È durata meno di 24 ore la speranza di Valter Lavitola, arrestato lunedì scorso con l’accusa di essere il mandante dell’attentato esplosivo ai danni del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, di trascorrere ilFerragosto agli arresti domiciliari invece che in una cella di Rebibbia.
Al termine dell’interrogatorio di garanzia di due giorni fa, nel corso del quale il faccendiere ha confessato di aver commissionato l’attentato nei confronti dell’amico conduttore della trasmissione di Rai 3, il difensore di Lavitola, Sergio Cola, aveva presentato richiesta per una misura meno pesante della custodia cautelare in carcere, puntando sui domiciliari con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico.
Sulla richiesta i pm della Procura di Roma, coordinati da Francesco Lo Voi, avevano però dato parere negativo e il gip, Iole Moricca, ha sposato la loro linea. La mossa di mettere sul tavolo il fatto che Ranucci «potrebbe aver sospettato che fossi stato io», come ricostruito ieri all’Agi dall’avvocato Cola, non ha portato a Lavitola nessun vantaggio. Secondo quanto risulta alla Verità, infatti, la frase sarebbe apparsa più come una congettura dell’indagato, ma in realtà non è chiaro se il conduttore Rai avesse davvero colto qualche segnale.
Lavitola confessa, ma la sua versione non convince
Chi indaga ritiene che troppe cose non tornano, a partire dal fatto dalla versione fornita da Lavitola, anche ricostruzione fornita sulla genesi sull’attentato dinamitardo. L’imprenditore ha sostenuto di aver commissionato quell’attacco, ma con altre modalità. L’idea sarebbe stata, infatti, quella di far esplodere «quattro o cinque colpi di pistola verso il muro» della villetta del conduttore di Report a Pomezia. Gli attentatori avrebbero poi utilizzato un ordigno rudimentale, ma a sua insaputa. Secondo chi indaga, però, la ricostruzione dell’indagato non quadra. Le persone scelte dallo stesso Lavitola e dal suo factotum Clesio Gomez Tavares (anche lui colpito da mandato di cattura e al momento in Camerun) per portare a termine l’attentato avevano «almeno due canali di approvvigionamento di esplosivi», circostanza che renderebbe quindi «inverosimile pensare che si volesse procedere a colpi di arma da fuoco».
Gli inquirenti sono convinti che, se l’idea fosse stata davvero quella, «si sarebbero contattate altre persone» con competenze criminali diverse rispetto a quelle dei presunti esecutori. Ma i dubbi riguardano anche il movente fornito da Lavitola. Secondo il gip, infatti, l’indagato «seppur ammettendo di essere il mandante dell’azione intimidatoria, ha fornito ricostruzioni inverosimili sia per quanto concerne la sua estraneità alla scelta di utilizzare un ordigno esplosivo, sia per quanto concerne il movente della condotta criminosa ricondotto esclusivamente alla volontà di potenziare la scorta del Ranucci».
Il movente dell’attentato e la pista dell’intelligence israeliana
Nel dettaglio, per la toga questa versione «appare non solo inverosimile ma anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini per la seguente ragione: Lavitola asserisce che, poco prima dell’attentato, aveva appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell’intelligence israeliana causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale “Vittoria”». «Tale notizia», prosegue il magistrato, «lo avrebbe fortemente preoccupato per le sorti dell’amico, spingendolo a realizzare l’attentato».
«A fronte di questo dato privo di riscontro», chiosa il gip, «emerge, invece, la circostanza riferita dal teste Autieri (Daniele, giornalista inviato di «Report», ndr), secondo cui Lavitola, in evidente contraddizione con la presunta preoccupazione per l’incolumità dell’amico, ha cercato in vari modi di suggerire al collaboratore del Ranucci di indagare sulla pista dell’intelligence israeliana asseritamente legata ai fatti emersi a seguito del citato servizio sul cantiere Vittoria». Nome, quest’ultimo, che spunterebbe nelle carte dell’inchiesta in relazione a indagini venete sul proprietario del cantiere, Roberto Cavazzana, che riguardano una serie di presunti reati legati all’acquisizione dell’azienda. Le intercettazioni che riguardano l’imprenditore sono connesse alla coincidenza temporale tra la bomba sotto casa del conduttore e le inchieste giornalistiche di Report sul cantiere Vittoria.
Il rischio di depistaggio e di inquinamento delle prove
Sta di fatto che per il gip «l’evidente contraddizione tra quanto riferito in sede di interrogatorio e quanto invece emerso in sede di indagine appare indice di una consolidata capacità del Lavitola di inquinare l’attività investigativa dando vita e vere e proprie opere di depistaggio». Per il gip le «dichiarazioni dell’indagato» «hanno ulteriormente evidenziato la disinvoltura criminale con cui ha programmato l’atto intimidatorio». Ma ci sarebbe anche il rischio di un inquinamento delle prove. Nel testo del provvedimento che ha negato i domiciliari a Lavitola si legge, infatti, che «in particolare, quanto riferito in merito all’incarico dato al coindagato Gomes e alla sua asserita violazione degli ordini impartiti appare totalmente inverosimile, stante il rapporto sussistente tra i due (il Gomes è uomo di assoluta fiducia del Lavitola e suo vero e proprio “factotum” ); circostanza che rende assai probabile che il Lavitola, se posto agli arresti domiciliari, possa contattare il Gomes e con lui concordare una versione che dia supporto alle dichiarazioni inattendibili già rese».
Infine, per il gip «permane invariato anche il pericolo di fuga». La circostanza «che l’indagato avesse già programmato il viaggio in Camerun per il 4 luglio 2026 […] e che sia solito acquistare biglietti per voli intercontinentali il giorno prima, come sostenuto in sede di interrogatorio, allo stato non pare assolutamente provata». Di conseguenza, evidenzia il gip, «l’unico dato oggettivo acquisito e che egli ha acquistato il biglietto aereo solo dopo l’arresto degli esecutori materiali».
Al momento gli inquirenti non intendono riconvocare Ranucci, che secondo indiscrezioni, potrebbe essere riconvocato al termine dell’analisi del cellulare e del pc di Lavitola, che dureranno alcune settimane.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >