- A Rouen un uomo ha tentato di dare fuoco alla sinagoga. A Stoccolma spari vicino all’ambasciata dello Stato ebraico. A Gaza l’esercito recupera i corpi di tre ostaggi.
- In Russia nuovo schiaffo a un gruppo italiano dopo Ariston. Lunedì tavolo alla Farnesina.
Lo speciale contiene due articoli.
L’ostilità nei confronti di Israele, portata avanti da vari gruppi radicali a livello internazionale, rischia di alimentare un clima di antisemitismo. Proprio ieri, la polizia francese ha ucciso un uomo che stava tentando di dare fuoco alla sinagoga di Rouen. Secondo France24, le Forze dell’ordine sono intervenute dopo che era stato rilevato del fumo provenire dall’edificio. L’aggressore è andato incontro alla polizia, minacciandola con un coltello. Un agente ha sparato, uccidendolo con quattro colpi. «La polizia nazionale di Rouen ha neutralizzato questa mattina presto un individuo armato che voleva chiaramente dare fuoco alla sinagoga della città», ha scritto su X il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin. Quest’ultimo ha anche definito quanto accaduto un «atto antisemita». Il ministro ha inoltre reso noto che l’aggressore era un cittadino algerino, che non era stato tuttavia segnalato come sospetto estremista. Secondo il sindaco di Rouen Nicolas Mayer-Rossignol, l’uomo avrebbe lanciato «una specie di bottiglia Molotov» contro la sinagoga, arrecandole vari danni. «Quando viene attaccata la comunità ebraica, è un attacco alla comunità nazionale, un attacco alla Francia, un attacco a tutti i cittadini francesi», ha aggiunto. Sdegno e preoccupazione sono stati espressi dal presidente del Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche in Francia, Yonathan Arfi. «È insopportabile. È ogni giorno più grave», ha dichiarato, «Tentare di bruciare una sinagoga è un tentativo di intimidire tutti gli ebrei. Ancora una volta si tenta di imporre un clima di terrore agli ebrei del nostro Paese. Combattere l’antisemitismo significa difendere la Repubblica».
Ma non è tutto. Sempre ieri, si sono verificati degli spari nei pressi dell’ambasciata israeliana di Stoccolma. Le Forze dell’ordine hanno chiuso l’area circostante, arrestando diverse persone, tra cui un quattordicenne. «Una pattuglia della polizia era a Strandvägen e ha sentito dei colpi che pensava provenissero da armi da fuoco», ha dichiarato il portavoce della polizia Per Fahlström. Nel momento in cui La Verità è andata in stampa ieri sera, non era ancora chiaro se l’obiettivo della sparatoria fosse l’ambasciata. Tuttavia, visto il clima, l’attenzione era puntata su questa eventualità.
Non è d’altronde un mistero che ci sia un’impennata di atti antisemiti in Occidente. A metà febbraio, il Community security trust ha riferito che in Gran Bretagna si è registrato un netto incremento. Nel 2023, quest’organo ha contato 4.103 atti di antisemitismo: più del doppio rispetto all’anno precedente. E il dato forse più preoccupante è che due terzi di questi casi si sono verificati dopo il 7 ottobre. Era invece gennaio, quando la Anti defamation league (Adl) ha riportato che l’antisemitismo era «salito alle stelle» negli Stati Uniti nei tre mesi successivi allo stesso 7 ottobre. In particolare, tra quella data e il 7 gennaio 2024, l’organizzazione ha rilevato ben 3.283 casi: un incremento del 361% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’Adl ha inoltre sottolineato che, stando a quanto riportato dall’associazione Rias, in Germania -tra il 7 ottobre e il 9 novembre scorsi – si è registrato un aumento di questi episodi del 320% rispetto al 2022. A gennaio, il Crif ha infine riferito che, nel 2023, gli atti di antisemitismo oltralpe sono stati 1.676 rispetto ai 436 dell’anno precedente: il 13% si sarebbe verificato nelle scuole.
È significativo che il clima sia notevolmente peggiorato dopo il 7 ottobre. E, da questo punto di vista, si ravvisa un brodo di coltura preoccupante. Alcune delle proteste anti israeliane che avvengono nei campus hanno assunto delle posizioni e delle condotte sempre più estremiste. Prendiamo come esempio Jewish voice for peace (Jvp): una delle organizzazioni coinvolte, secondo Politico, nelle manifestazioni verificatesi negli atenei statunitensi. Già nel 2022, l’Adl definì questa realtà come «un gruppo di attivisti radicali anti israeliani e antisionisti che sostiene il boicottaggio di Israele». L’Adl aggiunse anche che «la diffusione delle idee più provocatorie di Jvp può contribuire a dare origine all’antisemitismo». Negli ultimi mesi si stanno infine verificando delle tensioni tra la stessa Adl e alcuni settori della sinistra americana, che ne criticano la definizione di «antisemitismo». A febbraio, il Palestine solidarity caucus si è lamentato quando la Brown university ha invitato a parlare l’ad dell’Adl, Jonathan Greenblatt. Quella stessa Adl con cui, a marzo, ha polemizzato la deputata dem di estrema sinistra Alexandria Ocasio-Cortez, la quale ha voluto difendere il controverso utilizzo del termine «genocidio» in riferimento alla crisi di Gaza attualmente in corso.
Per quel che riguarda la guerra sul campo, ieri l’esercito israeliano ha recuperato a Gaza i corpi di tre ostaggi rapiti e uccisi il 7 ottobre e portati da Hamas nella Striscia: Shani Louk, Amit Buskila e Itzhak Gelerenter, ammazzati al festival musicale Nova. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto di avere il «cuore spezzato» e ha aggiunto: «Riporteremo a casa tutti i nostri ostaggi, vivi e morti».
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