Il trucco del Pd per oscurare i manifesti a favore della vita
Nella riforma del Codice della strada il via libera alla censura. Quale sia lo scopo di questo comma è chiarissimo: i dem lo hanno proposto per impedire a Pro Vita e ad altre associazioni pro life di posizionare cartelloni contro l’aborto e contro l’utero in affitto in giro per le città italiane.

Il diavolo s’annida in alcune righe contenute nel testo di riforma del Codice della strada, da poco approvato in Commissione trasporti. Nel testo unificato che nei prossimi giorni andrà alla Camera e poi al Senato per l’approvazione definitiva, precisamente all’articolo 23, troviamo il comma 4bis. Il quale recita: «È vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche».

Quale sia lo scopo di questo comma è chiarissimo: il Partito democratico lo ha proposto al fine di impedire a Pro Vita e ad altre associazioni pro life di posizionare cartelloni contro l’aborto e contro l’utero in affitto in giro per le città italiane.

Il bello è che l’intento censorio non viene nemmeno nascosto, bensì sbandierato. Nei giorni scorsi, infatti, alcune deputate del Pd si sono vantate di aver fatto passare la mordacchia: «I manifesti sui camion a vela adibiti per la campagna contro l’utero in affitto lanciata da Pro vita & Famiglia, che ritraggono bambini dentro un barattolo di vetro con un’etichetta e il prezzo, sono semplicemente aberranti», hanno detto Alessia Rotta e Raffaella Paita del Pd, prime firmatarie dell’emendamento approvato in Commissione trasporti.

Tale emendamento, hanno precisato le parlamentari, «vieta sulle strade e sui veicoli ogni forma pubblicitaria il cui contenuto proponga messaggi sessisti, violenti, o proponga stereotipi di genere offensivi o lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici. A breve le modifiche saranno approvate dall’aula e diventeranno legge. Laddove non arriva la sensibilità umana, ci penserà la legge».

Incredibile: le esponenti dem hanno trovato il modo per censurare cartelloni che stigmatizzano una pratica severamente vietata dalla legge italiana, oltre che offensiva e umiliante per le donne. «Questa norma è palesemente una fotocopia del regolamento delle affissioni del Comune di Roma, lo stesso Comune che ci ha multato per aver affisso maxi manifesti contro l’aborto», dice Jacopo Coghe, portavoce di Pro vita e famiglia. A quanto pare, quando si tratta di zittire chi la pensa diversamente, il Pd mette in campo ogni risorsa. Il punto è che, se questa norma dovesse passare inosservata alla Camera e al Senato, diventerebbe quasi impossibile affiggere cartelloni «politicamente scorretti» sull’aborto, l’utero in affitto, i temi Lgbt, probabilmente pure l’immigrazione.

Il tempo per cambiare il testo e sventare la mordacchia ci sono. Vedremo se la Camera o il Senato sapranno agire con prontezza.

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