La guerra dei giudici  e dei   giornali per prendersi la Procura di Roma
Luca Palamara (Ansa)
  • Due articoli di Repubblica e Corsera su un’indagine su Luca Palamara. Ma il bersaglio vero è azzoppare Marcello Viola come successore di Giuseppe Pignatone.
  • Magistratura democratica tiene alla propria parzialità e non fa nulla per nasconderla. Arrivando ad attaccare i colleghi che parlano con La Verità.

Lo speciale contiene due articoli.

La nomina del nuovo procuratore di Roma sta agitando magistrati e giornalisti di complemento. Tanto che ieri abbiamo registrato l’utilizzo di armi non convenzionali. Tutto inizia giovedì scorso, quando la quinta commissione del Consiglio superiore della magistratura attribuisce quattro voti al candidato procuratore Marcello Viola, mentre Franco Lo Voi, successore annunciato dell’uscente Giuseppe Pignatone, resta al palo con un solo voto. Il giorno successivo sulla Repubblica esce un veemente articolo che annuncia la guerra a Viola in nome dell’indipendenza della magistratura e della lotta alla mafia. Che, sembra, sia retaggio esclusivo del duo PignatoneLo Voi.

A inizio settimana La Verità e il Fatto quotidiano iniziano a indagare su una pratica aperta al Csm su un esposto del pm Stefano Fava contro Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo. Questi due ultimi magistrati vengono messi a conoscenza degli articoli in preparazione. Ielo annuncia dure risposte al Csm. Pignatone tace. La questione sembra fermarsi a questo. Ma nelle stesse ore, da qualche parte, non sappiamo se in un ufficio di Procura o a Palazzo dei marescialli parte quella che sembra una controffensiva.

Una manina passa una velina al cianuro su uno dei possibili grandi elettori di Viola, il segretario di Unicost ed ex consigliere del Csm Luca Palamara, autocandidatosi a procuratore aggiunto di Roma: il pm è indagato per corruzione a Perugia e gli inquirenti stanno ispezionando anche la sua vecchia attività nel parlamentino dei giudici. La Repubblica piazza in prima pagina questo titolo: «Corruzione al Csm». Il sommario spazza via ogni dubbio sull’obiettivo del giornale con questo riferimento a Palamara: «È l’uomo chiave degli accordi per la nomina del procuratore di Roma». All’interno si denuncia «il mercato delle toghe» e l’articolista ci informa che l’indagine della pm Gemma Miliani e del Gico della Guardia di finanza «procede per corruzione, perché nell’amicizia tra Palamara e Centofanti (un lobbista d’area Pd arrestato nel 2018, ndr) c’è qualcosa – viaggi e regali diciamo «galanti» – che viene ritenuto vada molto al di là dell’opportuno». Tutto qui. Ma il quotidiano romano omette di far sapere ai suoi lettori che a frequentare in qualche cena Centofanti era anche il loro paladino Pignatone, che il 19 marzo scorso, quasi con un excusatio non petita, lo aveva ricordato in una lettera al pm Fava, aggiungendo di essersi preoccupato di far trasferire da Milano a Genova il fratello di Centofanti, il capitano della Guardia di finanza Andrea, grazie ai suoi rapporti con l’ex comandante generale delle Fiamme gialle Saverio Capolupo. Lo stesso Andrea Centofanti nel maggio 2016 è stato arrestato per un presunto ricatto.

Ma il vero target della Repubblica è il presunto «asse» tra Palamara e Cosimo Ferri, ex segretario di Magistratura indipendente (la stessa corrente di Viola), sottosegretario alla Giustizia in tre governi e deputato Pd. Per il quotidiano sarebbero Palamara e Ferri a puntare su Viola «perché ritenuto dalla coppia caratterialmente controllabile». In pratica un pupazzo.

Ma contro questo presunto rischio si starebbero battendo fieramente altri magistrati. Gli stessi che probabilmente hanno recapitato la notizia su Palamara a Repubblica, Corriere e Messaggero. Magari per oscurare la storia dell’esposto.

Uno scenario cupo che ieri un collega ha prospettato a Palamara, ottenendo questa risposta: «E lo so… la guerra è guerra. I colleghi erano molto agitati per l’esposto e ci sono andato di mezzo io. Sono molto amareggiato». Palamara, già dal mattino, si è messo a disposizione della Procura di Perugia per essere interrogato immediatamente. Nel pomeriggio non aveva ancora ricevuto risposta. «Io non ho nulla da temere. Chiedo solo di essere interrogato dopo circa un anno di indagini». C’è chi sostiene che colpendo lui, qualcuno stia provando ad affondare la candidatura di Viola: «Lo so bene e per questo ero pronto a farmi interrogare già oggi (ieri, ndr)» ha confidato il pm. «Voglio conoscere la contestazione e le fonti di prova, che cosa avrei ottenuto e che cosa avrei dato in cambio. Sono pronto a rispondere a tutte le domande». Palamara ha evidenziato con gli amici fidati che «questa cosa (i rumors sulla sua inchiesta, ndr) gira negli uffici giudiziari ormai da tempo immemorabile» ed è diventata «quasi un’arma di ricatto». «Per questo adesso voglio capire e penso di averne diritto» si è sfogato il pm. Un ex consigliere del Csm gli ha chiesto se lo vogliano tenere a bagnomaria sino alla nomina del procuratore di Roma: «Non lo so, ma ovviamente chiederò ogni giorno di essere sentito. Perché mai, e sottolineo mai, baratterei il mio lavoro e la mia professione per alcunché. Non posso rimanere appeso così».

Una guerra sporca in cui intercettazioni e fascicoli possono diventare, per dirla con Palamara, «armi di ricatto».

A metà maggio, poco prima della votazione in commissione per il procuratore di Roma, è partita dall’Umbria verso il Csm una nota firmata dal procuratore uscente Luigi De Ficchy con allegata un’informativa di polizia giudiziaria. Ma dentro al plico sembra che ci fosse poco. Si informavano i consiglieri che pende un procedimento penale per corruzione a carico di Palamara. Il dossier è prima passato dal Comitato di presidenza e poi per competenza è stato trasferito alla Prima commissione che si occupa di incompatibilità e trasferimenti d’ufficio. Qui il fascicolo è stato iscritto a ruolo come atti relativi ed è stato chiuso in cassaforte in un unico esemplare.

Il presidente della Prima commissione Alessio Lanzi ci spiega: «Non stiamo facendo indagini. Restiamo in attesa di sviluppi da Perugia perché allo stato abbiamo molto poco. Non mi risulta che ci siano intercettazioni di Palamara nella documentazione a nostra disposizione, né addebiti precisi; si dice che frequentava questo Centofanti. Se è un caso di corruzione propria ci deve essere anche l’atto contrario ai doveri d’ufficio e questo non emerge dalle carte che abbiamo. Si parla in modo generico dei rapporti tra l’arrestato e il magistrato».

L’affaire Palamara rischia di far saltare l’accordo su Viola? «La quinta commissione ha valutato tutto, proposto Viola con 4 voti su 6 e adesso aspettiamo il plenum di metà giugno. Speriamo per l’interesse della giustizia e della funzionalità della Procura che questo bailamme non allunghi i tempi». Quindi non verrà messo tutto in discussione? «Al plenum ci saranno i fuochi d’artificio. Ma quello dei giornali è scandalismo». Si tratta di articoli che puntano ad azzoppare Viola… «Questo ormai lo stanno capendo tutti, ma non credo che raggiungeranno l’effetto desiderato» conclude Lanzi.

Il segretario di Mi, Antonello Racanelli, è molto deluso per lo spettacolo: «Assisto con preoccupazione al tentativo di condizionamento sulle attività del Csm, tentativo che è partito in particolare da un quotidiano (La Repubblica, ndr), utilizzando anche vicende personali di colleghi che dovranno essere accertatei. La mia sensazione è che non si abbiano remore a “infangare” persone utilizzando anche termini quantomeno discutibili. Sono meravigliato del fatto che il vicepresidente (il renziano David Ermini, ndr) non sia ancora intervenuto a difesa del prestigio e dell’autonomia del Csm».


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