Kiev attacca la Russia (con le nostre armi?)
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  • Continua l’offensiva ucraina oltre confine. Imbarazzo in Occidente: gli Usa nicchiano, l’Ue ribadisce la legittimità dell’azione, ma Antonio Tajani precisa: «Gli armamenti donati dall’Italia non colpiscano il territorio di Mosca». Intanto scatta l’ennesima escalation.
  • Medio Oriente: Giorgia Meloni sente il leader iraniano, Masoud Pezeshkian, per riaprire la via diplomatica.

Lo speciale contiene due articoli.

Difficile condannare il diritto dell’esercito ucraino a condurre un’incursione in territorio russo, dopo due anni e mezzo di invasione da parte di Mosca e mezzo milione di soldati morti (fonte russa). Ma le reazioni dell’Occidente al blitz sono comunque imbarazzate. Gli Stati Uniti hanno fatto filtrare «sorpresa» e una certa perplessità, mentre l’Unione europea, più convintamente, ha parlato del «diritto di Kiev di colpire dove ritiene necessario». Il punto vero, però, è un altro: l’esercito di Volodymyr Zelensky sta usando armi occidentali in territorio russo? Al momento non ci sono conferme ufficiali, ma se venisse fuori un fatto del genere sarebbe una violazione delle condizioni alle quali queste armi sono state fornite dai Paesi Nato, ovvero usarle per difendersi, ma non per attaccare (e rischiare di estendere il conflitto).

Sul secondo giorno di offensiva ucraina in territorio russo ci sono informazioni frammentarie e a uso del Principe di turno. Da Mosca, dove Vladimir Putin parla di «provocazione su larga scala», si fa sapere che i soldati ucraini coinvolti nell’operazione sarebbero un migliaio e che sarebbero stati prontamente fermati dai soldati russi. Secondo l’agenzia Tass, che cita il governatore della regione sotto attacco di Kursk, le forze aeree russe avrebbero abbattuto sei droni e cinque missili ucraini. Sempre secondo le autorità russe, ci sarebbero quattro morti per l’attacco ucraino e 3.000 civili sfollati. Invece Kiev avrebbe perso 660 soldati (su mille, una carneficina) e 82 veicoli corazzati, tra cui otto carri armati.

Fonti statunitensi non ufficiali, ovvero gli analisti del centro studi Isw, analizzando filmati e geolocalizzazioni hanno concluso che le truppe ucraine nella giornata di mercoledì sono avanzate in territorio russo per 10 chilometri insieme a «mezzi meccanizzati vari» non meglio specificati.

Dal governo di Kiev per ora è arrivato solo uno scarno commentato all’operazione. «La causa principale di ogni escalation, di ogni bombardamento, di ogni azione militare anche nelle regioni (russe) di Kursk e Belgorod è esclusivamente l’inequivocabile aggressione della Russia» e la sua invasione dell’Ucraina, si è difeso su X Mykhail Podoliak, consigliere dell’amministrazione presidenziale ucraina. «La Russia ha portato la guerra nella nostra terra e deve sentire ciò che ha fatto», ha commentato in serata Zelensky.

Mentre Kiev resta sul vago, non è certo un caso che invece Mosca faccia un elenco di armi e mezzi usati dagli ucraini per la loro ritorsione. L’Ue ha impiegato quasi ventiquattr’ore per commentare l’accaduto: «L’Ucraina ha il diritto legale di difendersi, compreso colpire un aggressore sul suo territorio. L’Ue continua a sostenere pienamente il legittimo diritto dell’Ucraina alla difesa contro l’aggressione russa e i suoi sforzi per ripristinare la sovranità e l’integrità territoriale». L’aggiunta di un riferimento al «legittimo diritto di difesa», il giorno dopo un attacco, sembra quasi un modo per ricordare a Zelenski le regole d’ingaggio dell’Occidente.

Dall’altra parte dell’Atlantico, al momento non si può che registrare un certo imbarazzo. La posizione dell’amministrazione Biden, fatta filtrare a caldo, è stata di perplessità, unita alla volontà di chiedere chiarimenti a Kiev su questo attacco, anche se «la posizione Usa sull’utilizzo dei finanziamenti non cambia». Secondo indiscrezioni di stampa statunitense, è assai probabile che Washington e Londra siano state avvertite del blitz ucraino e sarebbe praticamente certo che gli Stati uniti abbiamo cercato di impedire un’escalation, vietando a Kiev di usare armi occidentali per colpire la Russia nei suoi territori.

E a proposito di armi occidentali, proprio ieri gli occupanti russi hanno annunciato che i primi caccia F-16 forniti agli ucraini hanno cominciato a sorvolare il distretto di Kakhovk, nella regione meridionale di Kherson. Secondo il reggente russo, Pavel Filipchuk, i sorvoli avrebbero solo lo scopo di seminare il panico e quindi la popolazione «deve mantenere la calma» perché gli F-16 «verranno tutti abbattuti e distrutti».

Tra le notizie sul blitz ucraino rese note dai russi ce ne sono anche un paio che ovviamente, secondo Mosca, dovrebbero suscitare la condanna internazionale: una riguarda un giornalista russo e una un monastero colpito dagli ucraini. Yevgeny Poddunbny, corrispondente militare della tv pubblica Vgtrk, è stato ferito mercoledì vicino a Kursk e sarebbe in gravi condizioni. Secondo la Tass, la sua macchina sarebbe stata centrata da un drone e Mosca ha già incaricato la sua delegazione all’Onu di denunciare «l’attentato» di stampo terroristico. Sempre da fonte putiniana, è filtrata la notizia che sarebbe stato colpito dai bombardamenti ucraini anche un monastero della Chiesa russa ortodossa. I religiosi si sarebbero messi in salvo, ma una persona che era nella struttura sarebbe morta, secondo quanto ha raccontato la diocesi all’agenzia Interfax.

Sul fronte italiano, prima che l’Ue prendesse posizione ufficialmente, il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva sottolineato che eravamo davanti «a una reazione dell’Ucraina nei confronti dell’invasione russa» e che «noi ovviamente non siamo in guerra con la Russia e abbiamo sempre detto che le nostre armi non devono essere utilizzate in territorio russo». E sempre ieri i capigruppo di M5s in commissione Esteri e Difesa di Camera e Senato, Riccardo Ricciardi e Bruno Marton, hanno presentato un’interrogazione per essere sicuri che a Kursk e Belgorod non siano stati adoperate armi italiane. Sempre che una certezza del genere si possa ottenere e interessi veramente a qualcuno.

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