L’europeismo dei politici italiani è come un’illusione adolescenziale
Il Pd e parte dei moderati continuano ad avere un approccio irrealistico all’Ue.

Gli adolescenti confondono i desideri con la realtà. Dicono che studieranno di più e sembra loro di averlo già fatto. Poi arriva un bel 4, un insufficiente grave, e la realtà ripiomba in famiglia, magari accompagnata da un ceffone. La realtà di un bel calcio nel didietro riprende il sopravvento sul sogno. Il risveglio è brusco. Dipende anche dall’entità del calcio medesimo.

C’è una schiera di italiani che, nei confronti dell’Europa, fa esattamente quello che fanno gli adolescenti: appena sembra che la bella addormentata si svegli cominciano a dire frasi del tipo «ve l’avevamo detto che l’Europa c’era», «avete visto che avevamo ragione noi», «l’europeismo è la strada giusta». I più comici, poi, che si trovano dalle parti del governo e, in special modo del Pd, seguiti da un po’ di moderati di complemento – ma sempre in servizio effettivo -, arrivano a gridare «tutto merito nostro», «siamo noi che, dai dai, abbiamo convinto la Francia e la Germania», «ha vinto la moderazione e il buon senso». Poi, ad un certo momento, ci svegliamo tutti sudati: era un sogno.

Quali sarebbero, dunque, questi passi in avanti? Il patto tra Germania e Francia – che già la dice lunga su cosa sia l’Europa – per i 500 miliardi di euro da destinare ai Paesi più in difficoltà (non c’è persona ragionevole che non sappia che ne servivano almeno il doppio e subito). La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, intanto il 27 maggio presenterà un piano – si dice – da 1.000 miliardi di euro per prestiti da concedere agli Stati e aiuti a fondo perduto. Ma quando arriveranno? Il prossimo anno? Ora, non è che le imprese possono campare a tempo indeterminato sui sogni, sui desideri e sulle promesse. Il tempo a disposizione di molte imprese – almeno nel nostro Paese – è già finito. Molte non ce la faranno a riaprire semplicemente perché non puoi aspettare l’ossigeno per un tempo indefinito. O hai una riserva di bombole o qualcuno te lo deve dare.

Che strana questa Germania: a pochi giorni dallo scoppio della pandemia ha versato nelle casse dei tedeschi, cittadini e imprese, un bel po’ di soldi veri e a fondo perduto: non dovranno essere dati indietro. Quando si tratta dell’Europa la Merkel alza il ditone e non ne vuole sentire parlare. Ma si dirà che dopo la proposta fatta insieme a Macron, la situazione è risolta: andate a vedere bene cosa è richiesto per accedere ai soldi. Risposta: le riforme, sostenute a gran voce dai Paesi del Nord. In sostanza: ti do i soldi e poi fai quello che ti dico io. Addirittura qualcuno della Lega – è iniziato il processo a Salvini da parte di gente che, da sola, non raccatterebbe un voto, salvo Zaia – ha sostenuto che la miglior forma di sostenere il nazionalismo è quella di difendere le proprie ragioni in Europa e, quindi, l’obiettivo è raggiunto. Raggiunto un tubo.

S’è fatto un gran parlare del Piano Marshall che aiutò l’Europa a risollevarsi. Ciò che fu chiesto in cambio dagli Stati uniti, non furono le riforme – che furono lasciate ai Parlamenti della ricostruzione-, ma che i soldi fossero spesi solo per le finalità dichiarate dagli Stati che furono, giustamente, controllati a vista. Un modo giusto di fare. In un momento di crisi involontaria come questa – cioè non causata da politiche sbagliate -, ma da un vero me proprio cataclisma, non si chiedono riforme in cambio, si chiede di conoscere i piano di utilizzo e poi si controlla – legittimamente – che sia seguito. Si parla anche di una fiscalità comune ai Paesi europei. Ci mancherebbe solo questa così il la gabbia sarebbe completa. Vuoi i soldi? Bene, da ora in poi tagli la spesa dove ti dico io, e metti le tasse dove e quando ti impongo. Allora: non è questione di europeismo a anti-europeismo. Si tratta di guardare alle cose con disincanto, da persone mature che, ormai, non hanno più i brufoli, ma che continuano con pratiche onanistiche, che i brufoli causano. Spesso.

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