Mentre la Francia abolisce il pass qui i diktat restano senza scadenza
Parigi dirà addio a certificato e mascherine al chiuso dal 14 marzo. Ancora incerti gli alleggerimenti in Italia da aprile. Fronda compatta contro la card nel M5s. Conte: «Divieto di lavoro per gli over 50 da revisionare».

Il pressing su Mario Draghi affinché si liberi dalle grinfie di Roberto Speranza ed elimini il green pass al termine dello stato di emergenza Covid, ovvero dal prossimo primo aprile, diventa sempre più intenso, anche a causa dei provvedimenti che stanno prendendo gli altri Paesi.

Ieri il premier francese, Jean Castex, ha annunciato che in seguito al miglioramento della situazione sanitaria, il pass vaccinale, il super green pass francese, sarà sospeso dal 14 marzo e che dallo stesso giorno non sarà più obbligatorio indossare la mascherina al chiuso, tranne che sui mezzi pubblici. Una decisione che, tra l’altro, permetterà al tennista serbo non vaccinato Novak Djokovic di partecipare al torneo di Montecarlo, che si svolge tra il 9 e il 17 aprile, e al Roland Garros, in programma dal 22 maggio al 5 giugno.

In Spagna invece, da domani, ha annunciato il ministro della Sanità Carolina Darias, stop alle quarantene dei contatti stretti di un positivo al Covid anche per i non vaccinati.


La Francia dice addio al green pass, dunque, mentre in Italia ormai Speranza è sempre più isolato sulla sua posizione oltranzista. Una fonte di governo interpellata dalla Verità conferma che «si va verso un allentamento» delle misure anti Covid, mentre il M5s svolta decisamente su posizioni aperturiste. Giuseppe Conte l’altro ieri ha detto a Rtl 102,5 a proposito dell’obbligo vaccinale per gli over 50, di aver invitato «il presidente Draghi e il ministro Speranza a un confronto quanto prima per un piano di revisione di tutte le misure. Credo che, alla luce dell’andamento della curva epidemiologica», ha aggiunto Giuseppi, «quel provvedimento possa essere soggetto a revisione. Siamo soddisfatti di come ha agito Draghi, perché si è trattato di continuare con delle misure che avevamo già costruito. Quest’ultimo provvedimento, il decreto che ha introdotto l’obbligo vaccinale», ha concluso Conte, «ha creato grande dibattito nel Paese prima ancora che in Parlamento. Va a incidere fortemente su quello che è il diritto al lavoro».


Un’apertura, quella di Conte, che si spiega anche con la necessità di ascoltare i gruppi parlamentari, ormai schierati in grande maggioranza a favore di una profonda revisione delle restrizioni. «Come chiedo da qualche settimana», scrive su Facebook il deputato Davide Serritella, promotore di varie iniziative per l’abolizione del green pass al termine dello stato di emergenza, «insieme ad altri colleghi del M5s i nuovi dati sui contagi permettono un piano di revisione di tutte le misure sulla pandemia, green pass compreso. Ringrazio Giuseppe Conte per aver preso in considerazione la road map che gli abbiamo sottoposto qualche giorno fa», aggiunge Serritella, «a supporto del mio odg, e per essersi dichiarato favorevole alla nostra proposta che porterà avanti come M5S sui tavoli del governo. Abbiamo indicato una strada razionale e necessaria. Bene così».

La road map di cui parla Serritella è illustrata in un documento firmato da 28 parlamentari e big del M5s come Virginia Raggi e Riccardo Fraccaro, in cui si propone di eliminare, al termine dello stato di emergenza, l’obbligo del super green pass e del green pass per i lavoratori, per gli studenti universitari, per il trasporto pubblico (mantenendo l’obbligo delle mascherine Ffp2 a bordo), per partecipare a attività ricreative, sociali, culturali, sportive, commerciali all’aperto e al chiuso.


A quanto ci risulta, Conte non avrebbe assolutamente ostacolato l’elaborazione del documento, inviato oltre che a Giuseppi anche ai capigruppo pentastellati di Camera e Senato, Davide Crippa e Mariolina Castellone, il cui contenuto è condiviso anche da molti altri parlamentari, che però hanno preferito non esporsi fino a sottoscriverlo. «Come evidenziato dal presidente Conte», scrivono in una nota i componenti del M5s in Commissione Igiene e Sanità del Senato, «proponiamo di rivedere le misure alla fine del mese, con la conclusione dello stato di emergenza, a partire dall’uso del green pass rafforzato sui luoghi di lavoro».

«Sono favorevole», argomenta a Rai Radio 1 il sottosegretario M5s alla Salute, Pierpaolo Sileri, «a rimodulare fino all’abolizione il super green pass in maniera graduale, non dal primo aprile ma nel mese di aprile, con una progressività soprattutto sul lavoro, dove valuterei attentamente un’abolizione prima rispetto al resto. La prima cosa da fare è togliere la distanza tra le persone, tornando a usufruire della capienza normale allo stadio o in ufficio e lasciando però la mascherina al chiuso, che si potrà togliere dalla metà di aprile». Compatta la Lega, che da tempo ormai chiede l’abolizione del super green pass al termine dello stato di emergenza: «La nostra posizione», ribadisce alla Verità il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo, «è chiarissima: dal primo di aprile, con la fine dello stato di emergenza, non ci sono più le basi giuridiche per limitazioni e restrizioni compreso il green pass». Anche Giorgia Meloni torna a chiedere di abolire il certificato verde.


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