Comizio in Aula della Von der Leyen: la transizione verde non si discute
Ursula von der Leyen (Ansa)
  • Chi sperava che l’addio di Frans Timmermans ammorbidisse la posizione di Bruxelles si sbagliava. Nel discorso sullo stato dell’Unione, la presidente in cerca del secondo mandato pare Greta Thunberg: «La Terra è in ebollizione».
  • La leader della Commissione annuncia un’inchiesta sui sussidi di Pechino all’elettrico: «Distorcono il mercato». Troppo tardi, e non dice quali contromisure si prenderanno.

Lo speciale contiene due articoli.

Nonostante sia una cavallerizza provetta, la baronessa Ursula Gertrud von der Leyen ha deciso di usare la più abusata delle metafore marinaresche: «Manteniamo la rotta». Qualcuno s’era forse illuso che, dopo l’auspicato addio del paraguru Frans Timmermans, l’Unione europea avrebbe deposto la cieca furia ambientalista? Illusi. La presidente della Commissione europea, dopo qualche furbesco ammiccamento a destra, convalida invece la ragion d’essere del suo lunare quadriennio al potere: il Green deal. «Ci atteniamo alla nostra strategia di crescita» insiste nel suo discorso sullo stato dell’Unione. «E lotteremo sempre per avere una transizione equa e giusta». Difatti: dalle auto elettriche alle case efficienti, ogni imminente imposizione rimane a spese dei sempre più impoveriti continentali.

La baronessa Ursula è una moderna Maria Antonietta. «Maestà, il popolo ha fame…» dicevano all’illustre predecessora. E lei: «Che mangino brioches…». Ecco: nella folle corsa a perdifiato della Commissione, tra veicoli a emissioni zero e cappotti termici, saranno ancora gli incolpevoli sudditi a pagare. Come in una fiaba ecologista, Von der Leyen promette che «nessuno deve essere lasciato indietro» ammettendo comunque mire iperuraniche: «Abbiamo un Green deal europeo che rappresenta il fulcro della nostra economia e un’ambizione senza pari». L’inscalfibile Ursula si lascia prendere dalla prosopopea: «È la nostra risposta alla chiamata della storia». Per poi aggiungere, con fervore gretino: «E quest’estate, la più calda di sempre in Europa, ce lo ha ricordato con forza. La Grecia e la Spagna sono state colpite da incendi devastanti. E abbiamo visto il caos e la carneficina provocati dagli eventi meteorologici estremi, dalla Slovenia alla Bulgaria, in tutta l’Unione. È la realtà di un pianeta in ebollizione. Il Green deal è nato dalla necessità di proteggerlo».

La sacerdotessa verde assicura che la transizione non deve essere a scapito dell’industria o dei cittadini. Proprio mentre, tanto per dirne una, continuano a essere diffusi ferali studi sulle sorti dell’auto europea: «La Commissione sta avviando un’indagine anti-sovvenzioni sui veicoli elettrici provenienti dalla Cina» promette quindi la solerte Ursula, dopo aver notato che Pechino ci sta riempiendo di auto economiche a zero emissioni e tanti incentivi. «L’Europa è aperta alla concorrenza. Non per una corsa al ribasso. Dobbiamo difenderci dalle pratiche sleali». Come e quando? Boh. Di sicuro, mette le mani avanti Ursula, «ci sono anche temi in cui possiamo e dobbiamo collaborare». Insomma: «Continueremo a sostenere l’industria europea nel corso di questa transizione» giura. «Dall’eolico all’acciaio, dalle batterie ai veicoli elettrici, il futuro della nostra industria delle tecnologie pulite dev’essere made in Europe». E rivela di aver chiesto a Mario Draghi, «una delle menti economiche più grandi d’Europa», di preparare un report sui destini della nostra competitività. Mutua persino il «Whatever it takes» del fu presidente della Bce. Pure stavolta, prepariamoci a fare la qualsiasi.

Adesso: con tutta la stima per il nostro ex premier, potrà la sua acuta relazione fermare l’inarrestabile avanzata cinese? Insomma: mentre il centrodestra chiede realismo e difesa degli interessi, si continua a supercazzolare. L’unica nobile concessione della baronessa agli avversari è «un maggiore dialogo». Mantenendo «la rotta», chiaramente. Ma pare solo un magra concessione, utile a rassodare il terreno. Il Ppe di Manfred Weber, dopo aver aperto ai conservatori, ultimi sondaggi alla mano sembra voler puntare nuovamente sulla «maggioranza Ursula» con socialisti e liberali. Ma l’Ecr, guidato da Giorgia Meloni, potrebbe comunque essere decisivo. Dunque, meglio lasciare la porta socchiusa fingendo timide aperture. Come reagiranno la premier italiana e suoi alleati? Von der Leyen scalpita ufficialmente per il secondo mandato. Alle prossime elezioni del giugno 2024, toccherà «rispondere ancora all’appello della storia». Il suo intendimento è già scritto: totale continuità. «Quando, nel 2019, mi sono presentata di fronte a voi con il mio programma per un’Europa verde, digitale e geopolitica, so che alcuni avevano dei dubbi» concede. «Guardate invece dove si trova l’Europa oggi?». Ecco, appunto: inflazione epocale, recessione galoppante, migrazioni irrefrenabili. Ma lei è entusiasta persino delle prodezze di Christine Lagarde, gran capa della Bce. O dell’inutile patto europeo sulle migrazioni. Gli ultimi «300 giorni» al potere serviranno soltanto a «terminare il lavoro».

Così uguale, ma anche così diversa. La presidentissima informa di aver avuto tre nipoti, durante questo mandato. È proprio per evitare l’estinzione delle nuove leve che è pronta a immolarsi ancora: «Avranno pure loro un’estate, un autunno, un inverno e una primavera come quando noi eravamo bambini? Potranno avere una famiglia?». Ovviamente, no. Saranno spazzati via da apocalissi e carestie. A meno che SuperUrsula non venga provvidenzialmente rieletta per altri cinque anni.

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