Caos terza dose: Pfizer scarseggia e tanti rifiutano il mix con Moderna
Il booster eterologo spaventa, ma il vaccino di Oxford è accantonato per i bambini.

Ieri mattina chi scrive era in coda all’hub del Palazzo delle Scintille, a Milano, per accompagnare la figlia dodicenne a ricevere la seconda dose di vaccino (Pfizer prima dose, e Pfizer la seconda). Durante l’attesa per accedere alla registrazione e all’anamnesi i vaccinandi parlano, si confrontano e dibattono. Tra borbottii vari e un «se mi danno Moderna io torno indietro» nelle due file successive davanti ai box delle inoculazioni – una per ciascun tipo di vaccino – gli «pfizeriani» vengono guardati con invidia dai «modernisti». Ecco gli effetti di un pessimo marketing vaccinale. Vi ricordate cosa è successo con Astrazeneca? Dopo l’offensiva andata avanti per mesi da Bruxelles, continue giravolte di Aifa e ministero della Salute su classi di età e controindicazioni, oltre al gran pasticcio sul mix eterologo dei richiami, nessuno voleva più ricevere Vaxzevria. I frigoriferi sono rimasti pieni di Az, poi a maggio la Commissione Ue ha deciso di non rinnovare il contratto con il gruppo anglosvedese per il mancato rispetto da parte dell’azienda farmaceutica del calendario delle consegne.

Adesso con il booster il copione rischia di ripetersi. Gran parte delle dosi Pfizer vengono tenute di scorta per le vaccinazioni agli under 18 e, in previsione, ai bimbi tra i 5 e gli 11 anni quando partiranno le somministrazioni a metà dicembre. E per le terze dosi si usa soprattutto Moderna: solo mezza fiala perché mentre una dose di Pfizer intera contiene 30 microgrammi di Rna messaggero, una di Moderna ne contiene 100, ed è il motivo per il quale, per il richiamo, si riempie la siringa solo a metà. Anche questo dettaglio non è stato evidentemente comunicato in maniera sufficiente. Anzi, da mesi la narrazione è tutta centrato sui vantaggi di Pfizer-BioNtech. Come cantava Guccini, «bisogna saper scegliere il tempo, non arrivarci per contrarietà». Ma gli errori si ripetono. E ricucire gli strappi nella fiducia non è facile. Come dimostra l’aumento di quelli che sono stati già etichettati come no booster, ovvero gli «scettici» sul sottoporsi alla terza iniezione anti-Covid ma che non possono essere considerati no vax. Anche ieri in un’intervista a La Stampa, Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss e portavoce del Cts, ha dovuto rassicurare sull’utilizzo di Moderna per il richiamo tra chi è vaccinato con Pfizer: «I dati di efficacia dei due vaccini sono sovrapponibili. I dati raccolti dalle agenzie regolatorie internazionali dimostrano inoltre che la vaccinazione eterologa, ossia l’uso di un vaccino diverso per il richiamo, non solo è sicura, ma produce una risposta anticorpale in alcuni casi persino più elevata. Il pericolo non è la vaccinazione eterologa, ma il virus».

Nel frattempo, sul fronte delle forniture, il commissario Francesco Paolo Figliuolo nei giorni scorsi ha detto che le dosi di vaccino anti Covid a disposizione sono sufficienti a vaccinare 25 milioni di italiani entro la fine dicembre, dunque più di un milione di cittadini al giorno, e ha escluso qualsiasi problema di approvvigionamenti annunciando anzi l’arrivo di altri 2 milioni di dosi Pfizer in aggiunta a quelle già previste. La precisazione del generale risponde anche al fatto che molti, nelle regioni dove si può scegliere il tipo di vaccino – come nel Lazio – rifiutano la somministrazione eterologa: chi si è vaccinato con Pfizer non vuole Moderna. Una tendenza evidente già dal primo giorno di apertura delle prenotazioni per il richiamo dopo cinque mesi a tutti gli over 18. Il 29 novembre sulla piattaforma Salute Lazio avevano fissato un appuntamento 183.000 «modernisti», contro 760.000 affezionati a Pfizer. Il problema è che molti dei lotti di Moderna scadono tra fine gennaio e fine febbraio e non si può correre il rischio di dover buttare via dosi per colpa dell’ennesimo deficit informativo.

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