Sui corridoi per il grano Mosca apre ma l’Ucraina si oppone alle trattative
  • Il Cremlino boccia l’idea inglese delle scorte alle navi però ipotizza vie condivise e chiede sconti sulle sanzioni. Poi annuncia: «Mariupol porto aperto». Gli invasi si indignano: «Nessun negoziato, pensate ai bimbi morti».
  • Nonostante gli allarmi di Ursula von der Leyen, il problema dei cereali non è solo la guerra ma il boom dei prezzi. Causato dalle mosse dei quattro player mondiali (e tre sono Usa).

Lo speciale contiene due articoli.

La possibile crisi alimentare globale dovuta al blocco delle esportazioni di grano dall’Ucraina non è più solo uno «spettro». Ormai il «fattore grano» è elemento concreto e decisivo per le azioni da intraprendere al fine di evitare il disastro mondiale. Paesi europei, africani e asiatici contano sulle forniture di Kiev e di Mosca per non ritrovarsi ridotti alla fame. L’export delle derrate, però, avviene per il 95% via mare e i porti ucraini non sono in condizione di poter operare: Mariupol e Berdiansk nel Mar d’Azov sono sotto il controllo dell’esercito russo. Lo stesso è per Kherson nel Mar Nero, dove si trova anche Mykolayev che ha subito ingenti danni. Odessa è bloccata, circondata da mine russe.

Scorte di grano restano dunque stoccate negli hangar portuali, dove si teme che possano finire in due modi: marcire o essere rubate dai russi. Polemiche e sospetti, su questo secondo punto, hanno creato alcune immagini che mostrerebbero due navi russe nel porto di Sebastopoli – in Crimea – mentre caricano quello che si ritiene possa essere grano ucraino rubato. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, in merito, aveva dichiarato: «Non acquistate quel grano, non diventate complici dei crimini russi. Il furto non ha mai portato fortuna a nessuno».

In questo quadro, le teorie messe in campo per tentar di sbloccare lo stallo sono molteplici, ma una ha già subito la bocciatura di Mosca. Il Regno Unito sta discutendo con alcuni Paesi alleati a proposito della possibilità di inviare navi da guerra nel Mar Nero per proteggere le imbarcazioni mercantili che trasportano grano ucraino. La Russia ha gelato gli entusiasmi inglesi: il viceministro degli Esteri russo, Andrei Rudenko, ha chiarito che un’ipotesi del genere «aggraverebbe seriamente la situazione nel Mar Nero». Del resto, l’operazione implica un aspetto militare: si tratta di garantire la sicurezza dei porti da cui partono le imbarcazioni, il che solleva anche il tema della fornitura di armi necessarie a difendere le navi stesse da eventuali attacchi russi. Ma l’Unione europea insiste su questa strada. Il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha parlato al Forum economico mondiale di Davos di una crisi alimentare creata «deliberatamente dalla Russia» e ha rilanciato l’ipotesi di «corridoi resi sicuri dall’assistenza militare» per assicurare l’export di cereali. Per l’Ue resta questo il metodo più veloce per sbloccare le forniture di Kiev.

I corridoi, che vengono bocciati da Mosca nella loro versione «militarizzata», vengono avversati anche dalla stessa Ucraina, pur se per motivi diversi. La Russia si è resa infatti disponibile ad aprire la strada ai cereali in uscita – senza però la presenza di navi militari straniere – in cambio della revoca di alcune sanzioni nei suoi confronti. «Qualsiasi politico o funzionario straniero che possa pensare di accettare questo gioco dovrebbe prima visitare le tombe dei bambini ucraini uccisi e parlare con i loro genitori», ha commentato il ministro ucraino Kuleba. Anche l’Onu spinge affinché i russi consentano l’esportazione sicura del grano e diano accesso pieno e illimitato di cibo e fertilizzanti prodotti dalla Russia ai mercati mondiali. «Sono in stretto contatto su questo tema con Russia, Ucraina, Turchia, Usa, Ue e altri Paesi chiave», ha assicurato il segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres.

Proprio il ruolo della Turchia sarebbe fondamentale per rompere il blocco navale russo e aprire un corridoio da Odessa attraverso il Bosforo. A queste strade se ne aggiunge un’altra, l’unica sulla quale Mosca non sembra avere preclusioni ma che non è certo agevole come lo sblocco dei porti. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, infatti, ha dichiarato che «la parte russa non sta impedendo all’Ucraina di trasportare il grano con il treno». Il primo treno merci con un carico di grano dall’Ucraina è arrivato infatti in Lituania passando attraverso la Polonia. La Lituania è un altro dei Paesi il cui ruolo si sta rivelando fondamentale. Oltre a dare appoggio per il trasporto via terra fino a Vilnius e poi di lì verso i porti baltici, sta animando il dibattito sulla protezione delle navi mercantili nel Mar Nero. Il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, è uno dei protagonisti del piano (come si è visto, contrastato dalla Russia) per la creazione di una coalizione che si occupi della protezione delle navi mercantili nel Mar Nero.

Al «brainstorming» su come evitare la crisi globale, si aggiunge infine la necessità di sminare le aree portuali, per evitare che il trasporto di grano si risolva in una catena di incidenti. Sul punto, Mosca tenta di essere rassicurante, comunicando che cinque navi straniere hanno lasciato il porto di Mariupol dopo che sono state completate le operazioni di sminamento. Si spera che lo schema possa essere applicato in futuro, raggiunti eventuali accordi.


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