A colpi di solare la bolletta si surriscalda
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L’Europa ha preso un colpo di sole e si risveglia bruscamente dal sogno che solare è bello. Le avvisaglie ci sono da tempo: in Spagna si susseguono i fallimenti di società che hanno investito sul solare perché di troppi pannelli si muore (economicamente).

Se Pedro Sánchez si è appuntato al petto la medaglia verde – la Spagna si vanta di aver prodotto il 75% di energia da fonti rinnovabili – non ha tenuto conto del rovescio: tra gennaio e marzo di quest’anno la Spagna ha registrato 397 ore di prezzi negativi dell’elettricità, nello stesso periodo l’anno scorso erano 48. Morale: più impianti solari fai e meno guadagni. Perché lo capisce anche uno scolaretto delle elementari: col fotovoltaico si produce il massimo di energia quando c’è il consumo minimo. E allora: o si ha la capacità di trattenere l’elettricità in eccesso oppure si butta via e diventa un fattore negativo. Se n’ è accorta anche l’Europa del Green deal. Lo segnala Bloomberg, leader mondiale nell’informazione finanziaria, che al tema ha dedicato un corposo dossier. A ottobre, l’Ue ha commissionato all’Acer, l’agenzia per l’energia, di indagare sui picchi di prezzo nell’Europa sud-orientale. L’indagine ha rilevato che le oscillazioni giornaliere dei prezzi all’ingrosso sono ora circa cinque volte superiori rispetto al 2020 e ha richiesto misure, tra cui un maggiore accumulo di energia tramite batterie, per rendere il sistema più resiliente. Secondo Bloomberg l’aumento della produzione da fonti rinnovabili sta rendendo più difficile la gestione delle reti. Il blackout dello scorso anno in Spagna, in Portogallo e che ha coinvolto anche il Sud della Francia è la prova che bisogna bilanciare domanda e offerta con un approccio più prudente nella gestione della produzione da fonti rinnovabili. Sempre dallo studio di Bloomberg si ricava che in una giornata di fine maggio in Germania i prezzi sono balzati da meno di zero intorno a mezzogiorno a quasi 400 euro per megawattora alle otto di sera. Questo disorienta la programmazione delle spese per energia. Stando alle rilevazioni che Bloomberg ha fatto sui dati Epex Spot e Omie (il primo è il principale osservatore del mercato dell’elettricità in Europa, il secondo l’agenzia spagnola) le tariffe medie giornaliere da aprile a giugno sono aumentate di circa il 27% nel Regno Unito, del 22% in Germania e del 9% in Spagna rispetto allo stesso periodo del 2023-2025. La Francia ha rappresentato un’eccezione, con prezzi stabili grazie al contributo del suo parco nucleare nel contenere i costi serali.

Come dire che solo di rinnovabili non si può vivere, e anzi è assolutamente anti economico. Il perché è presto detto: le rinnovabili sono condizionate dal meteo, ma servono fonti fossili (o il nucleare come nel caso della Francia) per stabilizzare l’erogazione e poi servirebbero enormi quantità di batterie per accumulare l’energia prodotta di giorno da erogare di notte. Solo che in Europa si è in grado di stoccare non più del 3% dell’energia prodotta. E dunque si deve ricorrere al gas che poi condiziona il prezzo dell’intera fornitura. Sabrina Kernbichler, analista di Energy aspects, sostiene che gli impianti a combustibili fossili ora «privilegiano il valore rispetto al volume; questo significa che devono poi fissare un prezzo più alto per la loro produzione di energia». Questo determina la cosiddetta «curva dell’anatra» e cioè che ogni giorno d’estate, i prezzi crollano intorno a mezzogiorno a causa dell’eccessiva produzione di energia dal solare, per poi impennarsi la sera al tramonto. Sostiene Ivan Føre Svegaarden, fondatore dell’agenzia norvegese di previsioni meteorologiche TradeWpower AS: «Produciamo fin troppa energia. Il problema è: riusciremo a trasferirla». E il bello è che il solare non serve neppure a salvarsi dal riscaldamento globale. Quasi come una nemesi arrivano le considerazioni di Silje Eriksen Holmen: «Quando si verifica un’ondata di calore con poco vento, questa è la combinazione più difficile perché serve la massima energia proprio quando le due forze principali sono più deboli».

Con buona pace dei profeti del verde a ogni costo come il Pd. Che però a livello locale se la piglia con i pannelli, con le pale eoliche, con le fonti alternative senza considerare ad esempio che in fatto di accumulo di energia l’Italia avrebbe un asset molto competitivo: le dighe. Si può pompare di giorno acqua negli invasi (ma bisogna farli così magari si riesce anche a combattere la siccità) e di notte produrre energia con le turbine idroelettriche. Ma il Pd di Solarolo, siamo nella bassa Ravennate, dice no a un impianto di agri-fotovoltaico da 15 ettari. Si scusano quasi i compagni romagnoli: «È nel nostro Dna politico: siamo favorevoli alla transizione energetica e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma questo intervento ha dimensioni del tutto sproporzionate e interrompe il corridoio ecologico tra il Parco delle Groane e quello del Lura». Altro giro, altra corsa, ma stesso Pd e sempre «no nel mio giardino». I nimby rossi sono i più tenaci. Il consiglio comunale di Reggio Emilia ha bocciato il progetto agri-voltaico di Giarola. Sia chiaro, ci tiene a dire il capogruppo del Pd Riccardo Ghidoni: «Nessun no alle energie rinnovabili, nessuna critica a giunta e tecnici e in particolare all’assessore Carlo Pasini, ma l’elettrodotto non si può guardare». Con buona pace di Pedro Sánchez amicissimo di Elly Schlein. In fin dei conti il Pd dà ragione a Bloomberg: produrre energia dai pannelli è facile, il difficile è usarla. E allora senza gas o nucleare si resta al buio.

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