Se la vita sta diventando meno cara non è merito delle scelte della Lagarde
Christine Lagarde (Getty Images)
Al contrario di quanto sostiene, con i rialzi la Bce ha solo indebolito famiglie e imprese.

Christine Lagarde ha avuto la faccia di sostenere che se l’inflazione sta scendendo il merito è suo e della sua politica di rialzo dei tassi di interesse. Lo dico seriamente: ma questa signora, con quale faccia si presenta in pubblico? Delle due l’una: o crede veramente in quello che sta dicendo (e allora va spedita di filato a un corso base di economia), oppure (forse è anche peggio) mente sapendo di mentire, e qui ognuno pensi il commento che più si addice.

In realtà è vero l’esatto contrario di quello che è andata affermando la signora Lagarde in questi mesi, compresa quest’ultima balla stratosferica. Anzitutto non è vero che lei, con le sue politiche monetarie, abbia contributo a far calare l’inflazione. Al contrario, ha contribuito a farla alzare. Lo diciamo su questo giornale da tempo.

Questa è un’inflazione da offerta dovuta soprattutto all’aumento dei costi delle materie prime e da quelli energetici. A questi la signora Lagarde ne ha aggiunto uno, in maniera pesante, e cioè il costo del denaro: andate a chiedere a chi aveva un mutuo da 400 euro e ora gli è schizzato a 900. Andate a chiedere a un’impresa quanto metteva nel bilancio l’anno scorso alla voce «interessi passivi» e quanto mette quest’anno: in certi casi, il doppio. E questa politica folle sarebbe quella che ha fatto calare l’inflazione? Semmai ha fatto calare le braghe di consumatori e imprenditori. Si poteva anche ipotizzare un rialzo dei tassi, ma andava ammortizzato come hanno sapientemente fatto negli Stati Uniti, sia democratici che repubblicani, iniettando dosi abbondanti di denaro a fondo perduto a favore di imprenditori e consumatori. Evidentemente la signora Lagarde ha letto libri sull’inflazione che deve aver comprato usati e in cui mancava la seconda parte, quella della politica economica. La quale certo non rientrava nelle sue responsabilità, ma altrettanto certamente rientrava in quelle della Commissione europea.

E questo per quanto riguarda la prima balla. La seconda balla è conseguente alla prima: una specie di filiazione di balle. Non è vero che l’inflazione stia calando grazie alle politiche della Lagarde. L’inflazione sta calando sì, ma per la diminuzione dei costi del 2023 rispetto al 2022: l’energia è calata dal +6,5% al -1,5%, i beni industriali sono calati dallo 0,4% allo 0%, i servizi sono rimasti stabili nei due anni allo 0,7%. Da notare che dal 21 luglio del 2022 al 14 settembre del 2023 i tassi sono aumentati per un totale del +4,5%, una mazzata a un’economia in ginocchio o stesa che avrebbe abbattuto anche un bufalo. L’intervento della Bce non è stato solo inutile ma dannoso. Qui non c’è nessun merito da rivendicare. La Lagarde, con tutto il consiglio d’amministrazione della Bce, almeno tre volte al giorno, in seduta plenaria, dovrebbero recitare: «Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa». Dovrebbero recitarlo in modo contrito, in ginocchio sui ceci e a testa bassa. La Santa Sede si potrebbe far carico di vigilare che la liturgia penitenziale si svolgesse regolarmente tre volte al giorno, vietata la possibilità di farlo con una video call.

Come dicevamo, sopra la Bce ha solo aggiunto un costo (i tassi di interesse) ad altri costi già citati peggiorando i bilanci pubblici (l’aumento del costo del debito pubblico e l’aumento del deficit annuale per sovvenzioni a famiglie e imprese), deprimendo un’economia che non stava crescendo rispetto alla sua normale evoluzione ma solo rispetto a indicatori che si riferivano all’infausto periodo del Covid. Insomma, solo un gran brutto pasticcio.

In questo caso non è previsto l’errore colposo, cioè frutto di imprudenza, negligenza o disattenzione e, quindi, non realmente voluto. Qui è previsto l’errore doloso, cioè commesso volontariamente con l’intenzione di realizzare l’atto poi compiuto. Il perché è proprio nelle finalità dell’Istituto bancario europeo, e del funzionamento dell’economia finanziaria e di mercato che dovrebbe essere conosciuto dalle istituzioni finanziarie, in particolare quelle internazionali.

In altri termini non ci sono né attenuanti generiche né attenuanti specifiche che possano giustificare questo comportamento. Per quanto possibile le dichiarazioni della Lagarde sulle relazioni tra le sue politiche e la discesa dell’inflazione aggravano ancora di più la situazione perché dimostrano ulteriormente l’inconsapevolezza – o la consapevolezza pelosa – di quel casino che è stato combinato.

Questo dimostra anche la distanza che separa la Bce dall’economia reale dell’Europa.

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