Le coppie francesi importano da Kiev le madri in affitto
Si offrono per accogliere i rifugiati ucraini ma in realtà salvano le gestanti di neonati comprati e poi adottati aggirando la legge.

Alla tragedia della guerra in Ucraina rischia di aggiungersi lo scandalo della compravendita di bambini nati con la pratica dell’utero in affitto nel Paese invaso dalla Russia di Vladimir Putin. La questione è particolarmente preoccupante in Francia dove un vuoto normativo rischia di permettere un ricorso massiccio a questa forma di mercificazione del corpo delle donne e dei bambini. Al di là delle Alpi, l’utero in affitto viene chiamato, con fin troppo garbo, gestation pour autru, Gpa, che in italiano significa gestazione per altri.

L’allarme è stato lanciato dall’associazione Juristes pour l’enfance (Giuristi per l’Infanzia, ndr) che ha sporto denuncia contro alcune coppie francesi che avevano fatto ricorso alla Gpa aggirando le regole transalpine. Fino all’inizio della guerra, la gravidanza di queste gestanti conto terzi si svolgeva completamente in Ucraina, ma lo scoppio del conflitto ha sbaragliato le carte del business dell’utero in affitto. Per questo, invocando la necessità di accogliere dei rifugiati Ucraini, alcune coppie sono riuscite a far arrivare in Francia le gestanti dei loro figli. A questo punto, hanno sfruttato le lacune normative dell’ordinamento giuridico transalpino. Il giochetto è piuttosto semplice ma richiede una spiegazione. Per prima cosa, il futuro padre dona i gameti che serviranno a concepire il bambino. Lo stesso padre riconosce anticipatamente i figli non ancora nati. Si tratta di una possibilità prevista dalla legge francese. In seguito, la gestante ucraina dichiara ai medici che seguono la sua gravidanza di voler partorire senza riconoscere il nascituro. Dopo la nascita, la madre «di intenzione» francese avvierà le procedure per l’adozione del figlio biologico del proprio marito, ovvero il padre del neonato. Una volta conclusa la pratica, la madre diventerà a tutti gli effetti il secondo genitore del bambino.

Per l’associazione Juristes pour l’enfance, le coppie che ricorrono all’escamotage per far riconoscere illegalmente i figli nati con l’utero in affitto, sono «colpevoli del reato di incitazione all’abbandono di minori, punito dall’articolo 227-12, comma 1 del codice penale» di Parigi. Inoltre, ricorda ancora l’associazione, «l’adozione dei bambini nati da Gpa permetterebbe di aggirare la Convenzione dell’Aia sull’adozione internazionale, con la quale gli Stati sono impegnati a proteggere i bambini contro i traffici, rifiutando l’adozione quando il consenso dei genitori biologici è stato ottenuto prima della nascita e/o a pagamento».

Va detto che il ricorso al trucchetto del riconoscimento disgiunto dei genitori francesi non è solo il frutto delle carenze della legge d’Oltralpe, ma anche il risultato della benevolenza riservata all’utero in affitto dai governi che si sono succeduti, nel primo mandato di Emmanuel Macron e in quello di François Hollande. Questo perché il presidente rieletto recentemente e il suo predecessore sono, ed erano, sostenuti da maggioranze parlamentari orientate a sinistra ma anche da associazioni e movimenti Lgbtq+, famiglie arcobaleno e altre sigle «progressiste». Inoltre, entrambi gli ultimi inquilini dell’Eliseo hanno fatto approvare delle leggi volte a favorire dei «progressi sociali», come li chiamano negli ambienti della gauche francese, quali: la procreazione medicalmente assistita (Pma) anche per le coppie di lesbiche o le donne single, l’estensione da 12 a 14 settimane del termine per poter ricorrere all’aborto o, ancora, la gratuità della pillola del giorno dopo. Spesso queste misure sono state adottate per far digerire agli elettori di sinistra delle politiche «di destra» o a favore dell’imprenditoria. In pratica, per mantenere la pace sociale, Macron e Hollande hanno calpestato i diritti dei più vulnerabili: feti, neonati, donne povere, ecc. Certo, lo scorso aprile, Macron aveva detto al tg di Tf1 che la Gpa «non è conforme all’idea che ho del principio della dignità e in particolare delle donne». Salvo poi dichiarare a Le Parisien; «Riconosciamo i bambini nati da Gpa all’estero, sono state facilitate le procedure».

Da quando è iniziata la guerra, alcune delle coppie che hanno fatto ricorso alle gestanti ucraine, sono state intervistate dai media d’Oltralpe, aggiungendo squallore alla tragedia. Un padre biologico ha spiegato, per esempio, a Le Figaro che «prima della guerra non volevamo avere troppi contatti» con la gestante a Kiev ma, con il suo arrivo in Francia, «si è creato un legame e abbiamo scoperto una persona straordinaria», mica solo un utero da affittare. Lo stesso padre ha anche rivelato che, nell’attesa del pagamento dell’ultima rata dei circa 40.000 euro necessari per la Gpa, la clinica ucraina è andata in panico e ha fatto pressione sulla gestante che la coppia aveva accolto in Francia. Le hanno imposto di tornare a Kiev per il parto. Non solo, la clinica della Gpa avrebbe rivolto alla madre surrogata delle «minacce» di denuncia per «rottura del contratto» e ventilato il non versamento dei compensi per aver noleggiato il proprio ventre a dei ricchi francesi.

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