Daniele Capezzone
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La riforma Renzi ha svenduto le banche popolari agli stranieri. «Le procure chiariscano»

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  • Corrado Sforza Fogliani: «Saranno le inchieste a spiegarci perché l'ex premier nel 2015 affrettò il provvedimento»
  • Sondrio e Bari avevano interpellato il Consiglio di Stato, che le ha dirottate in Europa. Se vincessero, anche quelle già trasformate in spa sarebbero indotte a rivedere la loro struttura.
  • Il Bullo giustificò il blitz promettendo più trasparenza e un mercato in crescita. Ma i dati della piattaforma digitale dimostrano il fallimento di quel decreto, varato tra pesanti sospetti (mai fugati) di insider trading.

Lo speciale contiene tre articoli.

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Malta vicescafista: aiuti al barchino per arrivare da noi

La Valletta intercetta un natante nelle sue acque e fornisce benzina e giubbotti per raggiungere Lampedusa. L'ira del vicepremier Matteo Salvini: «Alcuni Paesi si disinteressano degli immigrati e ce li rifilano, mentre Bruxelles ci minaccia di sanzioni per la manovra: non ci faremo intimidire».
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Mortadella fa il leader dei migranti. A Modena il festival degli sbarchi

LaPresse

Non bastava la manifestazione afro di Cécile Kyenge. Anche Romano Prodi ha la sua kermesse emiliana: tre giorni di tavole rotonde per teorizzare che chi si oppone al «viaggio» non è umano al 100 per cento.
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I libri che rifiutano la propaganda e spiegano la storia senza bugie

  • Ci sono manuali in cui il passato viene descritto in base a ricerche e fatti oggettivi, non secondo stereotipi Le crociate furono necessarie per difendersi dai turchi. E Lutero era un antisemita che ha diviso l'Europa.
  • La politica in classe? Ok se è anti Salvini.

Lo speciale contiene due articoli.

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Delirio Kyenge: «Potere agli afroitaliani»

L'ex ministro esce dall'oblio per chiamare a raccolta i cittadini originari del Continente nero contro la presunta xenofobia dilagante. Il nostro Paese è descritto come l'Alabama del Ku klux klan, non una parola viene detta su criminalità straniera e fondamentalismo.

È tornata Cécile Kyenge, o forse non è mai andata via. Di più: adesso progetta un rilancio politico in grande stile. La ricorderete certamente ministro dell'Integrazione ai tempi del governo Letta, nonché pasdaran dello ius soli; poi, nel 2014, è stata eletta al Parlamento europeo, un mandato che va in scadenza la prossima primavera. Dunque, bisogna darsi una mossa: per la ricandidatura, o per pesare nella conta congressuale Pd, o forse per nuove avventure a sinistra, o magari solo per volontà di impegno civile, chi può dirlo.

In ogni caso, nasce Afroitalian power initiative, e la madrina (cioè lei) vi convoca tutti a Modena (oggi e domani) per il lancio di non si sa bene cosa. Un movimento? Un partito? Un confuso (volontario o involontario) richiamo al black power, con evocazione subliminale di orgoglio razziale e lotta dura? Materiale infiammabile, vivamente sconsigliabile da maneggiare, eppure la Kyenge non sembra farsi troppi problemi. Basta farsi un giro sulla sua pagina Facebook, dove campeggia l'annuncio. Parole forti: «È tempo di farsi valere. Contro i soprusi e la discriminazione», che evidentemente – ci fa capire – in Italia devono essere all'ordine del giorno. E ancora: «Viviamo un momento storico in cui il rispetto della nostra identità di afroitaliani e dei nostri diritti sono costantemente messi a repentaglio». «Costantemente», avete letto bene. L'appello della Kyenge non si ferma, e sembra descrivere un panorama italiano simile all'Alabama in mano agli estremisti del Ku klux klan: «C'è chi vuole impedire ai nostri figli di usufruire dei servizi scolastici, c'è chi ci discrimina per il colore della pelle, c'è chi ci impedisce di vivere da persone libere». Questa la rappresentazione dell'Italia fatta da un ex ministro ed europarlamentare in carica, con cui forse questo sciagurato Paese non dev'essere stato così cattivo e feroce. Ma tant'è.

Se non vi basta il testo scritto, c'è anche l'appello audiovideo della Kyenge. Tailleurino fucsia, alternanza di sorrisi e faccine preoccupate, ripete pari pari la stessa pappardella: banalità sulla «crescente relazione tra Europa e Africa», e poi i temi forti: «Cittadinanza, diritti, ma anche protagonismo politico e autoaffermazione civica». Naturalmente, non mancano richiami a «rispetto, coesione, benessere e pace sociale«. Non avete capito bene?

Vi spiegheranno tutto i tre panel di discussione. Uno («Europa e Africa») sulle «opportunità di sviluppo legate ai fondi europei». Un altro («mpresa e Africa»), su come la «Diaspora Africana» (maiuscolo sia il sostantivo che l'aggettivo) «possa ancora prendere più coscienza del suo ruolo nell'economia italiana». Occhio all'ultimo: («Afroitaliani in movimento»), con al centro il tema delle «politiche di autoaffermazione civica e politica», perché «è tempo di dimostrare che ci siamo contro i soprusi e la discriminazione». E che ci sia un appello alla mobilitazione politica è chiaro: «Per dare voce a chi voce non ne ha», aggiunge l'ex ministro, «per esprimere un nuovo approccio alla partecipazione politica, economica e sociale degli afroitaliani». Per i curiosi dei dettagli, segnaliamo che a volte afroitaliani è scritto tutto attaccato nel testo, altre volte con il trattino a separare «afro» e «italiani». Ma veniamo al punto: davanti a questa convocazione e alle relative parole d'ordine, balzano agli occhi alcune contraddizioni, alcuni silenzi e omissioni, alcuni nodi poco rassicuranti.

Primo. Ma come? Il Pd e la sinistra ci hanno tormentato con l'«inclusione» e l'«integrazione», e poi ci propinano una manifestazione che evoca rivendicazioni etniche e perfino razziali? Immaginate se qualcuno avesse osato associare la parola «power» non agli «afro», non a cittadini di pelle nera e di origine africana, ma a cittadini di pelle bianca e di origine italiana. Si sarebbe gridato al razzismo, al nazismo, al suprematismo bianco. E invece qui si convocano manifestazioni che (magari involontariamente) assumono un carattere divisivo e rivendicativo, e perfino (ci auguriamo vivamente di no) di discriminazione al contrario e rovesciata.

Secondo. Nemmeno un cenno alle preoccupanti statistiche sui reati commessi dagli immigrati illegali? Il tema del rispetto della legge, dello stato di diritto, di una testimonianza di solidarietà per le vittime di quei crimini, non interessa? Nessun panel? Se scegli (opzione discutibile) di fare un appello e una convocazione a una sola comunità, dovresti forse sottolinearne i doveri e le responsabilità, non solo i diritti (veri o presunti).

Terzo. Per integrarsi, il primo passo è usare la lingua della nazione dove si va. Era necessario un titolo non scritto in italiano, che sembra rimarcare l'idea di una separazione, di un'estraneità, del rifiuto perfino di un primo essenziale codice di dialogo con l'Italia e gli italiani?

Quarto. Nemmeno un cenno al tema dell'integralismo religioso? Alla sempre più forte componente fondamentalista purtroppo presente in diverse comunità islamiche? Maltrattamento delle donne, mutilazioni genitali, antagonismo (o peggio) verso le altre confessioni religiose: neanche questo interessa? Meglio non parlarne?

C'è davvero da rimanere a bocca aperta. Non si tratta (lo faranno i mainstream media) di sorvolare perché il caso è imbarazzante. Né - al contrario - solo di presentare la cosa (lo faranno probabilmente altre testate) come una stravaganza, come la notizia curiosa della giornata. Occorre invece aprire una discussione molto profonda e molto seria su chi siano i pompieri e chi i piromani - sui temi delicatissimi della convivenza civile e delle diversità - nell'Italia di oggi.

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Trump batte l’onda e fa il bipartisan: «Lavoriamo insieme»

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  • La spallata blu non è arrivata. The Donald tiene e piazza i suoi uomini. Poi a sorpresa tende la mano all'opposizione.
  • La sinistra deve accontentarsi della prima musulmana eletta al Congresso. Gli elettori non hanno dato ascolto alla retorica sui migranti e alla campagna contro Brett Kavanaugh. E anche Barack Obama esce sconfitto.
  • Gaffe di Emmanuel Macron, forse alle prese con un esaurimento nervoso. L'inquilino dell'Eliseo invoca una forza militare Ue per contrastare Washington, Mosca e Pechino.

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La Germania lascia sola la Francia e Trump vince anche sulla Web tax

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La riunione Ecofin che si è tenuta a Bruxelles è risultata essere completamente inutile: non si discute di manovra e salta (per fortuna) l'imposta digitale.
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L’arma del veto al bilancio dell’Ue per dare più soldi agli alluvionati

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  • Il Def prevede già 900 milioni in tre anni per le tragedie climatiche, ma non bastano. Incrementare le risorse è meglio che utilizzare i fondi di Bruxelles. La solidarietà europea è tirchia e ha dei tempi biblici.
  • La scure degli Usa cala sull'Iran. A Roma uno degli otto salvacondotti. Scattano le sanzioni petrolifere. Italia esentata per sei mesi insieme a Grecia e Turchia.
  • In assenza della manovra all'Eurogruppo va in scena il teatrino delle minacce. Ministri economici e commissari uniti contro Tria che difende il 2,4%. Però del bilancio si parlerà veramente solo a dicembre.

Lo speciale comprende tre articoli.

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L’Italia straziata da venti e piogge. Non possono farci prediche sui conti

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Oggi l'Eurogruppo: Bruxelles deve sbloccare i fondi di solidarietà e altri finanziamenti straordinari, o almeno consentire di scorporare dal deficit/Pil le risorse necessarie. Altrimenti, tanto vale mettere il veto sul bilancio.
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Le tappe della via crucis italiana a Bruxelles

LaPresse

Sono in arrivo nuove pressioni sul governo: domani ci aspetta l'Eurogruppo, giovedì le previsioni di crescita ed entro il 13 novembre la Commissione pretende le correzioni alla manovra. L'obiettivo è far risalire lo spread e costringere Palazzo Chigi a piegarsi.