- Le mail interne all’Agenzia del farmaco, rivelate da «Fuori dal coro», mostrano che non ci si preoccupava della nostra salute, ma di «non uccidere il vaccino». Si sapeva degli effetti avversi e dell’assenza di anticorpi in molte persone «immunizzate». Però il direttore Nicola Magrini interveniva per insabbiare tutto.
- Il medico Claudio Giorlandino: «Il ministro e gli scienziati capivano che qualcosa stava andando storto».
- Il filosofo Massimo Cacciari: «C’era una logica di guerra. E con un’altra emergenza la storia si ripeterà».
Lo speciale contiene tre articoli.
Il muro di omertà e bugie che ha contraddistinto tutta la campagna vaccinale si sta sgretolando, la verità sta venendo alla luce e dalla breccia che è stata aperta stanno emergendo dei documenti che lasciano sgomenti. Mostrano con forza la necessità che si indaghi, che si faccia chiarezza su tutto quello che è successo. E su tutto quello che poteva essere evitato, a partire dai gravi danni da vaccino e da quelle morti improvvise rimaste senza una spiegazione.
Qui sulle pagine de La Verità e nella trasmissione Fuori Dal Coro, condotta da Mario Giordano su Rete4, da più di un mese vengono rivelati documenti esclusivi interni dell’Aifa, che hanno una forza dirompente. Informazioni fondamentali messe volutamente a tacere, come l’evidenza della mancanza di efficacia del vaccino sin dagli inizi della campagna.
Erano passate poche settimane dall’avvio delle inoculazioni contro il Covid e diverse Regioni iniziavano a osservare un fenomeno per loro inaspettato: i vaccinati si stavano infettando. E così chiedono spiegazioni alla nostra Agenzia del farmaco. Inizia uno scambio di informazioni interne in cui si discute se i casi di infezione dovessero essere considerati dei fallimenti vaccinali per mancanza di efficacia.
Un’esperta scrive ai colleghi: «Vi chiederei di spiegarmi la differenza tra fallimento vaccinale e assenza di anticorpi indotti da vaccino». Le viene risposto: «La nostra idea è che assenza di anticorpi indotti da vaccino si configuri come una reazione avversa diversa da fallimento vaccinale…». Questo però sembra mandare su tutte le furie la funzionaria che quindi rincara la dose: «Io all’Università ho studiato che lo scopo della vaccinazione è stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi. Se il vaccino non ha prodotto anticorpi che effetto ha avuto nella persona a cui è stato somministrato? A rigor di logica nullo, ovvero mancanza di efficacia e quindi fallimento vaccinale».
Sembra tutto abbastanza chiaro: un vaccino per funzionare deve produrre anticorpi eppure per l’Aifa continua ad essere un problema ammettere il fallimento vaccinale, perché?
Ma soprattutto se tutto questo si sapeva già dall’inizio del piano di vaccinazione, che senso avevano le parole dell’ex premier Mario Draghi durante la conferenza stampa del 22 luglio 2021: «Se non ti vaccini, ti ammali, muori, oppure fai morire». Perché affermare qualcosa che già si sapeva non fosse vera? Ormai era evidente e noto che anche i vaccinati potevano ammalarsi e trasmettere la malattia.
Ma non solo, tra le tante informazioni che hanno cercato di non far venire alla luce c’è la sottostima degli effetti avversi. È il 18 gennaio 2021, poche settimane sempre dall’inizio della campagna vaccinale, i centri di farmacovigilanza nelle regioni incominciano a chiedere all’Aifa come catalogare gli effetti avversi che man mano venivano segnalati. Ad un certo punto la Regione Campania evidenzia un problema nella valutazione della potenziale correlazione tra evento avverso segnalato e vaccino somministrato e nel documento che invia all’Agenzia del farmaco scrive, riferendosi al vaccino Pfizer: «Considerato che la procedura accelerata con cui è stato autorizzato all’immissione in commercio non ha consentito di raccogliere le informazioni, ritengo che al momento il risultato del nesso “Non Correlabile/Indeterminato” non esclude una potenziale correlazione tra il vaccino e l’evento segnalato». In pratica gli esperti campani hanno visto che il dolore nel punto di inoculo, non essendo presente nel foglietto illustrativo, doveva essere considerato un effetto «non correlabile», pur essendo evidente la correlazione. Un vero problema e così hanno chiesto spiegazioni.
Dall’Aifa confermano questa sottostima e rispondono: «Siamo d’accordo che al momento il risultato del nesso “Non correlabile/Indeterminato” non esclude una potenziale correlazione tra il vaccino e l’evento segnalato e infatti ci aspettiamo al momento un numero alto di risultati “indeterminato”».
Quindi è la stessa Aifa a sostenere che viene classificato come «non correlabile» anche quello che potrebbe essere «correlato». Il risultato di questo meccanismo è evidente: gli effetti avversi appaiono molto meno di quelli che sono davvero, vengono notevolmente sottostimati. E tutto questo era già noto sin dall’inizio, ma a quanto pare nulla è stato fatto, i dati non sono stati modificati.
E vi è di più. In questa lunga pila di documenti svelati emerge anche il comportamento di Nicola Magrini e dell’ex ministro Roberto Speranza.
Il 15 marzo 2021 in Europa viene sospeso il vaccino AstraZeneca e l’Aifa avvia una indagine: gli esperti stilano un elenco di tutti i casi in cui il vaccino contro il Covid ha avuto esito fatale, suddividendo i dati per casa farmaceutica, e comparano i numeri con le dosi somministrate. Alla fine del documento ci sono le conclusioni: «Alla luce di quanto sopra riportato appare evidente un eccesso di mortalità cardiovascolare per il vaccino AstraZeneca (a prescindere dai singoli lotti) concentrata nella fascia di età intorno ai 50 anni».
Una conclusione pesante che richiede maggiori approfondimenti. E così l’Agenzia del farmaco avvia una ulteriore ricerca, vengono sentiti medici, si propongono diversi tipi di comunicazioni. Ad un certo punto interviene l’allora direttore generale Nicola Magrini, fedelissimo di Speranza, che scrive: «Mi sembra tutto molto, anzi troppa enfasi a eventi non correlati. Sono solo queste le possibilità? Così si uccide questo vaccino».
Così si uccide questo vaccino. Una frase che lascia perplessi. Sembrerebbe che la preoccupazione del direttore generale Magrini sia quella di non uccidere il vaccino, nonostante in quei giorni AstraZeneca venisse sospeso per «un eccesso di mortalità cardiovascolare». E soprattutto nonostante pochi giorni prima, insieme al ministro Speranza, abbia persino cercato di bloccare il sequestro del lotto inoculato a Stefano Paternò, morto il giorno dopo la puntura, il 9 marzo 2021.
Nel documento esclusivo a firma di Magrini e inviato al procuratore, si legge: «Le chiederei dopo un colloquio avuto con il ministro (in copia) di valutare se sospendere temporaneamente la sua richiesta di sequestro cautelativo su tutto il territorio nazionale». Magrini giustifica così la richiesta: «Si chiede se nelle prossime ore sia possibile valutare le modalità più adeguate ad acquisire ulteriori informazioni al fine di definirne meglio il nesso di causalità».
Eppure il direttore generale dell’Aifa sa benissimo che per determinare il nesso di causalità ci vuole molto tempo, altro che poche ore. Infatti è lo stesso procuratore a sottolinearlo nella risposta: «Le analisi sui campioni estratti dalle dosi del lotto potrebbero impiegare settimane per fornire i risultati». Il procuratore insiste che non si può aspettare anche perché «ci sono stati altri due decessi di persone, peraltro di giovane età ed appartenenti alle forze dell’ordine e quindi sottoposti a periodiche verifiche circa il buono stato di salute, in seguito alla somministrazione del vaccino appartenente al lotto», e qualche riga più in basso specifica, «che vuol dire un tasso di mortalità quantomeno anomalo».
Eppure a Magrini e al ministro Speranza, che dovrebbero essere i primi a preoccuparsi della nostra salute, questo tasso di mortalità anomalo sembra non interessare, il loro obiettivo è «sospendere temporaneamente la richiesta di sequestro».
Ma come è stato possibile tutto questo? E come è possibile che ora nessuno indaghi su queste pesanti rivelazioni? Domani sera durante la diretta di Fuori Dal Coro su Rete4 verranno mostrati dei documenti ancora più forti ed esclusivi. L’inchiesta giornalistica continua, ma adesso è arrivato il momento che venga affiancata anche da una inchiesta della procura. La magistratura dovrebbe indagare, perché la verità non può essere più taciuta e deve venire a galla, soprattutto per rispetto di quelle persone, troppe, che sono state danneggiate dalle bugie raccontate in questi anni.
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