• Cortei in tutta la Francia, fra fermi preventivi e retate indiscriminate. Scontri in diverse città. La protesta dilaga anche in Belgio e Olanda.
  • Il presidente francese si è dimostrato inadeguato per tutta la durata della crisi nata per i rincari del carburante. Ennesima sberla per la sinistra italiana, che ne aveva fatto un modello da importare al di qua delle Alpi.
  • Donald Trump fa il bullo su Twitter: «Esercito europeo? Non ha certo brillato nelle guerre mondiali».

Lo speciale contiene tre articoli.

Il manganello agitato da Emmanuel Macron non ha impedito ai gilet gialli di scendere in piazza a Parigi e in tutta la Francia. I numerosi tentativi governativi e presidenziali di assimilare i manifestanti in giallo all’estrema destra non hanno funzionato.

Un po’ ovunque in Francia, le manifestazioni si sono svolte piuttosto pacificamente. Le tensioni più importanti si sono verificate a Parigi, intorno a metà giornata, soprattutto nella zona degli Champs-Elysées, Grands Boulevards e della Bastiglia. Vicino all’Arco di Trionfo, sono stati assaltati alcuni negozi e delle vetture sono state date alle fiamme dai soliti casseur infiltrati. I manifestanti, quelli veri, hanno sfilato pacificamente.

Molti hanno anche offerto fiori ai poliziotti. In generale, i danni sono stati molto più limitati rispetto a sabato primo dicembre. Ma questo è stato dovuto anche a un dispositivo di sicurezza degno della peggiore emergenza terroristica. A fine giornata, ieri, si contavano 1.385 persone controllate e 974 fermi (619 solo nella capitale), alcuni dei quali peraltro preventivi, avvenuti la mattina presto o addirittura il giorno precedente. A Parigi, il bilancio degli scontri è stato di 71 feriti e sette tra le forze dell’ordine.

Non è chiaro, tuttavia, perché, dopo una mattinata trascorsa piuttosto tranquillamente nella capitale e dopo centinaia di arresti, sia stato necessario fare ricorso a cariche della polizia. In effetti gli agenti avevano dei poteri rafforzati. Ai poliziotti, che hanno perquisito migliaia di persone nei punti d’accesso all’avenue «più bella del mondo» e nei metrò della capitale, bastava pochissimo per fermare una persona. Da qui l’altissimo numero di controlli.

Il sottosegretario all’interno Laurent Nuñez ha dichiarato al Tg delle 13 di France 2 che, in tutta la Francia, i manifestanti erano 31.000, di cui 8.000 nella sola Parigi. Numeri improbabili, anche solo a giudicare dalle foto viste in giro, corretti in serata dal ministro dell’Interno Christophe Castaner, che ha parlato di 125.000 gilet gialli scesi in strada in tutto il Paese. Si contano quindi un arrestato ogni 128 persone e un controllato ogni 90.

In diverse città si sono tenuti cortei, per lo più pacifici. Anche a Puy-en-Velay e a Marsiglia – città che avevano registrato importanti violenze sul finire della giornata sabato scorso – la tensione era notevolmente più bassa, anche se qualche scontro c’è stato. Sempre a Marsiglia, alcune decise di manifestanti si sono inginocchiate tenendo le mani sopra la testa, per ricordare i circa 150 studenti arrestati e immobilizzati, a Mantes-La-Jolie, alle porte di Parigi. Stessa scena si è vista un po’ in tutte le manifestazioni. Disordini anche a Bordeaux e Tolosa, dove l’incendio di una barricata ha richiesto la chiusura di una linea del metrò. A Lione gli scontri hanno rischiato di compromettere la tradizionale Fête des lumières.

Tafferugli si sono registrati pure a Bruxelles: gli incidenti sono scoppiati dopo che un gruppo di dimostranti ha forzato il cordone di polizia lanciando bottiglie e un cartello stradale. Le forze dell’ordine hanno risposto con i lacrimogeni e si parla di circa 400 identificazioni e 10 arresti. Cortei pacifici nelle principali città olandesi, da Amsterdam a Rotterdam e l’Aja.

Tornando in Francia, il traffico su varie autostrade, ad esempio in Costa Azzurra e Nuova Aquitania, è stato rallentato dalle manifestazioni dei gilet gialli. A Parigi i manifestanti hanno occupato per qualche istante il boulevard périphérique, ovvero il raccordo anulare che racchiude la capitale francese, prima di accettare l’invito della polizia a liberare la carreggiata. Sempre lontano dalla capitale, l’accesso a numerosi centri commerciali è stato disturbato da presidi pacifici di cittadini in giallo. A Orange, il proprietario di un supermercato ha cercato di forzare un blocco stradale di protesta, ferendo leggermente un gilet giallo.

Quale che fosse la manifestazione, le richieste scandite a gran voce dai cittadini in giallo sono state ovunque le stesse: «Macron, dimettiti!» e «Più potere d’acquisto!». Tuttavia il presidente della Repubblica e i membri del suo governo non si sono visti durante tutta la giornata. Solo il primo ministro, Edouard Philippe, e il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, hanno fatto un breve passaggio sui media, nella sala del coordinamento delle operazioni di sicurezza della prefettura.

Sul fronte politico solo Jean-Luc Mélenchon si è espresso a metà giornata. Il leader comunista de La France Insoumise ha affermato che il clima tranquillo nel quale si sono svolto svolte le manifestazioni dei gilet gialli «segnano il fallimento del potere e del suo tentativo di fare indietreggiare la mobilitazione. Il presidente si trova ormai con le spalle al muro, dovrà trovare una risposta politica ad una crisi che non rientra». Mélenchon si è detto favorevole a una sola via d’uscita da questa situazione: «Bisogna andare al voto. La dissoluzione mi sembra si avvicini come una via ragionevole, tranquilla e positiva».

Marine Le Pen, dal canto suo, si è limitata a twittare all’inizio delle manifestazioni: «Malgrado una campagna governativa di intimidazioni e di demonizzazioni, i gilet gialli sono presenti in tutto il Paese! Speriamo per le forze dell’ordine e per i manifestanti che i teppisti non parassitino delle manifestazioni largamente pacifiche».

Nei ranghi della maggioranza, il deputato macronista Jacques Marie, ospite del canale d’informazione Lci, si è detto preoccupato «che questo movimento politico possa avere delle conseguenze politiche all’italiana». Il riferimento era a uno sbocco politico simile al Movimento 5 stelle. Una nuova dimostrazione della paura che attanaglia la maggioranza presidenziale francese che non vuol sentire parlare di ritorno alle urne e di un ricorso più importante alla democrazia diretta.


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