- Prevista per sabato una nuova giornata di proteste, nonostante l’annuncio di uno stop di 6 mesi all’aumento della benzina. Marine Le Pen ironizza: «La moratoria finirà pochi giorni dopo le europee…». Intanto la popolarità del governo è in picchiata.
- La mancata approvazione degli interventi fiscali contestati dai trasportatori vale circa 2,5 miliardi di euro L’esecutivo annuncia tagli, ma uno sforamento del tetto pare inevitabile. E Bruxelles dovrà tenerne conto.
Lo speciale contiene due articoli.
I gilet gialli restano sul piede di guerra. L’annuncio fatto dal primo ministro Edouard Philippe, relativo alla sospensione per sei mesi delle tasse sul carburante, non ha avuto l’effetto sperato da Emmanuel Macron. Ora la Francia, e Parigi in particolare, si preparano a vivere il quarto atto della protesta dei gilet gialli: un nuovo sabato di guerriglia, anche se il ministro dell’Interno Christophe Castaner ha chiesto di non scendere in piazza e ha minacciato un ulteriore mobilitazione delle forze dell’ordine in caso contrario. Nel frattempo la Commissione europea resta silenziosa anche se una fonte governativa francese ha già riconosciuto che la misura avrà un impatto sulle casse dello Stato.
Tutto sommato è meglio che non arrivino anatemi da Bruxelles perché potrebbero fungere da scintilla per far esplodere una situazione estremamente tesa. Ieri è arrivato un ulteriore segnale dei timori delle autorità. Alcune partite di calcio della Ligue 1, la serie A francese, sono state rimandate. Tra queste figurano: Psg-Montpellier e Tolosa-Olympic Lyonnaise. La conferma è arrivata via Twitter dalla Lega Calcio transalpina che ha citato le richieste delle prefetture di Parigi e dell’Alta Garonna.
Le misure annunciate dal capo del governo non convincono comunque i gilet gialli. Nemmeno la sospensione degli aumenti delle tariffe di elettricità e gas, o la conferma dell’incremento del 3% dello Smic (il salario minimo obbligatorio) ottengono effetti degni di nota. Alcuni dei rappresentanti, più o meno riconosciuti, dei gilet gialli hanno dichiarato dai microfoni dei canali di informazione che sabato verranno a Parigi. Il primo a esprimersi è stato Eric Drouet, camionista e creatore della pagina Facebook «La France énervée» (la Francia arrabbiata) seguita da più di 41.000 persone. «È triste», ha detto questo leader della contestazione su Bfm Tv, «ma è il solo modo di mostrare che praticamente tutti i gilet gialli non sono assolutamente in accordo con le misure annunciate». Nel frattempo, nella giornata di martedì altre categorie di cittadini francesi hanno continuato a manifestare il proprio sostegno alla protesta. Come nella giornata di lunedì, numerosi licei sono rimasti occupati ma sono anche stati registrati incendi. È stato il caso a Tolosa, Bordeaux e Nantes.
Ai liceali si sono uniti anche alcune facoltà universitarie parigine (Parigi 1 e 3) dove, martedì, sono iniziati alcuni blocchi. Alleanza confermata anche dagli agricoltori così come sono stati confermati i blocchi dei depositi di carburante, soprattutto in Bretagna e Costa Azzurra. Anche su varie autostrade sono rimasti attivi i presidi di protesta dei cittadini in giallo. Nella maggior parte dei casi si è trattato di operazioni di rallentamento dei passaggi alle barriere. Anche in questo ambito però non sono mancati gli atti vandalici ai danni di alcuni caselli.
Sul fronte politico, i leader dei partiti di opposizione si sono espressi via Twitter, poco dopo le parole del primo ministro. Marine Le Pen, ha commentato ironicamente che il primo ministro ha fatto un annuncio «nello stile di Madame du Barry» (nobildonna ghigliottinata durante la rivoluzione che sul patibolo aveva implorato: «Ancora un momento signor boia»). La leader del Rassemblement National ha anche sottolineato che la fine della moratoria cadrà «pochi giorni dopo le elezioni europee». Forti critiche anche da parte dell’estrema sinistra che, con un intervento in aula e un tweet della deputata de La France Insoumise, Caroline Fiat, ha ricordato al governo che «il popolo non vi domanda di rimandare ma di cedere! Non avete avuto bisogno di 6 mesi per ridurre i sussidi abitativi e sopprimere l’imposta sulle società». Il deputato dei repubblicani, Eric Ciotti, ha twittato che «Philippe ha solo confermato che le tasse aumenteranno… tra un po’».
Nonostante le difficoltà create dalla protesta, l’opinione pubblica resta comunque dalla parte dei gilet gialli. Un sondaggio citato dal sito putsch.media – realizzato dall’istituto Harris Interactive via internet il 2 dicembre scorso – conferma che il 72% dei francesi continua a sostenere, da 15 giorni, i cittadini in giallo. L’immagine del governo è estremamente negativa. Addirittura il 90% dei francesi pensa che l’esecutivo non sia stato «all’altezza degli eventi». Pessima anche la percezione popolare di Emmanuel Macron. Oltre a confermare l’attitudine «arrogante» e «disconnessa dai francesi» del loro presidente, i transalpini pensano che sia poco «coraggioso» (42%), «competente» (31%), «simpatico» (31%) e «rassicurante» (17%). Insomma i francesi sembrano aver rotto con l’attuale inquilino dell’Eliseo. Il problema è che la costituzione voluta dal centralizzatore Charles De Gaulle gli dà i massimi poteri. Il resto del quinquennio sembra dunque essere sempre più in salita per Macron, anche perché alcuni partiti (Rassemblement National et La France Insoumise) esigono che sciolga l’Assemblea nazionale. Per ora l’ipotesi è esclusa seccamente da i leader di governo e dalla presidenza della Repubblica, ma questa crisi ha già riservato molte sorprese. Delle elezioni legislative anticipate potrebbero diventare l’unico antidoto contro la crescita della contestazione.
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