L’ultimo delirio ideologico dell’Ue: produrre più carri senza inquinare
Ursula von der Leyen (Ansa)

Nonostante tutto, l’Unione europea non molla sul Green deal.

Nonostante i prezzi dei carburanti alle stelle, nonostante una industria moribonda e un impoverimento generale dei suoi cittadini, le priorità continuano a essere il riarmo e la decarbonizzazione. Aver affiancato il riarmo alle politiche ambientali è ridicolo se non portasse con sé il tracollo definitivo di chi segue questo approccio suicida.

La caserma ecologica a cui aspira la commissione Ue è follia. Tralasciamo gli aspetti etici, passati di moda o perlomeno validi solo in alcuni comparti relativi al mondo pride, all’Ucraina e ai migranti vittime di presunte e infondate ingiustizie storiche, e concentriamoci sul rapporto tra conflitti e ambiente.

Potremmo partire dalle atomiche in Giappone, ma evitando il nucleare, che per il momento sembra essere ancora un tabù, rivediamo brevemente alcuni degli effetti ambientali più pesanti delle ultime guerre.

Si può partire dall’agente orange, usato dalle truppe americane nella guerra del Vietnam.

Questa sostanza chimica ha avuto effetti ambientali enormi e ancora visibili dopo 50 anni dalla fine della guerra. Fu utilizzato come defoliante per eliminare la protezione vegetale dei guerriglieri, provocando contemporaneamente la distruzione di interi ecosistemi, con diossina presente per decenni nei terreni, nei corsi d’acqua e nel ciclo alimentare.

Le guerre vengono rimosse velocemente insieme agli orrori che hanno causato; non si parla più di ciò che è successo nella guerra dei Balcani dove era comune usare proiettili all’uranio impoverito, che oltre ad avere effetti gravissimi sulla salute, quando colpiscono un bersaglio contaminano il suolo, le acque e persistono a lungo nell’ambiente.

In Iraq e in altre guerre recenti non sono mancate le bombe al fosforo; il fosforo si accende spontaneamente a contatto con l’ossigeno, distruggendo colture e fauna locale.

In Ucraina le bombe a grappolo non mancano; sono ordigni che rilasciano in volo centinaia di subbombe su aree vaste, contaminando per decenni aree agricole che diventano molto pericolose per chi le frequenta.

Ho elencato solo alcune armi che sono state utilizzate negli ultimi conflitti, armi letali per l’uomo e per l’ambiente. Ma l’Unione europea si sta muovendo per ridurre l’impatto ambientale della guerra e del riarmo in generale. È incredibile che nel 2026 sia tollerata e consentita anche solo pensare una idiozia simile. L’Europa, nella sua delirante deriva ideologica è convinta di poter normare anche le guerre, come se fosse possibile preoccuparsi delle emissioni di anidride carbonica nei rifugi antiaerei o sotto attacco di un drone suicida.

Il riarmo, anche in assenza di guerra, richiede maggiore produzione di acciaio, di alluminio e in generale di tutte le materie prime non rinnovabili. Richiede un aumento dei consumi energetici e un apparato che inevitabilmente utilizza risorse pubbliche destinate ad altri settori.

Si racconta sempre che le innovazioni che hanno cambiato la storia sono nate per esigenze militari; non è sempre così ma in molti casi, come ad esempio internet, l’utilizzo militare ha preceduto la diffusione civile. Se si evitasse tuttavia di pensare che il riarmo e la guerra possano generare benefici tecnologici e sulla qualità della vita dei cittadini, si potrebbe davvero governare per un futuro migliore, ma questo non è ciò che sta costruendo questa Unione europea.

Da non perdere

Euro digitale: 5 motivi per cui parte male
I nostri soldi

Euro digitale: 5 motivi per cui parte male

Sperimentazione al via nel 2027, selezionati gli istituti «pilota». Però gli analisti già denunciano le criticità su prelievi e transazioni: necessari nuovi software per carte, sportelli e Pos con costi fino a 30 miliardi. E il portafoglio potrà contenere appena 3.000 euro.