Dispiace, ma tocca riparlare di madame Christine Lagarde. La stessa che dal 2022 in poi ha portato i tassi di interesse della Bce a livelli tali da uccidere un bisonte, figuratevi un povero risparmiatore o una povera impresa. E il brutto è che c’è riuscita. Dopo questa serie di rialzi, alla fine, nel senso che ha sfinito risparmiatori e consumatori, ha deciso una riduzione di 25 punti base che porta il tasso sui rifinanziamenti principali dal 4,50% al 4,25%, quello sui depositi dal 4% al 3,75%, e quello sui prestiti marginali dal 4,75% al 4,50%. Sostanzialmente nulla. Senza entrare in particolari tecnici che ci porterebbero troppo lontano, ciò cui bisogna prestare attenzione è il tasso sui rifinanziamenti, cioè il tasso di riferimento che condiziona il tasso di interesse applicato ai consumatori-risparmiatori, cioè quello dal 4,50% al 4,25%. Come abbiamo detto altre volte le banche commerciali italiane adattano i propri tassi di interesse a quelli delle banche centrali cioè, in questo caso, della Banca centrale europea. Se il tasso di riferimento aumenta le banche commerciali alzano i propri tassi di interesse, e quindi prendere soldi a prestito diventa più costoso. In altre parole, i consumatori si trovano a pagare mutui o prestiti con rate più che raddoppiate e per le imprese la questione non cambia perché si chiamano investimenti invece che mutui, ma alla Lagarde queste distinzioni non interessano.
Lei si regola in base al compitino che deve portare a casa che è quello di portare l’inflazione al 2%. La considerazione delle modalità e dei tempi in cui farlo esula dai suoi interessi. Probabilmente non le hanno spiegato che l’economia è come un puzzle dove non puoi non considerare tutto l’insieme perché ogni casella deve essere messa al suo posto altrimenti il puzzle impuzzle, cioè impazzisce. La signora Lagarde non ha certamente consuetudine con la cucina, del resto sembrerebbe offensivo metterla ai fornelli – anche se lei sui fornelli ha messo noi e quando ci ha ben cotti da una parte ci ha anche girato – ma è un po’ come la maionese: se non stai bene attento alle varie componenti, a girarla nel verso giusto e mettere l’olio in quantità regolare, la maionese impazzisce. Ecco, la Lagarde, invece che la maionese, con la sua politica scellerata sui tassi di interesse ha fatto impazzire l’economia. Ma il problema fondamentale non è questo, che pure è già enorme, ma è il fatto che non se ne sta ancora rendendo conto, tant’è vero che ha calato i tassi in modo risibile e ha fatto delle osservazioni che lasciano a dir poco sbalorditi sostenendo che la priorità rimane un’inflazione stabile e che la politica monetaria resterà restrittiva. Notare che, ad esempio, in Italia l’inflazione è ben sotto il 2%, ma in Germania e Francia no e qui, purtroppo, sta il vero motivo di questo abbassamento dello 0,25 con un’economia che, anche per il costo del denaro, stenta a ripartire.
Ha affermato che: «Le nostre future decisioni di politica monetaria dipenderanno da tre cose: se continueremo a riscontrare un tempestivo ritorno dell’inflazione all’obiettivo (e qui non si capisce cosa ci sia da aspettare visto che l’inflazione è calata ormai in modo molto significativo), se assisteremo ad un allentamento delle pressioni complessive sui prezzi nell’economia (e qui lo sfondone potrebbe essere causa di una bocciatura al primo anno di qualche facoltà nell’esame di economia, in quanto tra le pressioni complessive sui prezzi rientra a pieno titolo il prezzo del denaro, cioè i tassi di interesse, che sarebbe come regalare cinque chili di salsicce con l’obbligo di mangiarle in una settimana a uno che ha il colesterolo alto, vedete voi), se riterremo ancora altrettanto efficace la nostra politica monetaria nel contenere l’inflazione». Quest’ultima affermazione è farneticante in quanto la sua politica monetaria, nel contenere l’inflazione aggiungendo costi all’economia reale, è finita per spezzare le gambe alla stessa. Ma non ha detto solo questo, ha detto anche: «In altre parole, per un po’ dovremo ancora tenere il piede sul pedale del freno, pur non spingendo forte come prima».
Evidentemente la signora, tra autisti, paggi e paggetti, non guida da decenni e quindi non ha molto chiaro come funzioni un’auto. Mettiamo che quest’auto sia l’economia in generale, a suon di tenere il piede sul freno il freno stesso si è bruciato e allora ha deciso di tirare definitivamente il freno a mano, e così è riuscita a bloccare la macchina. Ma il freno a mano, in questo caso, potrebbe chiamarsi freno a morte perché l’automobile non va più avanti.
Gran parte della responsabilità dell’avanzamento lento del Pil europeo è da ascriversi alla signora Lagarde e alle sue scelte. Sarebbe meglio che da quella auto scendesse e la facesse guidare ad un autista che sa come si usano il freno e l’acceleratore nelle politiche economiche e finanziarie. A lei dovrebbe essere consigliata una macchina nella quale giocare con la sola frizione.
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