- L’intelligence americana ha portato alla luce il patto tra Pechino e i terroristi yemeniti: armi sofisticate in cambio del lasciapassare alle navi del Dragone attraverso lo strategico stretto di Bab el-Mandeb. Allarme tra i Paesi arabi del Golfo.
- Gli ayatollah hanno trasformato un gruppo tribale in un serio pericolo per Usa e Israele.
- L’analista Nadja A. Bar-Ner : «I miliziani si stanno armando dagli anni Novanta. L’Iran è un alleato, ma loro giocano una partita autonoma».
Lo speciale contiene tre articoli.
Lo scorso 11 gennaio la radio dell’esercito israeliano (Idf) ha riferito che l’aviazione militare dello Stato ebraico ha condotto un attacco in Yemen utilizzando 20 aerei da combattimento. Questo raid rappresenta il quinto round di bombardamenti condotti da Israele dall’ottobre 2023, quando gli Huthi hanno iniziato ad attaccare obiettivi israeliani. L’obiettivo dichiarato delle Idf è quello di danneggiare le infrastrutture del gruppo sciita, interrompere il flusso di armi provenienti dall’Iran e limitare la capacità degli Huthi di importare petrolio. Tuttavia, nonostante i raid aerei, i terroristi yemeniti sembrano determinati a continuare le ostilità. Infatti, meno di 24 ore dopo gli ultimi attacchi, il gruppo ha ripreso a lanciare missili contro Israele.
Gli Huthi, una fazione radicale sciita sostenuta dall’Iran, hanno preso il controllo dello Yemen nel 2015 e agiscono come il principale proxy iraniano nella regione. Dall’inizio del conflitto con Hamas ed Hezbollah, gli Huthi hanno intensificato i loro attacchi contro Israele, lanciando centinaia di droni e razzi. Contestualmente, anche la loro aggressività in mare è aumentata significativamente. Lo stretto di Bab al-Mandeb, una cruciale via d’acqua situata tra Gibuti e Yemen, sta diventando un nodo strategico sempre più vulnerabile. Questo passaggio naturale, che collega il Mar Rosso all’ingresso meridionale del Canale di Suez, ha visto una significativa riduzione del traffico navale nell’ultimo anno, con un calo di oltre il 50%. La posizione geografica dello stretto lo rende un punto di strozzatura chiave per la navigazione internazionale. Tuttavia, la crescente instabilità nella regione e l’intensificazione dei conflitti stanno mettendo a rischio non solo il commercio globale, ma anche la sicurezza energetica mondiale. Bab al-Mandeb, già teatro di tensioni geopolitiche, rappresenta ora un campo di battaglia per il controllo delle rotte marittime.
Nel gennaio 2024 l’Unione europea ha lanciato l’Operazione Aspides, ufficialmente denominata Eunavfor Aspides, una missione di sicurezza marittima progettata per contrastare gli attacchi degli Huthi contro le navi in transito nel Mar Rosso. La missione, di natura diplomatico-militare, mira a garantire la protezione delle rotte commerciali strategiche verso i porti europei. A differenza dell’operazione statunitense Prosperity Guardian iniziata nel dicembre 2023, caratterizzata da un approccio più interventista, Aspides si distingue per essere «puramente difensiva». L’obiettivo principale è scortare le navi mercantili, difenderle dagli attacchi e potenziare la sorveglianza marittima nella regione.
Gli Huthi finora sono stati molto attenti a non colpire le navi russe e quelle cinesi, tanto che il 19 gennaio 2024 è stato annunciato che le navi cinesi e quelle russe sarebbero state autorizzate a transitare in sicurezza nel Mar Rosso e lo stesso giorno, il ministero del Commercio cinese ha esortato gli Huthi «a cessare le molestie contro le spedizioni commerciali» e ha promesso sforzi futuri, mai specificati, per proteggere il commercio marittimo nell’area.
A un anno dalle dichiarazioni cinesi un’indagine dell’intelligence americana, rivelata da i24News, ha portato alla luce una collaborazione segreta tra Pechino e il gruppo terroristico yemenita degli Huthi. Secondo le fonti, gli Huthi starebbero utilizzando armamenti sofisticati di fabbricazione cinese nei loro attacchi nel Mar Rosso, in cambio della sostanziale immunità per le navi che battono bandiera cinese. Le indagini hanno svelato una complessa rete di fornitura che gli Huthi avrebbero stabilito in Cina fin dall’inizio delle ostilità nel Mar Rosso. Questa rete consente loro di ottenere componenti avanzati e apparecchiature di guida per missili balistici e da crociera, rappresentando una minaccia diretta alla stabilità della regione. Il coinvolgimento cinese nel fornire armamenti agli Huthi solleva interrogativi sulle dinamiche geopolitiche della regione, mettendo ulteriormente in discussione gli sforzi internazionali per garantire la sicurezza delle rotte marittime strategiche. Ma ancora più preoccupante è il fatto che i leader Huthi stanno pianificando di fabbricare centinaia di missili da crociera in grado di colpire gli Stati del Golfo Persico, utilizzando gli stessi componenti cinesi. Washington ha ripetutamente trasmesso queste informazioni a Pechino da settembre, compresi elenchi dettagliati delle aziende cinesi coinvolte in questo meccanismo di armi. Una qualificata fonte di intelligence ci conferma le manovre sull’asse Sanaa-Pechino: «Rilevanti figure degli Huthi hanno visitato la Cina diverse volte la scorsa estate e in autunno, quasi certamente per incontri con funzionari di alto rango della Repubblica popolare compresi alti gradi dell’esercito».
Ora, di fronte alla totale inazione di Pechino, gli Stati Uniti minacciano di agire congiuntamente con Israele per tagliare fuori queste reti commerciali cinesi dal sistema finanziario globale e per Pechino sarebbe un disastro. Che tra gli Stati e la Cina il rapporto stia tornando burrascoso lo mostra il fatto che qualche giorno fa Washington ha inserito nella lista nera la più grande compagnia di navigazione cinese, Cosco Shipping Holdings Co., e due importanti costruttori navali, la China State Shipbuilding Corp. e la China Shipbuilding Trading Co., per presunti legami con l’Esercito popolare di liberazione. La decisione, pubblicata martedì scorso sul Federal Register, identifica queste società come entità militari cinesi, secondo una classificazione del Pentagono. Come scrive Bloomberg anche se la lista nera non prevede sanzioni specifiche, l’inclusione scoraggia le aziende statunitensi dal collaborare con tali società, segnalando un crescente controllo sul settore marittimo e sulla costruzione navale cinese.
Questa misura arriva in un momento in cui gli Stati Uniti intensificano il monitoraggio delle attività marittime della Cina, la nazione con il più grande settore della costruzione navale al mondo, responsabile di oltre la metà della produzione globale di navi mercantili. L’industria statunitense della costruzione navale, invece, ha subito un drastico declino nell’ultima generazione. La mossa di Washington potrebbe indicare un cambio di strategia, mentre l’ex presidente Donald Trump sta per sedersi nuovamente sulla poltrona della Casa Bianca con tutto ciò che comporterà per i nemici dell’America.
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