Stretta della Federazione mondiale: dopo la querelle sulla pugile algerina, sarà imposto agli atleti di provare il proprio sesso. Porsi il problema, quindi, non era cosa da «omofobi» o «filorussi», ma semplice buonsenso.
A sinistra, il pugile algerino Imane Khelif; a destra, l'atleta paralimpico italiano Valentina Petrillo (Getty)
Un gruppo di studiosi mette nero su bianco che la partecipazione alle gare femminili di atleti nati maschi (cioè trans) o intersex è un pericolo per le donne. È la conferma che su Imane Khelif non c’è mai stata una «persecuzione».