Mosca provoca Roma: «Le mine sono vostre»
Mentre Kiev reclama l’invio di sistemi di difesa missilistica, la Russia accusa l’Italia di aver riempito il Paese di ordigni antiuomo. Guido Crosetto replica: «Mentono sapendo di mentire». La Cina intanto va in pressing sulla Russia: «Crisi da risolvere con la Carta Onu».

È la città di Bakhmut, nel Donetsk, il fronte più «caldo» della guerra in Ucraina. Da giorni l’esercito russo e in particolare il battaglione Wagner, stanno cercando di prendere il controllo della città, ma le difese ucraine reggono e l’intero centro è ormai ridotto a un cumulo di macerie, con combattimenti casa per casa. Stessa situazione nella vicina Soledar: «L’esercito russo», ha detto ieri pomeriggio il generale Oleksandr Syrski, comandante delle forze di terra dell’esercito ucraino, come riferisce il sito Onet, «ha inviato le unità più esperte del gruppo Wagner per prendere d’assalto la città di Soledar, nella regione di Donetsk». Come accade spesso, la propaganda russa afferma di aver preso il controllo delle due città, mentre quella ucraina nega: l’unica cosa certa è che la battaglia infuria e le vittime sono centinaia.

Molto significativo il colloquio che si è svolto ieri tra il nuovo ministro degli Esteri cinese, Qin Gang. e il suo collega russo, Sergei Lavrov. A quanto riferito da Pechino, Qin Gang ha fatto presente a Lavrov che la Cina ritiene che il conflitto in Ucraina debba essere risolto tenendo in considerazione tutti i principi fondamentali del diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, che vieta l’aggressione di un Paese nei confronti di un altro. La Cina, ha aggiunto il nuovo ministro degli Esteri cinese, chiede il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni Paese coinvolto nella crisi. Qin Gang è stato ambasciatore della Cina a Washington fino al 30 dicembre scorso.

Sempre ieri, papa Francesco è tornato a invocare la pace in Ucraina: «Oggi è in corso la terza guerra mondiale di un mondo globalizzato», ha affermato il Santo Padre, «dove i conflitti interessano direttamente solo alcune aree del pianeta, ma nella sostanza coinvolgono tutti. L’esempio più vicino e recente è proprio la guerra in Ucraina, con il suo strascico di morte e distruzione. Non posso che rinnovare il mio appello a far cessare immediatamente questo conflitto insensato», ha aggiunto il Pontefice, «i cui effetti interessano intere regioni, anche fuori dall’Europa a causa delle ripercussioni che esso ha in campo energetico e nell’ambito della produzione alimentare, soprattutto in Africa e in Medio Oriente».

Intanto tiene banco la questione della fornitura di armi da parte dell’Italia a Kiev. Ieri l’ambasciata russa in Italia ha pubblicato sui suoi profili social la foto di alcune mine, con un’accusa al nostro Paese: «Queste mine di fabbricazione italiana», dice l’ambasciata, «sono state bonificate da genieri russi in Ucraina. E quanti di questi “souvenir dall’Italia” rimangono in terra ucraina? Le persone ne soffriranno per molto tempo…». Non si è fatta attendere la dura smentita del ministro della Difesa, Guido Crosetto: «Diffidiamo la Russia e i suoi terminali diplomatici dal continuare a propagare notizie false su questo argomento», ha detto Crosetto, aggiungendo che l’ambasciata russa in Italia, come già il ministero degli Esteri russo, «mente sapendo di mentire. Le mine riprodotte nel tweet ricordano mine di fabbricazione italiana Valsella/Tecnovar, che non possono essere italiane per una moltitudine di ragioni. Primo fra tutti perché la produzione di mine antiuomo in Italia si è interrotta più di 28 anni fa con una moratoria del governo italiano e la successiva legge che le mise definitivamente al bando».

Kiev si aspetta un rapido invio da parte del nostro Paese di sistemi di difesa aerea Samp/T, sviluppato, come si legge sul sito dell’Esercito italiano, a partire dai primi anni 2000 nell’ambito del programma italo-francese Fsaf (Famiglia di sistemi superficie aria). Ognuno di questi sistemi di difesa antiaerea, completo di missili, costa 750 milioni di euro, di cui 250 di investimento italiano. Le nostre forze armate italiane hanno in dotazione cinque batterie di questi sistemi. Il ritardo nell’invio a Kiev di queste armi è da un lato tecnico, perché occorre reperire tutte le componenti e in ambienti militari c’è chi non ritiene corretto sguarnire troppo i nostri arsenali, e dall’altro economico. L’Italia ha chiesto all’Unione europea di sostenere finanziariamente i Paesi che forniscono armi all’Ucraina, ma la discussione sul punto è ferma: è probabile che ieri Giorgia Meloni ne abbia parlato nel suo incontro con Ursula von der Leyen. La spedizione a Kiev del sesto pacchetto di armamenti italiani ritarda, almeno secondo quanto afferma l’Ucraina, e c’è l’ipotesi, in attesa di risolvere la questione Samp/T, di inviare a Kiev lo Skyguard-Aspide, un sistema missilistico terra-aria a corta portata contro la minaccia aerea condotta alle basse e bassissime quote. I cinque pacchetti di armi già spediti dall’Italia in Ucraina, seppure l’elenco è secretato, avrebbero un valore che oscilla tra i 600 milioni e il miliardo di euro. La spedizione di sistemi di difesa antiaerea da parte dell’Italia è stata promessa direttamente da Giorgia Meloni a Volodymyr Zelensky, ed è anche assai caldeggiata da Washington. Il Senato oggi pomeriggio inizierà l’esame del decreto 185 del 2 dicembre 2022 per le nuove forniture militari all’Ucraina, il cui iter in commissione si è concluso il 20 dicembre scorso.

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