• Le trattative tra Lega e 5 stelle per il perimetro della manovra continuano, mentre Giuseppe Conte è a New York. Il Carroccio punta a condonare le multe per i mancati versamenti dell’imposta. Spunta un taglio da 300 milioni sulle accise. Ma solo per un anno.
  • Accesso al sussidio dai 7-8.000 euro. Luigi Di Maio promette: «Partirà il prossimo marzo».

Lo speciale contiene due articoli

Le riunioni della maggioranza di governo proseguono. Al vertice di ieri sera mancava solo il premier Giuseppe Conte, volato a New York per partecipare all’assemblea generale dell’Onu. Poco cambia perché le trattative si sono spostate di nuovo tra le forze di maggioranza. Da un lato Lega e dall’altro i 5 stelle. Il Carroccio spinge per allargare le maglie della cosiddetta pace fiscale. Alzare l’ipotetico gettito per finanziare parte della rimodulazione delle tasse. «Del tetto della pace fiscale non abbiamo proprio parlato. Stiamo affrontando puntualmente tutte le casistiche delle lite pendenti», ha detto il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci conversando con i cronisti in Senato. «Ieri in un incontro di quasi tre ore con i tecnici abbiamo fatto una ricognizione puntuale delle liti pendenti, dalle sanzioni amministrative, al contenzioso tributario agli accertamenti» con l’obiettivo di «trovare soluzioni concrete per chiuderle per evitare di ricomprendere tutto in una specie di condono tombale che non ci sarà».

Nelle intenzioni la Lega vorrebbe fare rientrare «non solo l’omesso versamento ma escludendo le evasioni, le elusioni e tutto quello che, giustamente, sia noi sia i 5 stelle non vogliamo ricomprendere», ha spiegato l’esponente leghista. Quanto all’ipotesi di norme più stringenti sul «carcere agli evasori» Bitonci si limita a sottolineare che certo «ci sono anche temi di altri ministeri che entrano» nel decreto fiscale ma «io mi occupo della parte fiscale non di quella penale». L’esponente del Carroccio dopo aver lunedì spostato l’asticella del condono parziale anche ai contributi previdenziali, ieri ha aggiunto un tassello importante: l’Iva. Esiste una presunta evasione dell’imposta comunitaria che si aggira intorno ai 36 miliardi, ma poi c’è anche una fetta di Iva non versata. I motivi sono plurimi, a volte anche legati al cattivo andamento dell’esercizio commerciale o dell’impresa. Fare sconti sull’Iva non è possibile perché aprirebbe un contenzioso con l’Ue insostenibile in quanto contrario ai trattati. Il governo però potrebbe decidere di azzerare le multe e le sanzioni nella speranza di recuperare qualche centinaio di milioni di euro. Se poi i gialloblù decidessero di applicare il condono anche sulle cassette di sicurezza, quello avanzato da Matteo Renzi ma abortito immediatamente allora il gettito aumenterebbe drasticamente. Sol che si aprirebbe una questione etica molto importante. Una voluntary disclosure sui contanti è un assist alla malavita. Il vicepremier Matteo Salvini si è spinto a dichiarare che vorrebbe incassare 20 miliardi di euro. Sono però valutazioni instabili perché è difficile per natura prevedere i ritorni e la risposta dei contribuenti. D’altronde i soldi servono, perché l’ultima ipotesi di riforma pensionistica di quota 100 sembrano essere molto costose.

L’accesso alla pensione con quota 100 e un’età minima di 62 anni insieme alla possibilità di uscire con 41 anni e mezzo di contributi indipendentemente dall’età anagrafica potrebbe costare già nel 2019 13 miliardi al lordo delle tasse e 9 miliardi al netto, secondo le elaborazione della società di ricerca Tabula guidata dall’esperto di previdenza Stefano Patriarca e riportate dal Sole 24 Ore. Prende invece una strada diversa il reddito di cittadinanza. I 5 stelle potrebbero accettare la proposta leghista di agganciare gli ammortizzatori all’Isee e di conseguenza al reddito. In questo caso se il governo rivedesse l’intero sistema di Cig, Naspi e centri per l’impiego, rimetterebbe mano a circa 12 miliardi di spesa annua. Ottimizzare potrebbe permettere di racimolare almeno uno dei due miliardi che serviranno per ampliare il lavoro dei centri per l’impiego. Lo stesso Di Maio ieri sera ha ribadito di voler far partire dal primo gennaio prossimo le pensioni di cittadinanza, ovvero l’assegno della minima che passerebbe dagli attuali 450 a 780 euro mensili. Qui immaginare di trovare fondi idonei è quasi impossibile. Anche se malauguratamente passasse la legge per il taglio delle pensioni retributivi sopra i 4.500 euro netti al mese si recupererebbero poco più di 500 milioni. Un ordine di grandezza di uno zero inferiore.

Il taglio delle accise rispunta a sorpresa ma con un piccolo bluff. Varrà circa 300 milioni di euro, ma durerà soltanto un anno. Il governo, per il taglio, utilizzerà l’extragettito Iva su benzina e gasolio. Una cifra che deriva dall’aumento dei prodotti petroliferi e di conseguenza dei prezzi alla pompa. Per legge non può essere un taglio strutturale, tanto più che nel 2020 scatteranno aumenti delle accise per 350 milioni. Sono quelli stabiliti dal governo di Enrico Letta e questi sì che saranno strutturali.

Claudio Antonelli


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