensione della possibilità di cambiare identità sulla base d’una semplice autodichiarazione, e in barba al parere genitoriale, già a 14 anni di età. Una mossa a dir poco azzardata alla luce non solo dei tantissimi casi di detransitioners, i «trans pentiti» che con fatica decidono di tornare al sesso originale, e che spesso denunciano di essere stati frettolosamente assecondati più che ascoltati, quando la loro identità di genere era in crisi, ma anche della letteratura scientifica.
Recentemente Eric Kaufmann, docente al Birkbeck College, ha pubblicato per il Center for the study of partisanship and ideology, un lavoro in cui mostra come ormai, tra gli adolescenti, dichiararsi trans o «non binari» stia diventando una sorta di moda, che però risulta associata al peggioramento delle condizioni di salute. Motivo per cui su questi temi le istituzioni dovrebbero restare caute. Invece la Germania ora preme il pedale sull’acceleratore.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >