tajani safe
Antonio Tajani (Ansa)

Che sia stata una gaffe o un tentativo di dare una «spintarella», la dichiarazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ieri mattina, durante un’audizione davanti alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, ha riacceso, anzi infiammato il dibattito sull’utilizzo da parte dell’Italia dei fondi del Safe, acronimo di Security Action for Europe, strumento finanziario dell’Unione europea istituito per rafforzare la difesa e la sicurezza dei Paesi membri, ai quali vengono messi a disposizione 150 miliardi di euro in totale sotto forma di prestiti a condizioni agevolate. «Abbiamo deciso di utilizzare Safe», dice Tajani, «chiedendo un intervento di 14,9 miliardi. Entro la fine dell’anno formuleremo la nostra proposta».

La frase «abbiamo deciso di utilizzare Safe» è un notizione: da settimane, se non mesi, il governo e la maggioranza non hanno ancora stabilito se e quanto attingere da questo fondo europeo. Infatti, poco dopo, arriva la precisazione di Tajani: il governo, precisa dopo l’audizione, ha «prenotato» 14,9 miliardi nell’ambito di Safe e deciderà entro fine anno se e quanto attingere dal fondo. E in serata ribadisce: «Nessuna novità su Safe, è stata una tempesta in un bicchier d’acqua». «Il programma Safe, per come è stato impostato», sottolinea il ministro della Difesa Guido Crosetto, «è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio. Per cui in Italia il Safe è un’alternativa al Bot. È una scelta totalmente tecnica che il governo farà entro la fine dell’anno: sui 14,9 miliardi di cui parlava il ministro Tajani, valuteremo quanto utilizzarne in alternativa ai Bot e ai Cct dal punto di vista della convenienza finanziaria. Non è una scelta politica che rafforza o non rafforza l’Europa», aggiunge Crosetto, «è una scelta che è stata vista in modo tecnico. La scelta politica sarà lo scostamento di bilancio».

«Prendo atto con piacere», scrive sui social il senatore della Lega Claudio Borghi, «delle precisazioni di Tajani sui fondi Safe. Non c’è nessuna decisione sul loro utilizzo o meno e deciderà il Parlamento sulla base dei dati di opportunità e convenienza». Fonti della Difesa confermano alla Verità che sarà il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ad analizzare la situazione e verificare se i tassi di interesse del Safe sono più o meno vantaggiosi rispetto alla emissione dei canonici titoli di Stato per finanziare le maggiori spese per la difesa. Il piano di bilancio italiano prevede un incremento della spesa per la difesa pari allo 0,3% del Pil nel 2027, seguito da un ulteriore aumento sempre dello 0,3% nel 2028. Più o meno, per la prossima manovra, servono tra i 6 e i 7 miliardi di euro. Le incognite, però, non mancano: innanzitutto, i reali tassi di interesse del Safe non sono facili da calcolare, poiché dipendono da molteplici varianti. Ma il problema è soprattutto politico: il Mef potrebbe anche valutare che i tassi del Safe sono più vantaggiosi di una emissione di Bot, ma non dimentichiamo che i prestiti del fondo europeo vincolano poi il loro utilizzo a progetti indicati dalla Commissione europea, mentre finanziarsi coi propri titoli di Stato significa poter poi scegliere come spendere questi denari, in quali settori e presso quali aziende. È perciò quanto meno sospetto il tempismo con il quale la Commissione si fionda sulle dichiarazioni di Tajani e Crosetto: «Sarebbe molto, molto positivo», sottolinea il portavoce della Commissione per la Difesa, Thomas Regnier, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, «se l’Italia utilizzasse i fondi Safe a disposizione interamente, per 14,9 miliardi di euro, anche perché ha presentato un piano molto solido sull’uso che intende fare di quelle risorse. Non abbiamo tempo da perdere, questa è la posizione chiara della Commissione europea, in merito a Safe e alla sua attuazione. L’importante è che possiamo procedere con la firma dell’accordo di prestito, perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto. Questa è la tempistica che stiamo considerando. Se ci fossero cambiamenti a livello di budget», aggiunge il portavoce, «la situazione diventerebbe ancora più urgente, perché quei fondi dovrebbero essere riallocati attraverso un nuovo bando ad altri Stati membri, che potrebbero voler richiedere ulteriori prestiti».

Non vede l’ora di erogare il prestito Safe anche all’Italia, la Commissione. Sembra di essere tornati ai tempi del Mes, quando sembrava che senza la ratifica dell’Italia sarebbe crollato il mondo. Eppure solo 19 su 27 Paesi della Ue hanno firmato il prestito: la Germania, ad esempio, non ha chiesto un euro, perché i tassi di interesse sui suoi titoli di Stato sono molto vantaggiosi, e quindi finanzierà le maggiori spese per la difesa in autonomia.

Per quel che riguarda il dibattito politico interno, si è scatenata la solita polemica, con il centrosinistra diviso (Pd a favore dell’utilizzo dei fondi Safe, M5s e Avs contrari). Netta la posizione di Roberto Vannacci: «Basta fare gli interessi delle multinazionali e della finanza internazionale», dice Vannacci all’Adnkronos, «basta agenda Draghi. Noi di Futuro nazionale vogliamo fare solo gli interessi dell’Italia e degli italiani che hanno ben altre priorità. Fn è contrario ad ogni forma di indebitamento comune ed è contrarissimo al Safe, che è debito comune per cui verrà speso per le priorità Bruxelles e non per le nostre. È il modo migliore di sottrarre sovranità agli Stati. Pensare al riarmo in un momento in cui il prezzo dell’energia e delle materie prime è ai massimi è stupido oltre che inutile. È una follia».

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