- La visita del presidente americano in Vaticano farà emergere le distanze su aborto, accoglienza e rapporti col Dragone.
- Dopo il presepe Lgbt e quello Star Wars, nel 2021 vanno in piazza San Pietro le statuine peruviane, con tanto di alpaca, lama e condor andino.
Lo speciale contiene due articoli.
È un incontro che non si annuncia facile quello previsto oggi in Vaticano tra Joe Biden e papa Francesco. Nonostante i rapporti tra la Casa Bianca e la Santa Sede siano molto più cordiali rispetto agli anni di Donald Trump, i nodi sul tavolo risultano significativi.
Il primo riguarda l’aborto. L’attuale presidente americano, per quanto cattolico, sta infatti tenendo una linea nettamente favorevole all’interruzione di gravidanza: una condotta principalmente dettata dalla volontà di accattivarsi le simpatie dell’ala liberal del Partito democratico. Questa situazione ha portato, negli scorsi mesi, a una dura polemica tra lo stesso Biden e gran parte della Conferenza episcopale statunitense, la quale dovrebbe a breve non a caso votare un documento sulla «coerenza eucaristica»: documento che si annuncia imbarazzante per l’inquilino della Casa Bianca. Del resto, sul tema dell’aborto si sono levate critiche a Biden non solo dal presidente della Conferenza episcopale, José H. Gomez, ma anche da un prelato considerato vicino allo stesso Biden, come il cardinal Wilton Gregory. Certo: è possibile ritenere che, con l’incontro di oggi, il presidente americano cercherà di guadagnare terreno agli occhi dei cattolici in patria. Ma le posizioni restano distanti. Se il pontefice è infatti tornato recentemente a condannare l’interruzione di gravidanza, la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha esplicitamente detto l’altro ieri che sull’aborto Biden e Francesco la pensino «in modo differente».
Il secondo nodo nelle relazioni tra Washington e il Vaticano riguarda invece la Cina. Notoriamente gli americani non guardano troppo di buon occhio al controverso accordo tra la Santa Sede e Pechino siglato nel 2018 sulla nomina dei vescovi, temendo che esso possa rafforzare il prestigio politico del Dragone e spingere, dall’altra parte, il Vaticano a indebolire i propri rapporti con Taiwan. E proprio sul dossier taiwanese Biden è intervenuto mercoledì al vertice Asean, sostenendo che gli Stati Uniti abbiano un impegno «solido come una roccia» nei confronti dell’isola. Il punto è che, pur a fronte di alcune azioni energiche, l’attuale amministrazione americana mostra delle posizioni altalenanti su Pechino. Alcuni giorni fa, Biden si era di fatto detto favorevole a intervenire in difesa di Taipei davanti a un’eventuale invasione cinese, ma la Casa Bianca ha precisato subito dopo che Washington non avrebbe abbandonato il tradizionale approccio improntato all’«ambiguità strategica». Inoltre, alcuni esponenti dell’amministrazione – a partire dall’inviato per il clima John Kerry – auspicano una linea non troppo severa nei confronti del Dragone, per poter salvaguardare la cooperazione con i cinesi sulle questioni ambientali: questioni che, per inciso, stanno particolarmente a cuore all’attuale pontefice. Non va tra l’altro trascurato che vari ambienti legati al cattolicesimo progressista, dai gesuiti alla Comunità di Sant’Egidio, premono per una distensione tra Santa Sede e Cina.
Veniamo ora al terzo nodo. È noto che una delle principali fonti di attrito tra Bergoglio e Trump fosse costituita dalla questione migratoria: questione, rispetto a cui Biden aveva promesso un netto cambio di passo rispetto al predecessore. In particolare, nella prima telefonata avuta con il papa da presidente in pectore a novembre, Biden si era impegnato ad «accogliere e integrare i migranti»: una promessa che non è stata granché mantenuta. Davanti all’impennata di arrivi alla frontiera con il Messico, sia Biden che Kamala Harris hanno esortato i migranti a non recarsi negli Stati Uniti. Non solo: l’attuale presidente ha anche confermato alcune politiche del predecessore (dall’espulsione rapida dei clandestini a causa della pandemia alla riapertura di alcuni controversi centri di accoglienza). Un fattore, questo, che gli ha attirato le critiche della stessa sinistra dem. Ecco: non è detto che tali elementi siano passati inosservati in Vaticano.
Tra l’altro, è vero che la Psaki ha di recente sostenuto che Biden e Francesco possano convergere su temi come povertà, cambiamento climatico e pandemia. Ma è altrettanto vero che il presidente disponga di una maggioranza parlamentare risicatissima e che la sua agenda risulti al momento impantanata al Congresso a causa delle divisioni tra gli stessi dem. Non è poi escluso che nel colloquio odierno possa registrarsi qualche tensione a causa dell’ambasciatore presso la Santa Sede di recente nominato da Biden. Si tratta di Joe Donnelly: ex senatore dem e cattolico pro-life, che ha tuttavia in passato votato per finanziare la controversa onlus pro-choice Planned Parenthood, dichiarandosi inoltre favorevole alle unioni omosessuali.
Nonostante la cordialità di facciata, quello tra Biden e Bergoglio è un rapporto non esente da attriti. Del resto, sarà un caso, ma ieri pomeriggio il Vaticano ha all’improvviso cancellato la trasmissione in diretta, originariamente prevista, dell’incontro tra i due: trasmissione che avrebbe dovuto seguire i due fino all’inizio del loro colloquio. Secondo l’AP, la sala stampa della Santa Sede non ha fornito spiegazioni, irritando i giornalisti. Si preannuncia forse un incontro teso?
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