In queste pagine, sofferte, appassionate ed entusiasmanti, Catherine apre il suo cuore a tutti. Con generosità e senza difese. Certo, gli ipocriti benpensanti, i borghesi appesantiti e gli schiavi della postmodernità tecnoliquida non andranno oltre il «dito».
Ma molti sapranno guardare alla «Luna», cioè al cuore del potente messaggio di liberazione che Catherine regala a tutte le persone di buona volontà. Catherine racconta il suo percorso verso la «Luna», cioè verso la pace e la libertà. Non nasconde le contraddizioni, le incompiutezze, le difficoltà e la consapevolezza che il percorso non è concluso. Ma la meta è ben definita: il pacifismo estremo e la rinuncia al conflitto come forma di autoaffermazione, l’ambientalismo radicale vissuto in prima persona e senza proclami, la ricerca dell’armonia e del rispetto totale della natura, la lotta allo spreco delle risorse e dell’acqua, la totale rinuncia allo sfruttamento della Terra, la scelta di costruire relazioni compassionevoli e non giudicanti, l’unità della famiglia, l’amore per i figli, il digital detox e la rinuncia a modelli educativi fondati sullo schema giudizio-punizione-ricompensa, la non sottomissione alla schiavitù del danaro, del profitto, dell’effimero e del successo, l’aiuto reciproco, la ricchezza dei legami e delle relazioni, la cooperazione, la consapevolezza informata, la libertà di scelta, la spiritualità e la scintilla del divino. Catherine e Nathan hanno scelto questa meta e la loro vita familiare era, prima dell’intervento clamoroso dei servizi sociali, un laboratorio, ancora imperfetto, ma un laboratorio coraggioso verso una nuova umanità, verso quella meta che abbiamo appena sintetizzato. Un laboratorio che andava rispettato, compreso, sostenuto, incoraggiato e accompagnato. Un laboratorio per nulla improvvisato. Se la sua straordinaria storia fosse stata ascoltata, avremmo difeso quel laboratorio. Ma la sua storia non fu ascoltata. Oggi però possiamo almeno leggerla. Catherine condivide con noi la sua vita che si delinea attraverso maestri, incontri, riflessioni, letture, maneggi, esperienze e viaggi che solcano il mondo: Australia, Germania, Giappone, Danimarca, Malesia, Belgio, Singapore, Bali, Italia. Anche il percorso di Nathan è altrettanto intenso. Due percorsi che si incontrano, si incrociano e si uniscono. Una storia ricca di umanità, che dobbiamo guardare con rispetto. È una storia che come al solito genererà reazioni opposte: per leggerla nel modo giusto dobbiamo con coraggio toglierci gli occhiali del pregiudizio ed entrare nel flow narrativo. Quelli che non vorranno togliersi gli occhiali del pregiudizio giudicheranno le singole frasi, non coglieranno la profondità del processo umano e si concentreranno sui dettagli, cercheranno l’errore, la frase ingenua, l’affermazione dissonante. A loro il «dito». Ma coloro che si toglieranno gli occhiali del giudizio scopriranno che la potenza del messaggio non sta nelle singole idee, giuste o sbagliate, ma nel modo in cui Catherine le intreccia dando vita ad una visione unica, con la quale vale la pena confrontarsi. E rispetto alle scelte educative verso i figli, i lettori che sapranno mettere da parte ipocrisie e pregiudizi, non potranno non vederne la profonda verità: crescere bimbi gentili, empatici, sicuri e liberi. Liberi di pensare, di immaginare e di mettere in discussione il mondo, dando così vita ad una generazione nuova, fondata sulla libertà, la ricerca della verità, la compassione e l’amore. Questa è la meta educativa esplicitata con forza nel libro e raccontata attraverso l’esperienza vissuta. Un laboratorio, si diceva prima. La famiglia di Nathan e Catherine deve essere intesa come un laboratorio, dove si cercava di sperimentare il pieno recupero dell’umano nel totale rispetto della Terra. La pietra angolare è la scelta, a fondamento dell’amore, di non giudicare niente e nessuno. Amare significa non giudicare. E questo richiede un percorso interiore per niente facile e mai concluso. Questo percorso interiore è il cuore del racconto di Catherine. Ma quello che colpisce è che il percorso interiore di Catherine non è solipsistico, ma è costellato di incontri con persone, animali, maestri, culture, paesaggi, religioni, cucine, tradizioni e saggezze. È un mix di passione, confronto, riflessione, esperienza, coraggio, sofferenza, lacrime e vitalità. E persino comicità: l’incontro fra Nathan, Catherine e il guaritore balinese è esilarante. «Per me», conclude Catherine, «l’Italia e la bellissima regione dell’Abruzzo rappresentavano due cose: cuore e natura. Nei miei viaggi avevo visto intere zone del Pianeta distrutte, impoverite di foreste, animali, empatia e legami familiari. L’Italia, a giudicare dalle persone che avevo conosciuto, possedeva in abbondanza queste due qualità: cuore e natura. Inoltre, mi sentivo a casa perché non ero l’unica a parlare con le mani!». E in Italia si è aperta una stagione della vita di Catherine particolarmente dolorosa. Ma anche «nei periodi più difficili della mia vita o delle vite degli altri», scrive Catherine, «nel profondo sono certa che riusciremo ad innalzarci al di sopra dei tempi bui e vedremo sorgere per noi tutti una nuova alba, fatta di bontà e di amore verso l’umanità, e tutto ciò che è nascosto nell’ombra sarà illuminato».



