La Lega ora non si fida più: «Conte tifa per i 5 stelle». Replica: «Ditemelo in faccia»
  • Giancarlo Giorgetti accusa il premier di essere di parte. L’avvocato: «Affermazione gravissima». Il Viminale aggiorna il dl Sicurezza bis: oltre i 100 migranti recuperati, nave sequestrata.
  • Le misure su famiglia e immigrazione «in correzione» al Colle. Due per il dopo Giorgio Toschi al vertice della Gdf.
  • Matteo Salvini aveva avvisato i pm sulla Sea Watch: «Grave se mi scavalcano». Anm e Armando Spataro sparano a zero.

Lo speciale contiene tre articoli.

Dalla guerra di trincea, ieri Lega e Movimento 5 stelle sono passati all’assalto reciproco all’arma bianca. Lo scontro tra i due alleati di governo, nelle ultime 24 ore, ha raggiunto i livelli di aggressività più alti da quando è iniziata la campagna per il voto europeo di domenica 26 maggio. Le conflittualità si sono aperte per un’intervista alla Stampa di Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e braccio destro di Matteo Salvini. Preoccupato e innervosito per l’incerta calendarizzazione del Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto varare il Decreto sicurezza bis, caro alla Lega per le nuove misure di contrasto all’immigrazione clandestina, il sottosegretario ha sparato una raffica di dure frasi: «La campagna elettorale ha paralizzato il governo»; «L’opposizione ormai ce l’abbiamo dentro la maggioranza»; «Il Paese ha bisogno di sbloccarsi e invece loro (i grillini, ndr) hanno posizioni troppo ideologiche».

Nell’intervista, Giorgetti si è lamentato soprattutto per il blocco dell’esecutivo, che da tempo avrebbe dovuto varare il Decreto sicurezza bis e le norme per impedire alle organizzazioni non governative il recupero dei barconi di profughi. «Il Consiglio dei ministeri era già fissato», ha protestato Giorgetti, «ma all’ultimo momento è nato il Decreto famiglia e (i grillini, ndr) lo hanno messo come contrappeso o come ricatto contro Salvini».

Per criticare il blocco della legge anti clandestini, il sottosegretario leghista ha poi sparato un colpo ad alto potenziale e se l’è presa direttamente con il premier, Giuseppe Conte, accusandolo di «non avere sensibilità politica» e di «non essere una persona di garanzia», in quanto «è espressione dei 5 stelle ed è chiamato alla coerenza di appartenenza».

Il colpo a effetto di Giorgetti ha acceso per ore la conflittualità tra alleati ma alla fine ha anche accelerato i tempi della riunione di governo. La ridda di prese di posizione è stata comunque frenetica. Accusato di «tifare» per il M5s, Conte ha reagito con una lunga, stizzita dichiarazione: «Se si mette in dubbio l’imparzialità e l’operato del presidente del Consiglio», ha detto, «si mette in discussione anche l’azione di governo, ma allora bisogna farlo in base a percorsi chiari e trasparenti. Non possiamo accettare allusioni, insinuazioni affidate alla stampa con una mezza intervista… Chi lo fa se ne assuma la responsabilità».

La conclusione di Conte ha avuto il tono di un ultimatum: «Quando la dialettica trascende fino a mettere in dubbio l’imparzialità del premier, la cosa non è grave, è gravissima. Chi mi mette in discussione, lo faccia in Consiglio dei ministri». Contestualmente, però, il premier ha annunciato che la riunione del governo si sarebbe tenuta in giornata, sia pure in due momenti diversi: una prima veloce consultazione alle 16, e la riunione vera in serata, a partire dalle 20.30.

A quel punto è partita l’operazione ricucitura. Il vicepremier grillino e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha invitato tutti ad abbassare i toni: «Noi vogliamo andare avanti con questo governo». Il suo collega delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha chiesto il confronto immediato con Giorgetti: «Voglio parlare con Giancarlo, non si può mettere in dubbio l’imparzialità del presidente del Consiglio». Toninelli ha aggiunto di essere lui stesso al lavoro sul Decreto sicurezza bis: «Non abbiamo mai avuto perplessità sul provvedimento», ha precisato: «C’erano solo dei dettagli, che erano tecnicamente sbagliati e li abbiamo aggiornati. Grazie al mio ministero abbiamo inserito anche il sequestro delle imbarcazioni che violano le normative del mare e abbiamo rettificato una norma che non era ben scritta. Spero che basti».

Avuta la certezza che il governo sarebbe stato convocato in serata, e che si sarebbe davvero discusso del Decreto sicurezza bis (anche se l’ordine del giorno presentava una formula minimalista, indicando ci sarebbe stato soltanto un «inizio dell’esame…»), due minuti prima della riunione delle 16 lo stesso Matteo Salvini ha voluto confermare la sua fiducia nel premier: «Sì, ce l’ha assolutamente», ha dichiarato, «e del resto se non avessi fiducia nel governo non sarei qua».

Contrariamente alle voci che da una settimana precedevano il testo vero e proprio del Decreto, il provvedimento presentato ieri non prevede multe per ogni immigrato che venga «salvato» in mare (s’erano ipotizzate ammende da 3.500 a 5.500 per ogni clandestino fatto sbarcare). Il testo di cui ieri sera il Consiglio dei ministri ha iniziato l’esame stabilisce invece che nessuna nave diversa da quelle militari possa intervenire in soccorso dei migranti ignorando «le istruzioni operative emanate dalle autorità responsabili dell’area in cui ha luogo l’operazione di soccorso». Chi viola queste istruzioni, invece, rischierà una multa da 10 a 50.000 euro. Se poi il comandante o l’armatore della nave dovessero ripetere più volte la violazione, oppure se il loro intervento portasse allo sbarco di un numero d’immigrati superiore a 100, scatterebbero la confisca della nave stessa e il suo immediato sequestro cautelare.

Nel testo è contenuta anche una norma per favorire i rimpatri. L’articolo 12 istituisce un Fondo, dotato quest’anno di 2 milioni di euro, destinati a «finanziare interventi di cooperazione e intese bilaterali» per riportare in patria gli «irregolari presenti sul territorio nazionale e provenienti da Stati non appartenenti all’Unione europea». Dal prossimo anno, i milioni del Fondo dovrebbero aumentare fino a un massimo di 50. Tutto questo, ovviamente, sempre che la Lega riesca a far varare il suo Decreto.


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