Trattori in marcia, Ursula in retromarcia
La protesta dei trattori a Bruxelles (Getty Images)
  • Il capo della Commissione Ue ora ha paura e recita il mea culpa: «Ritiriamo la proposta». Anche se si era già arenata all’Europarlamento. False promesse pure sugli incentivi. Meloni: «Una nostra vittoria».
  • La leader dei trattori italiani Alessandra Oldoni: «Parleremo dal palco dell’Ariston». Viale Mazzini non conferma, il conduttore tiene duro: «Porte aperte». Landini è geloso: «Spazio anche per noi».

Lo speciale contiene due articoli.

Una sceneggiata in piena regola, figlia del clima preelettorale di Bruxelles. Ursula von der Leyen, presidente uscente della Commissione Ue, fa il bel gesto di rimangiarsi una serie di misure che hanno scatenato la protesta continentale dei trattori e tende la mano agli agricoltori. Ovviamente, si tratta di provvedimenti che mai sarebbero passati, come quello sui pesticidi, o erano comunque arenati all’Europarlamento. Giorgia Meloni festeggia comunque il cambio di direzione dell’Ue, ricordando il ruolo dell’Italia nella battaglia. Italia che però, come gli altri partner europei, purtroppo ha da oltre mezzo secolo pochissime competenze in materia agricola.

Ieri Von der Leyen, che già da giorni mandava messaggi di dialogo ai gilet verdi, si è detta pronta a ritirare il Regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi (Sur), per ripresentare in un secondo tempo una normativa meno severa. L’ex ministro della Famiglia e della Difesa dei governi Merkel ha dato l’annuncio di fronte all’assemblea plenaria del Parlamento europeo: «La Commissione ha proposto il Sur con l’obiettivo di ridurre i rischi dei prodotti fitosanitari chimici. Ma la proposta Sur è diventata un simbolo di polarizzazione. È stata respinta dal Parlamento europeo. Anche in Consiglio non si registrano più progressi. Per questo motivo proporrò al Collegio (dei commissari, ndr) di ritirare la proposta». Fin qui, ha fatto un resoconto abbastanza onesto di come sono andate le cose, nel senso che questo pezzo importante del Green deal era già praticamente arenato. Ma Ursula von der Leyen, che a marzo verrà ricandidata dal Partito popolare europeo ma sembra destinata più che altro a un futuro alla guida della Nato, ha voluto provare a sedurre il popolo dei trattori. E ha aggiunto: «Molti agricoltori si sentono messi all’angolo. Sono stati i primi a risentire degli effetti del cambiamento climatico. Siccità e inondazioni hanno distrutto raccolti e minacciato il bestiame. Gli agricoltori risentono dell’impatto della guerra di Russia. L’inflazione, l’aumento del costo dell’energia e dei fertilizzanti. Ciononostante, lavorano duramente ogni giorno per produrre il cibo di qualità che mangiamo. Per questo, dobbiamo loro apprezzamento, ringraziamento e rispetto».

Parole stupefacenti, indice di un’improvvisa euro-resipiscenza, o di un disperato tentativi di intortare gli agricoltori di mezza Europa. In questi quattro anni e mezzo la Commissione da lei guidata ha aumentato i costi per gli agricoltori, caricando sulle loro spalle gran parte della transizione ecologica. La proposta «Sur» mirava a ridurre del 50% l’uso dei pesticidi entro il 2030, ma era già stata respinta dal Parlamento europeo ed era nella palude dei negoziati tra governi e Parlamento. Insomma, il ritiro annunciato ieri è pura commedia. Così come poco credibile appare anche un altro annuncio sugli incentivi, che la Commissione Ue ha fatto di tutto per tagliare. Von der Leyen ha raccontato che «gli agricoltori hanno bisogno di un’argomentazione commerciale valida per le misure di miglioramento della natura e forse noi non l’abbiamo fatta in modo convincente. Di un vero e proprio incentivo che vada oltre la semplice perdita di resa. I sussidi pubblici possono fornire tali incentivi». Peccato che non ci sia alcuna ammissione sul fatto che le rotazioni obbligatorie dei terreni volute dalla Pac sono semplicemente un colpo basso agli agricoltori.

Sempre ieri, la Commissione ha pubblicato un documento sugli obiettivi climatici dell’Unione per il 2040, in cui si annuncia una volontà di dialogo anche nei confronti del mondo agricolo. Nel documento compare un accenno al fatto che per il futuro non sarà sufficiente affrontare il tema di una «produzione alimentare competitiva e sostenibile» all’interno delle regole Ue, ma si ammette che l’Unione «dovrebbe anche lavorare per prevenire la concorrenza sleale e garantire condizioni di parità con i produttori extra Ue, in particolare attraverso accordi commerciali». È esattamente quello che chiedono da anni migliaia di aziende agricole europee, regolarmente inascoltate da Bruxelles. Per non parlare del fatto che l’Ue ha consentito accordi bilaterali tra Paesi membri e Paesi extraeuropei che hanno messo in ginocchio interi settori agricoli.

Anche queste conversioni improvvise di Bruxelles (nei rapporti con Paesi come la Cina) sono un segno della grande paura per un voto che potrebbe spostare l’asse dell’Unione verso il centrodestra.

E a proposito di centrodestra, uno dei suoi leader principali ieri non ha potuto che esultare per il passo indietro della Von der Leyen. Per Giorgia Meloni, «è una vittoria anche italiana l’annuncio della Commissione europea del ritiro della proposta legislativa sui pesticidi». «Fin dal suo insediamento», ha ricordato il premier, «il governo italiano sta lavorando in Europa, con grande concretezza e buon senso, per tracciare una strada diversa da quella percorsa finora e coniugare produzione agricola, rispetto del lavoro e sostenibilità ambientale». Il problema è che fin dai tempi del Trattato di Roma (1958), il grosso della politica agricola è passato all’Ue, che vi impegna circa il 40% del proprio bilancio e stabilisce l’indirizzo politico in termini di prezzi accessibili, reddito degli agricoltori, tutela ambientale e salvaguardia dei territori. Insomma, il problema dell’agricoltura italiana non è il ritorno alle esenzioni Irpef, ma una controparte politica che sta a 1.000 chilometri. E che si ricorda degli agricoltori solo sotto elezioni.

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