Unione addio: alla Diciotti ci pensa l’Albania
Ansa
  • Sbarcati in 16 per problemi sanitari (scabbia e sospetti di tbc). Mentre Bruxelles continua a ignorare il problema, il governo italiano trova l’accordo con Tirana, che prenderà 20 africani: «Quando l’Europa ci ignorava, ci aiutaste voi. Ora ricambiamo».
  • Le toghe di Agrigento sono andate a Roma: interrogati per 3 ore i tecnici del Viminale. Il ministro Matteo Salvini: «Decisioni mie, venite da me».

Lo speciale contiene due articoli.

Sbarco dei malati e identificazione a bordo dei restanti. Dopo aver lasciato scendere a terra una donna incinta e i 27 minori, ieri c’è stato il secondo passaggio verso una possibile soluzione del caso Diciotti, la nave della Guardia Costiera italiana da cinque giorni ormeggiata nel porto di Catania con 150 migranti a bordo, in gran parte eritrei, recuperati da un barcone al largo dell’isola di Malta.

La fermezza del Viminale non vacilla neanche dopo la risposta negativa dell’Ue sulla ripartizione degli immigrati e sul finanziamento del bilancio europeo e, semmai, si rafforza se al concetto di sicurezza si aggiunge quello di tutela sanitaria. Lo sbarco imposto dalle autorità sanitarie, tre casi di sospetta tubercolosi, dimostra quello che spesso è stato sostenuto, soprattutto quando si parlava di ampliamento delle vaccinazioni obbligatorie e cioè che molte malattie vengono portate in Italia dagli immigrati, arrivando da Paesi con scarsa prevenzione e soprattutto affrontando viaggi privi di igiene e controlli sanitari. L’altra soluzione è stata proposta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che mantiene il divieto allo sbarco, ed è stata annunciata su RaiRadio1: «Sto valutando la possibilità di fare procedure di identificazione e riconoscimento per individuare e separare profughi veri, che sono la minoranza, dai finti profughi prima ancora che le persone sbarchino». Salvini pensa cioè di effettuare in nave le verifiche che normalmente richiedono mesi nei centri di identificazione: la procedura del riconoscimento dell’eventuale diritto è infatti necessariamente lunga e complessa. Nella dialettica con Bruxelles, il ministro dell’Interno si accoda al premier, Giuseppe Conte, e batte il tasto del bilancio Ue: «È l’Europa che ha bisogno dell’Italia e non viceversa. In questi anni l’Europa ha spremuto l’Italia come un limone, prendendo miliardi di euro ma danneggiando agricoltori e pescatori. Finalmente c’è un governo non di servi, e quindi quando l’Europa ci chiederà il voto sul bilancio, che dovrà passare all’unanimità per spendere i propri soldi, ecco che il voto dell’Italia non ci sarà». Fonti del Viminale, nel pomeriggio, avevano rivelato l’esistenza di sondaggi riguardo la disponibilità ad accogliere gli extracomunitari a bordo della Diciotti da parte di «alcune nazioni al di fuori dell’Ue». E in serata è arrivata una dichiarazione ufficiale di Ditmir Bushati, ministro degli Esteri dell’Albania: «Italia! Non possiamo sostituire l’Ue ma siamo sempre qui, dall’altra parte di un mare in cui un tempo eravamo noi gli eritrei in attesa che l’Europa si svegliasse. Ieri l’Italia ha salvato noi e oggi siamo pronti a dare una mano». Dalla Farnesina, il ministro Enzo Moavero Milanesi ha plaudito Tirana: «Ringrazia l’Albania per la decisione di accogliere 20 profughi della nave Diciotti. Un segnale di grande solidarietà e amicizia molto apprezzato dall’Italia».

E mentre gli ecclesiastici siciliani si sono detti pronti allo sciopero della fame – come annunciato dal vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, delegato Cei per le migrazioni – fonti del Viminale avevano riferito di una situazione di «assoluta tranquillità» e di «una linea della fermezza che non cambia» nel quadro generale. Il vicepremier Salvini aveva poi espresso «ringraziamento e sostegno» ai militari a bordo dell’imbarcazione e a «tutti gli uomini della Guardia costiera e della Marina militare per l’impegno e il sacrificio di questi anni e di queste ore. A tutte loro e a tutti loro garantisco che il mio obiettivo da ministro è che possano tornare a fare il lavoro per cui si sono arruolate e arruolati, ovvero difendere i confini e la sicurezza dei cittadini italiani».

«Orgoglioso ogni giorno di più della professionalità dimostrata dalla Guardia costiera. Nessuno può dare lezioni all’Italia per lo sforzo umanitario», ha invece scritto su Twitter il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Ieri comunque hanno lasciato la nave 11 donne e 5 uomini dopo l’ordine imposto dall’ufficio di Sanità marittima di Catania per motivi medici. Infatti, erano saliti a bordo dottori e ispettori del ministero della Salute, camici bianchi dell’Usmaf e della Regione per un controllo clinico. E proprio i medici, intervenuti con l’ok della ministra Giulia Grillo, hanno ordinato lo sbarco (in questi casi non è necessario il via libera del ministero dell’Interno) di 16 migranti a causa delle loro condizioni di salute, rilevando tra gli uomini tre casi di presunta tubercolosi e due di polmonite e ricoverando le donne, alcune delle quali violentate in Libia, in codice rosa nel reparto di ginecologia dell’ospedale Garibaldi di Catania. A questo punto sul pattugliatore restano 134 migranti (tra eritrei, migranti delle Isole Comore, bengalesi, siriani, un egiziano e un somalo), molti dei quali affetti da scabbia. Ieri mattina a Roma il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, titolare dell’inchiesta sulla vicenda Diciotti, aperta per sequestro di persona e arresto illegale, ha iniziato ad ascoltare come «persone informate sui fatti» alcuni funzionari del ministero con l’obiettivo di capire chi ha impartito loro ordini e quali fossero. E mentre il vicepremier Salvini si chiede «perché il magistrato ha iniziato ad interrogare i funzionari e non il ministro», due avvocati molisani, Salvatore e Giuliano Di Pardo, hanno presentato ricorso urgente al Tar di Catania per conto di due associazioni umanitarie, l’Alterego Diritti onlus e K-Alma, perché ritengono illegale trattenere i migranti a bordo. Intanto ieri il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha commentato: «È innegabile appurare che oggi ci troviamo di fronte ad un’Europa divisa, ad un’Europa che vuole arrivare su Marte e poi si ferma a Catania! Davanti a una tale chiusura, l’Italia deve mostrarsi in grado di reagire. E quando lo fa, deve tenere sempre a mente un punto, chiaro e inequivocabile: la difesa e la tutela delle nostre forze armate».

Nel frattempo ci sarebbero stati contatti telefonici tra il presidente della Camera, Roberto Fico, e il vicepremier Di Maio per aggiornamenti sul tema migranti dopo che Fico era intervenuto per chiedere al governo di far sbarcare i passeggeri della Diciotti prima di procedere «alla loro ricollocazione nella Ue».


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