- Dopo Polonia, Ungheria e Slovacchia, anche la Bulgaria vuole fermare le importazioni. La Commissione critica le «azioni unilaterali» e lavora ad altri 75 milioni di aiuti. Intanto Kiev cerca una sponda in Turchia.
- Secondo il «Guardian», solo i dieci più grandi hedge fund hanno realizzato profitti stellari. Facendo impennare i prezzi ed esasperando i guai causati dal conflitto.
Lo speciale contiene due articoli.
A far scoppiare una nuova battaglia del grano in Europa non è più l’impossibilità dell’Ucraina di esportarlo, ma la decisione dei Paesi dell’Est di non importarlo. La Polonia, l’Ungheria e la Slovacchia hanno infatti fermato temporaneamente le importazioni di grano ucraino e anche la Bulgaria prenderà in considerazione l’ipotesi di uno stop. L’obiettivo per tutti è difendere il proprio mercato interno e placare gli agricoltori colpiti dal calo dei prezzi, scattato quando l’Ue ha abolito i dazi e le quote sulle importazioni di grano ucraino lo scorso anno. Le autorità di Bruxelles hanno rimosso queste restrizioni dopo che le esportazioni di grano dell’Ucraina sono state reindirizzate a Ovest via terra verso l’Europa, in seguito all’invasione russa, che ha modificato le tradizionali rotte di esportazione marittima. Da allora, grandi volumi di prodotti ucraini destinati ad arrivare sui mercati esteri sono stati invece venduti nel Vecchio continente, facendo precipitare i prezzi all’interno dei 27 Paesi dell’Ue e scatenando le proteste di migliaia di agricoltori e piccoli imprenditori.
La prima a muoversi è stata Varsavia, che resta comunque uno dei maggiori sostenitori di Kiev, vietando l’ingresso dei prodotti agricoli ucraini nel Paese. Sabato il ministro dello Sviluppo e della Tecnologia, Waldemar Buda, ha pubblicato un decreto delineando il divieto, che sarà in vigore fino al 30 giugno, e sospenderà anche le importazioni di una serie di altri prodotti agricoli tra cui verdure, zucchero, carne bovina, suina e pollame. «Non lasceremo mai i nostri agricoltori senza aiuto», ha dichiarato il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, dopo la riunione del partito. In Polonia, di fronte alla crescente rabbia degli agricoltori, si è perfino dimesso il ministro dell’Agricoltura, Henryk Kowalczyk.
È subito seguito l’annuncio del governo ungherese e di quello slovacco, che già giovedì scorso aveva anche vietato la lavorazione del grano ucraino stoccato e della farina da esso prodotta per la presenza di pesticidi. Infine, il ministro dell’Agricoltura bulgaro ad interim, Yavor Gechev, ha lasciato intendere di voler seguire la stessa strada per «proteggere gli interessi della Bulgaria, soprattutto quando una simile restrizione è già stata introdotta da altri due Stati».
Un fronte compatto contro Bruxelles che ha giurisdizione su tutta la politica commerciale dell’Unione. «Azioni unilaterali non sono accettabili», ha affermato Miriam Garcia Ferrer, portavoce della Commissione europea per il Commercio e l’Agricoltura. La stessa Commissione sta preparando un nuovo pacchetto di aiuti per i Paesi confinanti con l’Ucraina, che potrebbe arrivare a 75 milioni di euro dalla riserva di crisi Pac, per alleviare la pressione sui prezzi dei cereali nei Paesi confinanti con l’Ucraina. Questa volta potrebbe riguardare più Stati membri, oltre a Polonia, Bulgaria e Romania. Intanto, ieri è intervenuto anche l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell: «La Russia sta bloccando ancora una volta 50 navi con grano urgentemente necessario nel Mar Nero. L’Ue sostiene gli sforzi dell’Onu e continuerà a facilitare le esportazioni attraverso le corsie di solidarietà dell’Ue, che hanno portato 25 miliardi di tonnellate di grano nel mondo», ha scritto in un tweet.
In mezzo a questa battaglia, i riflettori sono puntati anche sulle mosse della Turchia. Il ministro delle Infrastrutture ucraino, Oleksandr Kubrakov, si recherà oggi nel Paese, proprio per discutere dell’accordo sull’esportazione di grano attraverso il Mar Nero. Kubrakov incontrerà il ministro Hulusi Akar nella città di Kayseri, nell’Anatolia centrale. Proprio Akar è stato uno degli attori principali che hanno permesso la chiusura dell’accordo, che dallo scorso luglio permette il passaggio di grano ucraino bloccato nei porti del Mar Nero. Accordo che sarà inevitabilmente al centro dell’incontro di oggi, anche per il malcontento di Mosca, che rischia di far saltare tutto. La visita di Kubrakov in Turchia segue peraltro di 12 giorni il viaggio del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, nella Capitale turca Ankara.
Ieri a Varsavia le delegazioni dell’Ucraina e della Polonia hanno intanto avviato i negoziati sull’importazione di prodotti agricoli ucraini, in particolare per quanto riguarda i cereali destinati al transito verso Paesi terzi. L’obiettivo del governo di Kiev è di garantire la riapertura del transito di cibo e grano attraverso la Polonia. Ci saranno ulteriori colloqui in Romania domani e in Slovacchia giovedì.
Nel frattempo, con una tempistica e un’enfasi che a qualche osservatore è parsa non casuale, ieri è stato comunicato l’arrivo in Yemen della sesta nave del programma umanitario di Volodymyr Zelensky, «Grain from Ukraine», per sostenere «le oltre 20 milioni di persone che hanno bisogno di aiuto in Yemen», si legge in una nota. Dove si ricorda che la spedizione è stata supportata dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, con l’assistenza finanziaria di Stati Uniti, Francia e Spagna.
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