Terre rare, Kiev apre allo scambio di Trump
(Ansa)
  • Zelensky: «Pronti a ricevere investimenti da aziende statunitensi per sfruttare le risorse strategiche». Spiazzato il tedesco Scholz che aveva tacciato Washington di «egoismo». Mosca: «Così l’aiuto militare diventa commerciale, meglio smettere».
  • Milano, respinti i pro Pal che volevano bloccare un convegno di studenti ebrei in Statale.

Lo speciale contiene due articoli.

Nel giorno in cui in Ucraina si contano morti e feriti dell’ultimo attacco missilistico sferrato dalle truppe russe sulla città di Izyum, nella regione di Kharkiv, dove un razzo ha centrato l’edificio che ospita il consiglio comunale uccidendo cinque persone e ferendone almeno 20, a tenere banco è ancora la proposta avanzata a inizio settimana da Donald Trump riguardo la possibilità di scambiare gli aiuti americani con le terre rare di Kiev. Una proposta che è stata subito accolta con soddisfazione da Volodymyr Zelensky, ma criticata dalla Germania. Il presidente ucraino, rispondendo alle domande di alcuni giornalisti, ha mostrato segni di apertura: «Sono già state fissate date per la visita di una delegazione americana e siamo aperti agli investimenti delle loro aziende nelle nostre terre rare. In alcuni posti ci sono davvero grandi depositi di minerali, ma parte delle nostre risorse si trova nella zona occupata dai russi». Zelensky ha inoltre posto l’attenzione circa il pericolo che se questi materiali, tra cui lo scandio, l’ittrio e il gruppo dei lantanoidi, utilizzati in molti apparecchi tecnologici, rimanessero sotto il controllo russo potrebbero presto essere accessibili a Iran e Corea del Nord.

Mosca ha commentato: «Con la sua proposta il presidente americano, Donald Trump, vuole instaurare un nuovo rapporto con Kiev su base commerciale. Ma se vuole contribuire alla fine di questo conflitto è meglio, ovviamente, non fornire aiuti all’Ucraina», ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha poi aggiunto: «Se chiamiamo le cose con il loro nome proprio, questa è un’offerta per acquistare aiuti anziché continuare a fornirli gratuitamente o in altro modo».

Motivazioni differenti sono invece quelle che hanno spinto Olaf Scholz a non appoggiare l’offerta messa sul piatto dal tycoon: «Sarebbe molto egoista e autoreferenziale dire che useremo questi fondi solo per sostenere l’attuale difesa. La questione è che l’Ucraina deve avere in futuro un esercito forte. Dovremmo sfruttare queste risorse nazionali per sostenere tutto ciò che sarà necessario dopo la guerra e garantire che l’Ucraina possa finanziare la sua ricostruzione», ha spiegato il cancelliere tedesco, intervenendo a margine del vertice informale tra i leader Ue convocato a Bruxelles dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa.

Rimanendo sulla questione degli aiuti militari che la Casa Bianca fornisce a Kiev, ieri è circolata un’indiscrezione di stampa rilanciata dalla Reuters, secondo cui Washington avrebbe sospeso la spedizione di materiale bellico per alcuni giorni, salvo poi ripristinarla dopo che l’amministrazione Trump ha fatto dietrofront rispetto alla volontà iniziale di interrompere tutti gli aiuti all’Ucraina. Tuttavia, stando a quanto confidato dalle fonti interpellate dall’agenzia britannica, all’interno del governo americano ci sarebbero comunque alcune fazioni in forte disaccordo sulla decisione di proseguire il sostegno militare a Zelensky. La notizia della sospensione provvisoria dell’invio di armi, però, non è stata ritenuta credibile da Mosca, con Peskov che ha commentato così: «È ovvio che le forniture Usa all’Ucraina continuano. In realtà, nessuno ha annunciato una sospensione della fornitura di armi». Dopo che da Bruxelles il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, hanno annunciato in coro che «questo è il momento di esercitare la massima pressione sulla Russia» con il 16° pacchetto di sanzioni in arrivo, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha affermato che occorrerà spendere di più per la difesa comune, il portavoce di Vladimir Putin ha colto ieri l’occasione per ribattere: «Gli sforzi per aumentare le spese della difesa dell’Ue sono, per il Cremlino, miopi e distruttivi. È chiaro che ulteriori aumenti della spesa militare avranno effetti molto negativi che porteranno al deterioramento della situazione economica in Europa, che avrà conseguenze su ogni europeo».

Contestualmente, a Mosca proseguono le indagini per chiarire le dinamiche dell’attentato dinamitardo che ha causato la morte del fondatore del battaglione ArBat, attivo nel Donbass, Armen Sargsyan. Secondo alcune fonti citate dalla Tass, l’esplosione sarebbe stata provocata da un uomo non identificato che avrebbe perso a sua volta la vita. A Kiev, invece, Zelensky si è rivolto alla nazione per annunciare che è al lavoro per garantire un esercito «più moderno ed efficace». Ucraina e Ue hanno inoltre fatto sapere di aver gettato le basi giuridiche per l’istituzione di un tribunale speciale per giudicare il crimine di aggressione commesso dalla Russia.

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